
17 centesimi di euro al litro. Solo per chi ha un’auto che va a diesel. Solo fino al 6 agosto. Di fronte a uno dei più violenti aumenti dei prezzi del carburante degli ultimi decenni – grazie Trump, grazie Netanyahu, ora e sempre – il governo che ha puntato tutto sui combustibili fossili e sui motori endotermici ha da offrire questo. Poco più di 100 milioni di euro, racimolati come gli spiccioli in fondo alle tasche per dare l’elemosina a un mendicante.
E il mendicante, per la cronaca, è l’economia italiana. Che nel 2026 crescerà, se va bene, dello 0,7%, peggiore in Europa. Con un’inflazione che quest’anno raddoppia rispetto al 2025, fino a raggiungere il 3,2% – in Germania è al 2%, in Francia all’1,8%. Con un rapporto debito/Pil che quest’anno, per la prima volta, è peggiore di quello della Grecia. Con un potere d'acquisto che dal 2021 a oggi è calato di oltre 6 punti percentuali, anche qui dato peggiore d’Europa. E con un governo che è ancora in procedura d’infrazione dopo aver clamorosamente fallito l’obiettivo di scendere sotto il 3% nel rapporto deficit/PIl alla vigilia della sua ultima legge di bilancio prima del voto.
Questo è il bilancio di cinque anni di governo. E invece – toh – si parla di “terroristi” in Val di Susa, mentre si buttano giù per lo scarico altri soldi per un’altra opera inutile, e di manifestanti violenti a Bologna, dopo che un uomo è morto mentre era bloccato a terra dalla polizia, e della possibilità di incriminare persino i minorenni che commettono reati violenti. Dopo aver blaterato per mesi di pericolo anarchico – che tornerà alla ribalta, statene certi.
Saremo malfidenti noi, ma la sensazione è che ci si stia preparando a un autunno piuttosto caldo. In cui alle ragioni di chi protesterà per un’economia in crisi si contrapporrà la spasmodica ricerca di un incidente, di una camionetta in fiamme o di una vetrina spaccata, se non peggio, per giustapporre alla fotografia di un’Italia in crisi, quella di un’Italia ostaggio dei violenti.
Et voilà, ecco la campagna elettorale perfetta per un governo di destra in crisi di consensi e che vuole distrarre il popolo dai disastri della nostra economia: cercare lo scontro, agitare lo spettro del caos, ed ergersi a baluardo contro la violenza, il disordine e l’insicurezza, magari con qualche nuovo decreto liberticida da sfornare alla bisogna, per alzare ulteriormente la tensione nell’imminenza del voto alla ricerca di un altro incidente.
Niente di nuovo sotto il sole, intendiamoci. È la ricetta delle destre da tempo immemore, e ci caschiamo sempre. Chissà se finiremo per cascarci pure stavolta.