I corpi di sette alpinisti sono stati recuperati sulle pendici di una montagna inviolata di circa 6.500 metri nello stato di Uttarakhand, in India, vicino al confine con il Nepal. Le ultime vittime dell’Himalaya sono tre scalatori britannici, due statunitensi, una australiana e un indiano. Erano dispersi da circa un mese. Altri quattro alpinisti che facevano parte dello stesso gruppo delle vittime, che si erano separati dai compagni durante l'ascensione, hanno fornito indicazioni sul luogo dove potevano trovarsi. Un ottavo scalatore, un cittadino britannico, risulta ancora disperso ma i team di ricerca stanno andando avanti nelle ricerche. A guidare la spedizione c’era Martin Moran, che sarebbe tra le vittime insieme a John McLaren, Richard Payne e Rupert Havel (Gran Bretagna), Ruth Macrain (Australia), Anthony Sudekum e Rachel Bimmel (USA) e Chetan Pandey.

Precipitati o travolti da una valanga – A recuperare e a trasportare i sette corpi a valle per l'identificazione formale è stata una squadra di soccorritori indiani specializzati in interventi in alta quota. Gli alpinisti, secondo quanto ricostruito finora, potrebbero essere precipitati dalla cresta sommitale oppure essere stati travolti da una valanga. La spedizione aveva il permesso per scalare il Nanda Devi (7.816 metri) ma avrebbe deciso di tentare la salita di questa montagna ancora inviolata.

Il portale Montagna.tv scrive che nei giorni scorsi due squadre di alpinisti pakistani hanno recuperato anche il corpo di Imtiaz Ahmad, unica vittima della valanga che una settimana fa ha travolto la spedizione di Tarcisio Bellò sul Melvin Jones Peak, nell’Hindu Kush, in Pakistan.