Francia, Valls: “La vittoria di Le Pen alle elezioni può portare alla guerra civile”

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Il premier francese: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile”.

A due giorni dai ballottaggi delle elezioni regionali francesi i toni della campagna elettorale si fanno a dir poco infuocati. Intervistato da France Inter il primo ministro socialista Manuel Valls ha dichiarato: "Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell'estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile". Nei giorni scorsi il premier aveva invitato gli elettori a scegliere i candidati conservatori laddove il ballottaggio è tra la destra estrema di Le Pen e quella repubblicana di Sarkozy. Come è noto dopo l'exploit di domenica scorsa il Front National è in testa in sei regioni. In questo quadro i socialisti, usciti dalle consultazioni con le ossa rotte, hanno avviato una massiccia campagna a favore del voto utile e secondo i sondaggi tre elettori su quattro, tra quelli vicini ad Hollande, sono pronti a sbarrare la strada a Le Pen votando il loro avversario storico, il repubblicano Sarkozy.

Elezioni regionali francesi: trionferà l'astensionismo?

Sul secondo turno delle elezioni regionali francesi incombe però il fantasma dell'astensionismo, tanto che il quotidiano Le Monde dedica oggi l'apertura della versione online a coloro che hanno scelto di non recarsi alle urne. Le testimonianze raccolte, pur non avendo ovviamente un valore statistico probante, dimostrano la sempre maggiore disaffezione dei francesi verso la politica, tutta la politica, in particolare quella istituzionale. La sensazione raccontata dal prestigioso quotidiano francese è quella dell'inutilità del voto, emersa con vigore nel 2005 in occasione del referendum sul Trattato costituzionale europeo: il fronte del no vinse con il 54,7% ma tre anni più tardi i parlamentari ignorarono quell'indicazione e ratificarono il trattato. Da allora, secondo gli astensionisti, tutte le promesse elettorali sono state disattese. Per questo domenica il "non voto" potrebbe trionfare. E pazienza se favorirà l'avanzata della destra più reazionaria.

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