Il corpo di María Florencia Santa Cruz, figlia di un commissario di polizia in pensione di Tigre, nella provincia di Buenos Aires, è stato ritrovato alle 3 di mattina impiccato al filo spinato, a un incrocio nella città di Buenos Aires. La vittima, 30 anni, è stata violentata, strangolata, soffocata e impiccata seminuda a un filo spinato. È il nono femminicidio in Argentina da quando è scoppiata la pandemia coronavirus.

Agghiacciate la ricostruzione che l'autopsia ha fatto degli ultimi istanti di vita della vittima. La ragazza, ha rivelato l'esame, è deceduta per una triplice azione asfittica. In poche parole è stata strangolata, soffocata e poi impiccata. Prima, però, ha subito violenza sessuale. In un primo momento in assenza di segni di difesa, visibili, si era pensato che la ragazza si fosse tolta la vita, ma l'esame medico legale ha chiarito che non è andata così. Il sospetto è che il femminicida abbia messo in scena l'impiccagione per inscenare un suicidio.

A fare il ritrovamento sono stati proprio i poliziotti di pattuglia notturna per le strade. La donna era seminuda, indossava solo una maglietta e un paio di infradito, pantaloni e la biancheria intima erano stati gettati a un metro dal il corpo. La giovane donna è stata aggredita in strada da un uomo identificato come Santiago Ezequiel Hernández (32 anni), tratto in arresto poche ore dopo, grazie alle tempestive analisi delle immagini delle videocamere di sorveglianza. Dopo averlo identificato, infatti, gli agenti hanno effettuato una perquisizione nel suo appartamento dove hanno trovato gli abiti che indossava al momento del crimine. L'episodio ha suscitato sconcerto e indignazione, soprattutto nell'ambiente degli attivisti per i diritti della donne: "I femminicidi non si fermano in quarantena, né la nostra rabbia ", ha dichiarato il collettivo ‘Ni Una Menos', in una nota.