Non si arresta l'emergenza Covid in India: nelle ultime 24 ore sono state registrati oltre 346.000 nuovi casi, per un totale di 1 milione di infezioni diagnosticate solo negli ultimi tre giorni, ma potrebbero essere molti più quelli che non sono rientrati nel conteggio ufficiale del Ministero della Salute, e 2.624 decessi. Il che sta portando il sistema sanitario e funerario al collasso: gli ospedali sono pieni, in preda alla carenza di ossigeno, e le strade delle principali città, tra cui la Capitale, Delhi, si sono trasformate in veri e propri crematori a cielo aperto, dal momento che i cimiteri sono stracolmi. Insomma, una situazione difficile, che peggiora con il passare delle ore e che resterà tale ancora per un po'. È questo il monito lanciato da alcuni esperti, secondo i quali prima del raggiungimento del picco dell'infezione, che arriverà non prima della metà di maggio, è possibile che si arrivi a toccare i 500mila casi al giorno.

Ne è convinto il principale virologo nazionale, Shahid Jameel, il quale, come riporta il quotidiano britannico Daily Mail, ha avvertito che il Paese è ancora lontano dal picco della seconda ondata. "Gli studiosi che si occupano di realizzare modelli matematici – ha detto intervenendo alla BBC Radio 4 – suggeriscono che l'India raggiungerà il picco verso la fine della prima settimana di maggio. Fino ad allora potremmo arrivare a contare anche mezzo milione di nuovi casi al giorno". L'attuale tasso di mortalità per 100.000 casi è dell'1,14%, il che significa che c'è il potenziale per arrivare a 5.700 decessi al giorno. Intanto, gli ospedali della maggior parte degli Stati stanno cedendo sotto la pressione della nuova ondata della pandemia, con alcuni che stanno esaurendo l'ossigeno e allontanando i pazienti a causa del sovraffollamento, come testimoniano foto e video condivisi sui social network dai cittadini esasperati.

E pensare che solo due mesi fa, a febbraio, il primo ministro Narendra Modi aveva affermato che l'India poteva diventare un esempio per tutto il mondo nella sua lotta al Covid. All'inizio dell'anno la pandemia sembrava infatti sotto controllo, con circa 11mila casi al giorno e la campagna di vaccinazione stava appena cominciando. Poi, però, la situazione è precipitata, complice anche la diffusione delle varianti virali, sia quella inglese che quella cosiddetta indiana, caratterizzata da una presunta contagiosità, anche se su questo punto continuano le analisi degli studiosi. Secondo Jameel, "se c'è una lezione da imparare, è che non si deve abbassare la guardia. Bisogna prepararsi. Avremmo dovuto fare scorta di ossigeno e inviare messaggi chiari alle persone affinché fossero loro distribuiti i vaccini nei mesi di gennaio e febbraio, quando i casi erano diminuiti. Forse oggi non ci saremmo trovati in questa situazione. Tante cose sono andate storte, ma invece di piangere sul latte versato, penso che sia importante imparare alcune lezioni, ottenere alcuni buoni dati e pianificare il futuro".