Non si placa l'emergenza Coronavirus in India, alle prese con una nuova ondata di casi che sta letteralmente travolgendo il sistema sanitario e funerario locale. Solo nelle ultime 24 ore è stata registrata la cifra record di 332.730 nuovi contagi, portando il totale a oltre 16 milioni, superando quota 300mila per il secondo giorno consecutivo. Le vittime da ieri sono invece 2.263, per un totale dall'inizio della pandemia di 186.920 morti. La Capitale, Delhi, è in piena allerta: ha segnalato più di 26mila infezioni e 306 decessi, circa un morto ogni cinque minuti. Una situazione che diventa con il passare delle ore sempre più preoccupante.

Negli ospedali manca l'ossigeno e le persone sono costrette ad aspettare per ore fuori ai pronto soccorso per carenza di posti letto, come testimoniano foto e video condivisi sui social network. I risultati di test e tamponi vengono ritardati a causa della domanda in eccesso, che, dicono i medici, sta portando le persone a non ricevere diagnosi e di conseguenza cure adeguate in tempo. Ma nelle ultime ore a preoccupare è soprattutto la pressione alle stelle sul sistema funerario, che sta trasformando le maggiori città indiane in veri e propri crematori a cielo aperto. I cimiteri sono ormai a corto di spazio e solo a Nuova Delhi le persone che perdono i propri cari stanno ricorrendo a strutture improvvisate per organizzare sepolture di massa e cremazioni. Foto aeree mostrano pire a pochi metri l'una dall'altra su cui bruciano i cadaveri nei parcheggi. "Ognuno sta combattendo per la propria sopravvivenza e cerca di proteggere i propri cari. Sono scene difficili da guardare", ha dichiarato a Reuters Bhramar Mukherjee, professore di biostatistica ed epidemiologia. "Non c’è una rete di sicurezza sociale per gli indiani". Incredibile è un grafico del Financial Time in cui si vede chiaramente come le morti ufficiali per Covid nei maggiori stati indiani siano in numero eccessivamente più basso rispetto alle segnalazioni di casi di cremazione.

A cosa sia dovuta la violenza di questa nuova ondata in India è difficile dirlo. Da un lato il governo centrale è stato criticato per aver allentato troppo presto le misure anti-contagio dopo che all'inizio dell'anno i contagi sembravano essere in diminuzione, anche per ridare ossigeno all'economia locale. Il ministro della Sanità, Harsh Vardhan, ha provato ad attribuire la responsabilità alla "disattenzione dei cittadini", ma è evidente che a preoccupare sia anche la diffusione della cosiddetta variante indiana, la B.1.617, che potrebbe aver accelerato il processo di contagio e che potrebbe essere più contagiosa delle altre mutazioni fin qua conosciute. Ma su questo mancano conferme scientifiche. A ciò si aggiunga l'estrema lentezza della campagna di vaccinazione: a fronte di una popolazione di 1,39 miliardi di persone, meno dell'1,5% è stato vaccinato.