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Chi è Hunter Biden, figlio del nuovo presidente USA: tra presunti scandali e droga

Il 50enne Hunter Biden, figlio dell’attuale candidato dem alle presidenziali Usa, è ormai molto noto per via di presunti scandali. Tutto è iniziato nel maggio 2019 quando il New York Times pubblicò un articolo dove accusava Joe Biden di aver fatto pressione, mentre era vicepresidente, sui leader ucraini per rimuovere dall’incarico il procuratore generale che stava indagando su alcune irregolarità compiute da Burisma, l’azienda in cui Hunter era membro del board. L’ultimo scandalo a riguardo è scoppiato lo scorso 14 ottobre, quando il tabloid New York Post ha pubblicato delle presunte email segrete e compromettenti sottratte dal computer di Hunter.
A cura di Daniela Brucalossi
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Mai il figlio di un candidato alle elezioni presidenziali americane era stato così esposto ai riflettori mediatici. Il nome del 50enne Hunter Biden, secondogenito del democratico Joe Biden, è ormai noto quasi come quello del padre per via di presunti scandali denunciati dalla stampa statunitense e dall'entourage del presidente repubblicano Donald Trump. Tutto è iniziato nel maggio 2019 quando il New York Times pubblicò un articolo dove si accusava Joe Biden di aver chiesto ai leader ucraini di rimuovere dall’incarico il procuratore generale Viktor Shokin, accusato di essere troppo morbido nella lotta alla corruzione di Stato ma che, in quel periodo, stava anche indagando su presunte irregolarità compiute da Burisma Holdings. Hunter ricopriva un posto nel consiglio di amministrazione del colosso ucraino produttore di gas naturale. Secondo il quotidiano, per ottenere il suo scopo, Biden senior avrebbe minacciato di trattenere un miliardo di dollari di garanzie sui prestiti elargiti dagli Stati Uniti all’Ucraina. Shokin fu alla fine costretto alle dimissioni dal Parlamento ucraino ma le accuse rivolte a Joe Biden non furono mai confermate da prove certe. Tuttavia, Hunter Biden si dimise dal suo incarico nell’aprile 2019, appena prima che il padre si candidasse alle elezioni presidenziali.

L'impeachment a Trump: fece pressione sull'Ucraina per incastrare il figlio di Biden

In seguito, nell’agosto 2019, un agente della Cia presentò alla Camera dei deputati statunitense un documento in cui rivelava i dettagli di una telefonata fatta il 25 luglio 2019 da Trump al presidente ucraino Volodimir Zelenskij, durante la quale gli chiedeva più volte di aprire un’inchiesta di corruzione sulla Burisma in cambio 391 milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina. Questa rivelazione costò a Trump l’avvio da parte della Camera della procedura di impeachment con l’accusa di abuso di potere e ostruzione al Congresso. In caso di impeachment la Costituzione statunitense prevede che il presidente in carica possa essere destituito con una maggioranza a favore sia alla Camera, sia al Senato. Trump è stato assolto da entrambe le accuse lo scorso febbraio e, da allora, non ha mai smesso di sostenere la teoria che vuole lo stesso Joe Biden, suo rivale alle presidenziali, al centro di una vicenda condita da abuso di potere e conflitto di interessi.

Le email segrete e compromettenti di Hunter Biden

Ma il coinvolgimento di Hunter Biden nella vita politica di suo padre non finisce qui. L’ultimo capitolo della storia è avvenuto in piena campagna elettorale lo scorso 14 ottobre, quando il New York Post, tabloid di orientamento repubblicano, ha pubblicato un presunto scoop titolato a caratteri cubitali “Le email segrete di Biden”.
Il Post affermava di essere entrato in possesso di alcune mail che Vadym Pozharskyi, un alto dirigente di Burisma, aveva inviato a Hunter Biden nel 2015. In una di queste, in particolare, Pozharskyi avrebbe scritto: “Caro Hunter, grazie per avermi invitato a Washington e per avermi dato l’opportunità di incontrare tuo padre e di aver passato un po’ di tempo insieme. È un onore e un piacere”. Corrispondenza che ha portato il tabloid a insinuare che Joe Biden fosse davvero strettamente coinvolto con gli affari del figlio in Ucraina mentre ricopriva la carica di vicepresidente. La versione ufficiale fornita dal Post è stata che le email pubblicate erano state sottratte dall’hard disk di un portatile che Hunter Biden aveva lasciato in riparazione in un negozio nel Delaware.  Il proprietario dell’esercizio avrebbe quindi fornito una copia del contenuto dell’hard disk a Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e attualmente avvocato di Trump, che l'avrebbe poi consegnato alla stampa.
Dopo l’uscita del presunto scoop, Twitter ha bloccato la diffusione delle informazioni sulla sua piattaforma, sostenendo che le sue regole vietano la condivisione di materiale non accuratamente verificato.
The Donald non si è comunque lasciato sfuggire l’occasione di rinfacciare più volte l’accaduto al suo avversario politico.

Gli scandali personali di Hunter Biden

Insieme alle email, il New York Post sarebbe inoltre entrato in possesso di un filmato che mostra Hunter Biden intento a fumare crack e nel mezzo di un rapporto sessuale con una donna non indentificata.
Al netto del presunto coinvolgimento di Joe Biden negli affari del figlio, non è la prima volta che l’immagine politica dell’attuale candidato dem viene travolta dagli scandali personali che vedono come protagonista la sua prole.
La vita di Hunter, avvocato, imprenditore e lobbista, fin dalla giovane età è stata costellata da vicende personali che, agli occhi dell'opinione pubblica, poco si conciliano con la figura di un padre in politica: saltuari problemi di alcolismo e droga, l'assidua frequentazione di strip club e qualche relazione extraconiugale.

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