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Elezioni Russia, l’ultima protesta di Navalny: “mezzogiorno contro Putin”, oltre 70 arresti

Lunghe file ai seggi elettorali in tutta la Russia e nelle sedi estere allo scattare delle 12 di oggi, ora di Mosca, per quella che è stata ribattezzata come “la protesta di mezzogiorno contro Putin”. Una protesta pacifica organizzata da Yulia Navalnaya e dai sostenitori del defunto dissidente Navalny. I primi risultati confermano un plebiscito per Putin.
A cura di Antonio Palma
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In tutta la Russia scatta l’ultima protesta di Navalny, “mezzogiorno contro Putin”, con lunghe file ai seggi elettorali in tutto il Paese allo scattare delle 12 di oggi, ora di Mosca, e cioè a poche ore dalla chiusura dei seggi per le elezioni presidenziali in Russia. Come avevano chiesto gli attivisti e la vedova del defunto dissidente Navalny, decine di migliaia di cittadini russi si sono recati ai seggi contemporaneamente alle 12 in segno di protesta contro Putin. Lunghissime code in diversi quartieri della Capitale ma anche nelle altre grandi città del Paese, da San Pietroburgo a Novosibirsk, e persino in Siberia.

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Una protesta pacifica organizzata da Yulia Navalnaya che la polizia russa, presente in forze, in alcuni casi ha portato a fermi e arresti. Alle 12 in punto tantissimi aventi diritto si sono presentati in file ordinate ai seggi nel centro di Mosca, sulla storica e centrale via Arbat, ma anche nelle sedi all’estero come le ambasciate. Code lunghissime ad esempio a Yerevan, capitale dell’Armenia, con migliaia di elettori in coda, e persino al seggio elettorale posto nei pressi dell'ambasciata russa a Roma. Yulia Navalnaya in coda tra gli elettori fuori dall'ambasciata a Berlino.

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Secondo l'organizzazione di opposizione a Putin Ovd-Info, al momento si registrano oltre una settantina di fermi da parte degli agenti in varie zone del Paese nel corso della manifestazione "Mezzogiorno contro Putin" organizzata durante l’ultimo giorno delle elezioni presidenziali russe. Fermi a Mosca, San Pietroburgo e Kazan capitale della repubblica russa del Tatarstan.

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Intanto già chiusi i seggi nell'estremo oriente russo, in Chukotka ha votato l'84,18% mentre in Khamchakta il 68,25%. L'affluenza totale a metà giornata ha superato il dato del 67,5% registrato nel 2018, quando le elezioni si tennero in un solo giorno. Lo riferisce la Commissione elettorale centrale, citata dalla Tass. Questa mattina, invece, era al 60,04%, secondo la stessa Commissione. I dati dell'affluenza non tengono conto del voto elettronico a distanza. Fino a questa mattina, inoltre, più di 125mila persone avevano votato all'estero in 230 seggi elettorali in 111 Paesi.

Putin, come da previsione, stravince le elezioni: secondo i risultati preliminari annunciati dalla commissione elettorale russa nel tardo pomeriggio di domenica, il presidente ha ottenuto l'87,97% dei voti. Questi primi risultati si basano sullo spoglio delle schede elettorali con il 24,4% dei seggi scrutinati, ha dichiarato alla televisione statale la capo della commissione elettorale Ella Pamfilova.

Diverse le segnalazioni di atti di protesta nei giorni scorsi contro i seggi in Russia. Secondo le autorità di Mosca, oggi due droni ucraini avrebbero colpito un seggo elettorale nella regione occupata di Zaporizhzhia mentre all'estero due molotov sono state scagliate contro l'ambasciata russa in Moldavia dove erano in corso le operazioni di voto per le presidenziali. "Due bottiglie molotov sono state lanciate nel cortile dell'ambasciata, l'aggressore è stato arrestato dalle forze dell'ordine", ha detto alla Tass il portavoce della missione diplomatica, Anatoly Loshakov.

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