Le elezioni anticipate in Spagna hanno visto la vittoria del Partito Socialista guidato dal primo ministro uscente Pedro Sanchez, ma la formazione di un nuovo governo appare molto complicata. A scrutini conclusi, il Psoe è in testa con 123 seggi (28,7%), seguito dal Partito popolare con il 16,7%, al suo minimo storico con 66 seggi. Ci sono poi Ciudadanos ,in aumento con 57 seggi (15,8%), Podemos in forte calo con 42 seggi (14,3%) e infine l'estrema destra di Vox, che per la prima volta entra in Parlamento, con 24 seggi (10,3%). Gli altri partiti hanno il 10,1%. Tra i partiti regionalisti, i repubblicani catalani di Erc avrebbero 15 seggi, Junts per Catalunya 7, il Partito nazionalista basco (Pnv) sei e un'altra lista basca, EH-Bildu, 4. Altri 6 seggi vanno a formazioni locali minori.

Numeri alla mano la Spagna si ritrova senza una maggioranza chiara per formare il prossimo esecutivo, tanto che le formazioni indipendentiste minori potrebbero nuovamente ricoprire un ruolo fondamentale nel rebus delle alleanze che si prospetta. "Il Psoe ha vinto le elezioni, e con questo ha vinto il futuro e ha perso il passato", ha dichiarato il premier uscente Sanchez a caldo, non appena ottenuto il mandato popolare che gli mancava, essendo arrivato alla guida del precedente foverno dopo la caduta del governo guidato dal popolare Mariano Rajoy travolto dagli scandali. Grazie a Sanchez il Psoe è riuscito a vincere le elezioni, come non accadeva da 11 anni.

Il compito del leader socialista nei prossimi giorni e settimane sarà però molto difficile: pur forte di 123 seggi (sui 350 del Congresso dei deputati), il doppio del Partito Popolare – il vero sconfitto di queste elezioni che ne ottiene soltanto 66 dimezzando la sua presenza in parlamento – Sanchez non dispone comunque dei numeri per formare una coalizione di sinistra con una maggioranza chiara, poiché con i 35 seggi che Podemos si è assicurato arriva soltanto a 158, mentre la maggioranza si ottiene con 176 seggi.