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Egitto, le proteste non sono finite: più di un milione in piazza Tahir

Anche se dopo 15 giorni di protesta la vita in Egitto sembra tornare lentamente alla normalità, la protesta, che sembrava affievolirsi, ha mostrato di essere più viva che mai. Oggi in piazza al Cairo più di un milione di persone contro Mubarak.
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A cura di Cristian Basile
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Protestaelcairo

Nonostante le misure di apertura  proposte dal regime di Hosni Mubarak, la rivolta contro il leader egiziano mantiene la sua forza e centinaia di migliaia di persone sono tornate oggi in piazza Tahir ad El Cairo, epicentro delle proteste contro il dittatore. In una nuova giornata di mobilitazione di massa, tra le più grandi vissute finora, altre decine di migliaia di persone hanno marciato anche nella seconda città del paese, Alessandria e le proteste, per la prima volta, si sono allargate al canale di Suez in cui i lavoratori hanno iniziato uno sciopero.

Il vicepresidente egiziano, Omar Suleiman, che guida le negoziazioni con l'opposizione, ha assicurato questa mattina che l'Egitto ha un piano ed un calendario per portare l'Egitto verso un trasferimento pacifico dei poteri: "Siamo sul percorso giusto per uscire dalla crisi" ha detto. Per cercare di sedare almeno parzialmente le proteste, Mubarak ha annunciato che ci sarà un’inchiesta "indipendente" sulle violenze dei giorni scorsi tra sostenitori del regime e manifestanti e che l’esecutivo ha approvato un piano per aumentare gli stipendi del settore statale del 15 per cento a partire da aprile e si è impegnato a spendere 6,5 miliardi di sterline egiziane (940 milioni di dollari) per aumentare le pensioni.

Ma gli annunci di Mubarak non hanno impressionato i manifestanti, decisi più che mai a portare avanti la loro battaglia democratica, anzi, ancora più determinati dopo la notizia della liberazione del manager di Google, Wael Ghoneim, uno dei volti simbolo della protesta nata sul web, dopo due settimane in cui ha riferito di esser stato tenuto bendato in un carcere di sicurezza. Ghoneim era scomparso dal 28 gennaio e intervistato subito dopo la liberazione ha dichiarato: "Io non sono un simbolo, un eroe o qualcosa di simile: ma ciò che è successo a me è un crimine. Dobbiamo abbattere questo sistema basato sul non poter parlare".

Intanto per la prima volta dall'inizio delle manifestazioni giungono bilanci ufficiali sulla reale portata dei disordini nelle piazze egiziane. Secondo Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, sono almeno 297 i morti in quindici giorni di protesta, bilancio che però, informa l'organizzazione, è con tutta probabilita ben più alto.

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