“Dall’Italia in Spagna, qui nessuno mi chiede di dove sono ‘davvero’”: la storia di Francesca
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"In Italia per anni mi è stato chiesto della mia genealogia. In Spagna invece nessuno ti chiede da dove vieni ‘davvero', perché esistono spagnoli di ogni colore", a parlare con Fanpage.it è Francesca Kone, 40 anni. Il suo accento tradisce un'inflessione del nord Italia unita a una musicalità più sottile, quella della parla spagnola, anzi valenciana, come ci tiene a sottolineare: "Vivo a Valencia dal 2008, è successo per caso ma adesso non mi immagino in nessun altro posto. Quando mi sono trasferita qui la Spagna era un paese completamente diverso, stava vivendo una crisi profonda, e tutti mi prendevano per pazza, ma nel giro di pochi anni ha fatto passi da gigante su tutto e io stessa ho lavorato fin da subito. È un paese che la sua popolazione ha costruito da sé".
Kone è nata a Seregno, in provincia di Monza e della Brianza, da una famiglia multiculturale italo-ivoriana. In Italia è nata, cresciuta e ha studiato fino a laurearsi in biologia, e proprio durante il percorso universitario ha il primo contatto con la Spagna: nel 2006 la sceglie come meta del suo Erasmus senza sapere che qualche anno dopo qui avrebbe costruito la sua vita e la sua famiglia.
"In Spagna non mi sono mai sentita straniera"
"Nel 2006 l'Erasmus non era ancora così diffuso e scelsi Valencia su consiglio dell'Università stessa. Per me era l'ultimo anno di triennale e mi dedicai allo studio invece che a fare festa. Una volta tornata in Italia ho fatto la magistrale ad Ancona e nel 2008, dopo la laurea non avevo le idee ben chiare, molti miei colleghi erano partiti, così decisi di fare un'esperienza e tornai a Valencia dove avevo i contatti. Pensavo di rimanere un anno, per capire cosa fare della mia vita, invece nel 2023 ho preso la cittadinanza".
Non c'è stato per Kone un processo di integrazione: "La Spagna è un paese multiculturale, ha le sue contraddizioni, ma non mi sono mai sentita straniera. All'inizio vivevo con persone provenienti da ogni parte del mondo: Colombia, Francia, Svizzera, Nuova Zelanda, e nessuno si sentiva straniero. In Italia, invece, da quando sono nata non è passato un giorno senza che mi dicessero che non ero italiana".
"Sono arrivati a dirmi ‘come parli bene l'italiano'. A me che sono di Seregno. In Spagna nessuno mi ha mai fatto notare neppure come parlo bene lo spagnolo o il valenciano. Questo perché c'è una storia molto diversa, da generazioni ci sono spagnoli con origini africane o dell'America Latina. Nessuno si stupisce. Basti pensare che persino il segretario di Vox, il partito di estrema destra spagnolo, ha origini familiari della Guinea equatoriale".
Secondo Kone, questa mentalità non è limitata alle grandi città, ma ha radici più profonde: "Io vivo in un paesino di 10.000 abitanti, si parla solo valenciano ma ci sono 20 nazionalità diverse. Tutti sono orgogliosi di avere tante lingue e culture, perché il bello della Spagna è che si fonda su tante tradizioni locali frutto di un mix straordinario".
"In Italia devi essere un eroe per decidere di fare fligli"
Per Kone ci sono differenze sostanziali anche per quanto riguarda il ruolo della donna: "Qui la figura della donna è stata per anni completamente vincolata alla casa, le donne non erano nemmeno nominate nelle norme precostituzionali. Quindi hanno fatto un salto molto più lungo per recuperare la differenza che vedevano con il resto d'Europa. Adesso, quando i miei suoceri vengono in Italia, anche se sono anziani, trovano un paese come era il loro anni fa, e si nota nelle piccole cose".
Lo stesso è avvenuto anche nel mercato del lavoro: "Mia sorella e altri amici sono passati da contratti di lavoro che per uno spagnolo sono incredibili, come i CoCoCO. Anche in Spagna i datori di lavoro cercano di fregarti, di non fare i contratti, ma contratti così non sono ‘istituzionalizzati', sono illegali. Purtroppo, un trentenne oggi in Italia deve essere un eroe per mettere su famiglia".
Il mondo della scuola: "Qui il ruolo dell'insegnante è valorizzato"
Kone è arrivata in un mercato del lavoro complesso, nel 2008 la Spagna era in piena crisi economica, e gli amici italiani intorno a lei non potevano credere a quella decisione radicale: "Veniva percepita come più povera dell'Italia. Effettivamente è indescrivibile lo stato in cui si trovava, ma l'arte d'arrangiarsi era molto forte e io ho lavorato da subito".
Inizia dai doposcuola dove insegna materie scientifiche: "Qui esiste un contratto vero per questo lavoro, e all'epoca lo stipendio era 500 euro al mese, un lusso a Valencia per quei tempi, soprattutto considerato che pagavo 130 euro di affitto mi andava benissimo".
Il percorso da insegnante si è dimostrato quello più congeniale per lei è ha proseguito: "Ho fatto tutti i passaggi per parificare il titolo di studio e adesso insegno nella scuola pubblica valenciana. Qui questa professione è percepita in maniera molto diversa rispetto all'Italia, c'è la consapevolezza che si fa un lavoro importante perché si va a educare sulle future generazioni". E aggiunge: "Le mie amiche in Italia mi raccontano una storia totalmente diversa, con mille difficoltà per accedere al percorso".
La Spagna però non è un paradiso, negli anni ha vissuto un boom importante, ma non omogeneo, come fa notare Kone: "Mia sorella vive in Italia, ha trent'anni, e a lei e ad altri amici, dico: ‘se volete venire in Spagna provate da Madrid in su. Qui nel Sud la qualità della vita si è un po' persa, ci siamo svenduti un po' troppo al turismo".