Silvia lascia l’Italia per il Cile: “È il paradiso per chi lavora nell’energia, stipendi alti e carriera”
Silvia Iaia ha 48 anni e ha lasciato l'Italia per il Cile. Laureata in ingegneria presso il Politecnico di Milano, nel 2016 ha accettato un incarico a Santiago del Cile che si sarebbe dovuto protrarre per soli tre anni. Quattro mesi dopo la partenza, però, ha conosciuto Felipe, l'uomo che è diventato suo marito. Così, i piani sono cambiati. Sono trascorsi dieci anni da allora e Silvia vive e lavora in Cile per un'azienda che si occupa di energia rinnovabile. La sua storia su Fanpage.it.
Com'era la tua vita in Italia prima di mollare tutto per il Cile?
Fino ai 18 anni ho vissuto in Puglia, a San Vito dei Normanni in provincia di Brindisi. Mio padre era un insegnante di scuola guida, mia madre insegnante alle medie. Persone semplici che mi hanno educato alla disciplina, all'impegno e al sacrificio. Crescendo, il contesto provinciale mi è sembrato un po' stretto. Non avevo tanti amici, non mi riconoscevo nei gruppi di persone con cui uscivo, anche perché avevamo pochi interessi in comune. Loro amavano andare a divertirsi, io volevo leggere o coltivare la mia passione per l'arte.
Poi ti sei trasferita a Milano.
Lì è iniziato il periodo della libertà perché i miei genitori, che dal punto di vista valoriale erano persone fantastiche, erano anche molto protettivi. Quindi in Puglia vivevo in una gabbia dorata. A Milano ho frequentato il Politecnico: studiavo Ingegneria, visitavo regolarmente i musei e avevo amici fantastici con cui sono in contatto ancora oggi. Dopo la laurea in Ingegneria, ho trovato lavoro presso un'azienda internazionale che si occupa di petrolio.
Così hai iniziato a viaggiare.
Facevo frequenti trasferte a Londra, in Olanda, in Kazakistan, in Norvegia. Avevo modo di interagire con persone di culture diverse e con background diversi. Il mio sogno era lavorare nella sede parigina della mia azienda, ma i miei capi mi dissero: "No, c'è un progetto per te a Santiago del Cile nell'ambito dell'energia". Inizialmente non volevo andarci perché mi sembrava troppo lontano dai miei genitori. Volevo rimanere in Europa. Quando dici di no a un'azienda così grande, però, rischi di ostacolare la tua stessa carriera. Quindi ho accettato di partire ma per un tempo limitato a tre anni.
Come è stato il primo impatto con Santiago del Cile?
Fantastico perché è una città internazionale, moderna. I colleghi erano super simpatici, il lavoro mi piaceva tanto e dopo quattro mesi ho conosciuto mio marito.
Che anno era?
Il 2016.
È il 2026 e vivi ancora lì.
Dovevo restare 3 anni per lavoro e poi sono rimasta fino a oggi per amore.
Tuo marito è cileno?
Sì. Felipe era appena rientrato a Santiago del Cile dopo avere vissuto diciotto anni negli Stati Uniti. Io arrivavo dall'Europa e ci siamo incontrati. Appena l'ho visto mi sono innamorata. Ho capito che era l'uomo della mia vita. Poi per coincidenza siamo entrati nella stessa auto per andare a fare trekking sulle Ande. Da lì non ci siamo mai mollati anche se non è iniziata nel migliore dei modi.
Perché?
L'ho invitato a un concerto di pianoforte. Era la prima volta che chiedevo a un uomo di uscire, ma mi ha dato il bidone. Però aveva un buon motivo. Fa l'avvocato e quel giorno doveva fare volontariato e aiutare una persona con difficoltà economiche che aveva bisogno di assistenza legale. Per farsi perdonare, subito dopo, mi ha invitato lui ed è filato tutto liscio. Mi ha chiesto di sposarlo durante una vacanza a Venezia. Siamo diventati marito e moglie con rito civile in Cile e poi in Puglia, dove mio padre ha realizzato il sogno di accompagnarmi all'altare. È stato importante per me, perché poi è venuto a mancare l'anno dopo.
Oggi che lavoro fai?
Lavoro per Électricité de France, un'azienda francese che si occupa di energia rinnovabile che opera anche in Cile. Sono direttore di progetto.
C'è qualcosa che non apprezzi della vita cilena?
La lontananza dalla mia famiglia e dai miei amici che sono in Europa. E poi, come dicevo, io amo l'arte. Il Cile è un paese moderno, non ci sono tanti musei o eventi culturali, quindi il weekend è un po' noioso. Questa è la cosa che soffro di più. È un Paese più fatto per persone che amano lo sport all'aperto, quindi trekking, bicicletta.
C'è, invece, un aspetto che ritieni sia un vantaggio?
Per un ingegnere che lavora nell'energia questo è il paradiso. Ci sono tanti progetti nel settore ingegneristico, possibilità di fare carriera e stipendi molto alti. Nell'ambito dell'energia parliamo di compensi tre, quattro volte più alti rispetto all'Italia. Qui tutte le mie caratteristiche professionali trovano terreno fertile, un mercato dinamico, ottimi stipendi e persone preparate con cui lavorare. E poi, come dicevo, c'è mio marito che è la ragione principale per cui rimango in Cile.
Oltre alla tua famiglia e agli amici, cosa ti manca del tuo Paese?
La cultura, la bellezza e l'arte che è molto democratica perché ti basta entrare in una chiesa per imbatterti in opere incantevoli. Fare un'esperienza all'estero ti permette di apprezzare di più la nostra storia, i nostri valori, la bellezza del nostro Paese e quanto siamo fortunati a essere italiani. Qui vivo in un settore moderno, con grattacieli di vetro, non c'è un posto in cui fare una passeggiata e riempirmi di bellezza artistica. A parte questo, si vive bene.
Pensi di tornare in Italia nei prossimi anni?
In realtà io e mio marito pensiamo di spostarci fra 5 o 10 anni, ma intendiamo comprare casa a Parigi e tenerla come base, vivendo tra la Francia, l'Italia e il Cile. Il mio vero sogno? Aprire una libreria-caffé a Parigi.
Che consiglio daresti a chi volesse vivere in Cile?
Di non venire in Cile (ride, ndr). Onestamente non so perché una persona possa sognare di vivere qui. Però, posso dire che noi italiani abbiamo il vantaggio di essere ricevuti col tappeto rosso dai cileni. Abbiamo vita facile perché ci adorano, quindi non è difficile integrarsi. Suggerirei il Cile solo a chi ama particolarmente la natura o fa l'ingegnere e vuole lavorare nell'ambito dell'energia perché, come dicevo, qui ci sono ottime possibilità di carriera e di guadagno. Ma generalmente gli italiani che vivono qui fanno fatica a restare, perché avvertono la mancanza di casa. Devi avere una motivazione molto forte. O un marito cileno.