Crans-Montana, nuovo interrogatorio per i Moretti. L’ambasciatore italiano: “Nessuna pressione sulla Procura”

"Non ho esercitato nessuna pressione sulla Procura del Cantone Vallese. Durante l'ultimo incontro abbiamo parlato solo delle aspettative dell'Italia sul caso". L'ambasciatore d'Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado attraverso Fanpage.it risponde alle dichiarazioni rilasciate dai legali di Jessica e Jacques Moretti sui media stranieri.
Yaël Hayat e Nicola Meier, legali di Jessica Maric, e l'avvocato Patrick Michod, alla difesa di Jacques Moretti, intervistati da alcuni media di lingua francese e tedesca nel loro studio di Ginevra hanno risposto alle ricostruzioni dei media sulla strage di Crans-Montana, nel corso della quale sono morte 40 persone. A seguito dell'incendio scoppiato nel bar Le Constellation, la Procura del Cantone Vallese ha indagato entrambi i coniugi per omicidio colposo, lesioni personali gravi colpose e incendio colposo.
Gli avvocati ripercorrono il lavoro degli inquirenti e la questione delle uscite di sicurezza, ma si soffermano in particolare su una questione: la cronologia degli eventi che ha portato a nuovi interrogatori nei confronti dei loro clienti, il 20 gennaio per Jacques e il 21 per Jessica. Una vicenda nella quale, secondo loro, avrebbe giocato un ruolo l'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado.
Come hanno dichiarato i legali dei Moretti al quotidiano NZZ, la Procura guidata da Beatrice Pilloud aveva fatto sapere loro che dopo quello del 9 gennaio, al quale è seguito l'arresto preventivo dei due, non erano previsti ulteriori interrogatori "immediati". Il 12 gennaio però Cornado avrebbe incontrato Pilloud, e due giorni dopo gli avvocati sono stati informati dei nuovi incontri fissati in Procura per i loro assistiti.
Hayat, Meier e Michod, hanno definito "interessante" questa serie di eventi, e chiesto chiarezza sull'incontro: "Interrogheremo la Procura", e ipotizzano una possibile ingerenza politica sulla vicenda. La preoccupazione è relativa soprattutto al possibile capo d'imputazione per i Moretti in caso di processo. Per i reati di cui sono indagati, infatti, sono previste pene lievi, ma se l'atto d'accusa dovesse cambiare rischiano pene severe, fino all'ergastolo.
A Fanpage.it però Cornado smonta questa ricostruzione: "L'incontro in Procura a Sion c'è stato, e ne ho riferito ai media il giorno stesso. Ho esposto le aspettative dell'Italia e chiesto che il tutto possa essere chiarito il più presto possibile. Non c’è stata nessuna pressione, anche in Svizzera la magistratura è indipendente".
Gli avvocati fanno sapere che chiederanno i verbali di quell'incontro, ma l'ambasciatore conferma di "non aver chiesto niente in merito all'indagine in corso, ma solo chiarimenti relativi alle procedure della giustizia cantonale".
E sulle risposte ricevute da Pilloud spiega: "La Procuratrice ha confermato che avrebbe condotto un'inchiesta rigorosa, ma che alla luce della complessità del caso, sia per numero di testimoni e che di prove raccolte, richiederà comunque del tempo". E aggiunge: "Mi ha rassicurato però che in ogni caso i tempi sono in media più brevi rispetto a quelli della giustizia italiana".
Con l'incontro al centro delle accuse dei legali dei Moretti, l'ambasciatore conferma di aver avuto il solo scopo di "sensibilizzare la Procura a fare giustizia".
Nel frattempo, anche l'Italia ha iniziato a indagare sui fatti di Crans-Montana con un fascicolo aperto dalla Procura di Roma che ha già disposto le autopsie sui corpi delle sue vittime, sei giovanissimi tra i 15 e i 17 anni di età.