Corruzione in Ucraina, l’ex ministro sfida Zelensky: “Ma Fedorov ha commesso un grave errore”
La richiesta di elezioni avanzata da Mykhailo Fedorov è la prima sfida politica esplicita a Volodymyr Zelensky dall’inizio dell’invasione russa. L’ex ministro della Difesa mette in discussione il governo del Paese, denuncia la corruzione come parte di una “crisi sistemica” e si propone, di fatto, come possibile alternativa al presidente.
Il momento rende la sfida molto rischiosa. Le operazioni anticorruzione “Forrest Gump” e “Themis” coinvolgono funzionari dell’Ufficio presidenziale, esponenti del governo e del Parlamento e dirigenti della banca statale Sense Bank. La procura anticorruzione indaga tredici persone. Tra queste Iryna Mudra, vicecapo di gabinetto licenziata da Zelensky subito dopo le perquisizioni della NABU, l’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino. L’intervento del presidente può dimostrare che i contrappesi istituzionali funzionano, ma non chiude la questione sollevata da Fedorov: se corruzione e promozione dei fedelissimi stiano compromettendo anche la condotta della guerra.
Fedorov ha guidato la digitalizzazione dello Stato, contribuito allo sviluppo della guerra dei droni e lasciato la Difesa con una reputazione di riformatore estraneo agli scandali. Il suo licenziamento ha provocato proteste di piazza. La richiesta di elezioni può però ritorcersi contro di lui: sotto la legge marziale non è possibile votare, milioni di cittadini sono sfollati e decine di migliaia di militari si trovano al fronte. Mosca ha già sfruttato la sua iniziativa per descrivere l’Ucraina come divisa e Zelensky come illegittimo.
Con un post su X, il leader del “Maidan di cartone”, Dmytro Koziatynskyi, ha dichiarato concluse le manifestazioni che si sono succedute durante più di un mese. Ha rivendicato la rimozione del capo delle Forze armate Syrskyi, inviso ai riformisti. Ha sottolineato che gli obiettivi erano le riforme e la lotta alla corruzione, non una campagna elettorale. Votare durante la guerra “sarebbe inopportuno e difficilmente praticabile”: i militari al fronte non potrebbero partecipare. Si rischierebbe di dividere la società e indebolire le capacità militari. “Le proteste di piazza non possono diventare il palcoscenico di una campagna presidenziale”.
La guerra rende più netti i contrasti. Uno dei più pesanti attacchi russi degli ultimi mesi ha ucciso almeno 16 persone e ne ha ferite decine a Kiev e nella regione. La carenza di intercettori Patriot lascia la capitale esposta ai missili balistici. Mentre il Cremlino esclude progressi verso una pace negoziata, l’Ucraina affronta una fase difficile del conflitto con una leadership sfidata direttamente sul piano politico. Resta da capire se la contestazione imporrà maggiore responsabilità o indebolirà il Paese.
Ne abbiamo parlato con l’analista di R.Politik Balázs Jarábik.
Balazs, l’Ucraina deve andare a elezioni in tempo di guerra?
Abbiamo assistito a una sfida aperta a Zelensky, con la richiesta di organizzare elezioni mentre tutti sono preoccupati in vista di un inverno che si annuncia parecchio difficile. Ma il voto durante una guerra è impossibile. Anche logisticamente. E, cosa ancora più importante, dai sondaggi emerge in modo chiaro la popolazione non le chiede.
In effetti, secondo l’ultimo sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology, o KIIS, solo il 15 per cento vuole elezioni subito, prima di un cessate il fuoco…
Fedorov si è messo con le spalle al muro. Ha insistito per tornare alla Difesa. Ha rifiutato qualsiasi altro incarico offerto dal presidente. Quindi, lui e la sua squadra hanno deciso che dovevano far qualcosa. Lo hanno fatto. A mio giudizio, questo ha danneggiato seriamente la sua carriera politica.
Cosa intende, dicendo che Fedorov si è messo con le spalle al muro?
Ha sfidato apertamente il presidente durante la guerra. Non era mai accaduto. Lo ha fatto in nome della lotta alla corruzione. Ma lavorava con Zelensky. Faceva parte del governo. E finora non aveva criticato il sistema più di tanto.
Ha detto che i suoi tentativi di combattere la corruzione negli appalti della Difesa hanno portato alla sua rimozione.
Sì. E ora, per le stesse ragioni, chiede le elezioni. E non ha ricevuto sostegno semplicemente perché non era il momento opportuno e tutti hanno avuto l’impressione che Fedorov stesse solo lottando per il potere.
Infatti il leader del movimento di protesta che da un mese inneggia a Fedorov ha decretato la sospensione immediata delle manifestazioni.
Fedorov ha perso punti. Nel dopoguerra sarebbe stato un ottimo candidato. Ma nella situazione attuale non ha dimostrato maturità politica.
La sua richiesta di elezioni potrebbe essere un estremo tentativo di convincere Zelensky a reintegrarlo alla Difesa? Possibile?
Può succedere di tutto. Dovreste chiederlo a lui.
Sì, dovremmo davvero porgli questa domanda. Ci proveremo.
Non so che cosa avesse in mente. Qualunque cosa fosse, ha involontariamente aiutato il presidente. Il suo successore alla Difesa, Yevhen Khmara, ha ricevuto un sostegno senza precedenti (la Rada, il parlamento unicamerale, lo ha approvato con il 70 per cento dei voti, ndr). Tutti hanno messo in discussione le motivazioni di Fedorov. Ha commesso un errore molto grave.
Cosa succederà adesso? Una riconciliazione, una presidenza sempre più autoritaria oppure la prima vera opposizione politica del periodo bellico?
Non vedo all’orizzonte una deriva autoritaria. Semplicemente, nominare il ministro della difesa è una sua prerogativa. Perché non dovrebbe esercitarla se lo ritiene opportuno? Il problema è che Fedorov, dopo esser stato sostituito ha contestato il mandato costituzionale, mettendosi nella posizione di dire: “Io sono più importante del presidente”. Zelensky non poteva accettare.
Zelensky ha licenziato la vicecapo di gabinetto Iryna Mudra non appena la NABU ha collegato alti funzionari presidenziali a un presunto sistema di riciclaggi. L’indagine potrebbe arrivare alla cerchia più stretta del presidente?
È un caso serio e la NABU continua a indagare. Forse l’Ufficio presidenziale era a conoscenza. La reazione è stata molto rapida e credo che ciò dimostri che si tratta di una vicenda grave.
Pensa che Fedorov sappia più di quanto abbia rivelato, sulla corruzione all’interno del ministero della Difesa e dell’amministrazione presidenziale?
Probabile. Stava affrontando questioni economiche. Ma indubbiamente stava introducendo sistemi informatici e cercando di realizzare riforme che rendessero più trasparenti gli appalti, per migliorare il sistema.
Resta da vedere quanto possano essere trasparenti gli appalti militari durante una guerra. Il problema di Fedorov è che entrava in conflitto con tutti. Era arrogante e si cacciava in conflitti inutili che non poteva vincere. Ancora una volta, è immaturità politica. Ed è qualcosa di pericoloso.
Gli investigatori indipendenti e le proteste di piazza dimostrano che i contrappesi democratici del Paese continuano a funzionare?
Domanda quasi filosofica. Materia per una tesi. Ma siamo in guerra. Vige la legge marziale. Conferisce poteri al presidente e questo è accettato dalla società. Il problema è la guerra. La gente lo capisce e sostiene la leadership.
La definirei una democrazia? No, ma va bene così. È necessario, in guerra. In Ucraina come lo sarebbe in ogni altro Paese.
Vige la legge marziale. Mica democratico, ma indispensabile. È così, Balazs?
Non può esserci una democrazia in senso pieno, in un Paese invaso e in uno stato di guerra. I politici occidentali sono strani: continuano a voler trovare una democrazia durante una guerra. No, ciò che si trova è una qualche forma di regime di guerra.
A suo giudizio, quanto è grande lo scandalo che in questi giorni ha raggiunto l’Ufficio del presidente ucraino? La cifra non è da capogiro: 150 milioni di grivne, cioè circa 3 milioni di euro, quantifica il Financial Times. In Italia abbiamo procedimenti per somme molto superiori.
La gravità non sta nella quantità di denaro. Riguarda il fatto che gli indagati, secondo le ipotesi degli inquirenti, son riusciti a manipolare il sistema in modo che il monitoraggio finanziario statale non li individuasse.