Tra i Paesi che sono riusciti a contenere meglio la pandemia di Covid-19 e a ripartire, mettendo in moto la propria economica, c'è il Vietnam. Il Paese del sud-est asiatico, infatti, è stato lodato in tutto il mondo per come ha reagito alle problematiche poste dall'emergenza, non solo a livello sanitario ma anche socio-economico. Grazie alla chiusura anticipata delle frontiere, ai test mirati e a un programma di quarantena rigoroso e centralizzato, oltre che ad un sistema sanitario pubblico ben sviluppato e ad un governo centrale deciso, ha subito meno interruzioni e chiusure rispetto a gran parte del Continente. Una risposta talmente efficiente al Coronavirus da far meritare al Vietnam la medaglia d'argento nella graduatoria stilata dal think tank australiano, Lowy Institute, che ha misurato la qualità della risposta al virus in 98 nazioni, secondo solo alla Nuova Zelanda, che per prima al mondo aveva dichiarato la sconfitta del virus.

Il Paese asiatico, su un totale di 96 milioni di abitanti, ha mantenuto il numero totale delle infezioni a circa 2.500 e ha riportato solo 35 morti. Ha schiacciato una prima ondata di casi nel febbraio dello scorso anno e una serie di focolai scoppiati tra i turisti stranieri ad aprile. Un altro cluster nella città centrale di Danang è stato rapidamente contenuto a settembre 2020 e una quarta ondata della pandemia, più preoccupante, e causata della variante inglese sembra essere stata in gran parte tenuta sotto controllo in diverse province settentrionali. Come risultato del suo processo efficiente di rilevamento, centinaia di migliaia di persone, compresi i viaggiatori internazionali e coloro che hanno avuto stretti contatti con persone risultate positive al test, sono state collocate in centri di quarantena gestiti dal governo, il che ha ridotto notevolmente la trasmissione sia domestica che comunitaria. Insomma, il peggio sembra essere passato. Ed ora è partita anche la campagna di vaccinazione con le prime 117.600 dosi del vaccino AstraZeneca che verranno somministrate al personale sanitario impegnato in prima linea nella lotta alla pandemia. Ma torniamo un attimo al punto di partenza, e cioè alle misure che hanno permesso al Paese di raggiungere questo risultato.

Prima di tutto, come ha sottolineato il sito ourworldindata, il Vietnam ha adottato una serie di rigide misure di contenimento, dai controlli sanitari aeroportuali al distanziamento fisico, dal divieto di ingresso nel Paese per i visitatori stranieri alla quarantena di 14 giorni per gli arrivi internazionali, dalla chiusura delle scuole alla cancellazione degli eventi pubblici. Inoltre, la popolazione si è mostrata ligia alle indicazioni del regime, anche perché "abituata" a vivere epidemie del genere, si pensi ad esempio alla SARS nel 2003 e ai casi di influenza aviaria tra il 2004 e il 2010 ed anche il governo disponeva sia dell'esperienza che dell'infrastrutture per intraprendere le azioni appropriate in questo senso. Molto importante è stata anche la tempestività dei provvedimenti messi in atto dalle istituzioni: già a febbraio 2020, poco dopo che la notizia dei primi casi di Covid-19 si era diffusa dalla Cina, il ministero della Salute vietnamita aveva emesso le prime linee guida sulla prevenzione dell’infezione e per l’individuazione precoce dei focolai. Tutto ciò ha permesso all'economia locale di crescere sempre di più. Solo nel 2020 ha fatto registrare un +2,9% rispetto al 2,3% della Cina ed anche le previsioni per l'anno in corso sono buone: la Bank of America prevede che il Pil del Paese raggiungerà il 9,3% nel 2021.