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Charles Manson, il sanguinario ‘profeta’ che fece uccidere l’attrice (incinta) Sharon Tate

Charles Manson viene ricordato come il mandante di una delle stragi più efferate degli anni Sessanta. Il 9 agosto 1969 i seguaci della sua setta fecero irruzione nella villa di Los Angeles dove si trovavano Sharon Tate, attrice 26 enne e moglie del regista Roman Polanski e i suoi ospiti. Tutti i presenti furono assassinati con coltello e revolver. Sharon Tate era all’ottavo mese di gravidanza.
A cura di Angela Marino
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Il nome di Charles Manson rimarrà per sempre legato a una delle stragi che hanno segnato gli anni Sessanta nella cultura di massa. Pluriomicida, sedicente guida spirituale, rapinatore, stupratore di uomini e donne, Manson è uno dei figli malati dell'epoca hippy, un antisociale con una personalità narcisistica e manipolatrice e con una infinita dose di rabbia per quel successo che aveva tanto sognato e che non era mai riuscito a sfiorare. Fan dei Beatles e dei Rolling Stones, avrebbe voluto diventare famoso, ma nessuna etichetta discografica riteneva interessante il suo lavoro. È dunque un inconfessabile senso di frustrazione mascherato da ideologia a spingerlo a progettare il bagno di sangue del 9 agosto 1969 a Cielo, in una delle più celebri e lussuose ville di Beverly Hills.

Il giovane Manson

Nato nel 1934 a Cincinnati, Ohio, da Kathleen Maddox, una giovane prostituta alcolizzata che finisce poi in carcere per rapina, il giovane Charles vive un'infanzia difficile. Durante il periodo dell'assenza della madre Charles va a stare con alcuni zii in West Virginia, per poi tornare a vivere la vita di prima vagando di motel in motel non appena la madre esce di prigione. Nel 1947 vien assegnato a un istituto per l'infanzia in Indiana. Il giovane Charles entra ed esce prima dal riformatorio e poi, compiuti 18 anni, dal carcere. Inanella una serie di rapine, stupri e violazioni della libertà vigilata. Nel 1954, tornato a vivere dai parenti in West Virginia, conosce una giovane infermiera di nome Rosalie Jean Willis, con cui si sposa. Solo nel 1967 esce definitivamente dal carcere, ma ormai dietro le sbarre, tra violenza e brutalità, ha già sviluppato la personalità che ne caratterizzerà il destino. In cella ha imparato a suonare la chitarra cominciando a vagheggiare l'ambizione di diventare un cantante famoso. Allo stesso tempo ha studiato negromanzia, magia nera, motivazione subliminale e ipnotismo.

La setta

Le sue abilità di fascinazione e manipolazione unite a un largo consumo (e spaccio) di droghe gli permettono di fondare nel 1968 "The family" nota anche come "The Manson family ". Nata nel contesto della cultura hippy come una comune, è in realtà molto più simile a una setta. A guidarla è lui, il leader carismatico che le donne (la maggior parte dei seguaci della setta che conta 50 membri) venerano come un dio. Manson dice di essere la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana insieme e profetizza l'olocausto della razza nera. La ‘famiglia' si muove su un autobus scolastico nero compiendo omicidi e dedicandosi all'abuso di droghe (hashish e LSD) e alle orge.

Il massacro di Cielo Drive

Il 9 agosto 1969, meno di due settimane dopo aver messo a segno l'omicidio di Gary Hynman, un insegnante di musica che aveva ospitato la setta, Manson dà mandato ad alcuni dei suoi sodali di fare irruzione nella villa di Cielo Drive a Beverly Hills. Il commando omicida composto da Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian ha il compito di uccidere tutti gli ospiti della casa che all'epoca era abitata dal regista Roman Polanski e da sua moglie, l'attrice 26enne Sharon Tate, in attesa del loro primo figlio. A capo dell'operazione è Charles Tex Watson. Armati di coltelli, un revolver e una corda di nylon lunga 13 metri i killer si introducono nella villa di Los Angeles e uccidono prima il parrucchiere Jay Sebring, che implora di risparmiare la vita a Sharon Tate, incinta di otto mesi. Poi è la volta di Voityck Frykowski e della sua fidanzata Abigail Folger, figlia dell'imprenditore del caffè Folger. L'ultima vittima è Sharon Tate, straziata con la corda. Dal massacro si salva solo Roman Polenski perché a Londra dove ha appena finito di girare Rosemary's baby. Dopo il massacro la Atkins scrive sulla porta di ingresso la parola "Pig" (maiale). Sullo specchio del bagno lascia invece la scritta "Helter Skelter",che evoca il titolo di una canzone dei Beatles.

Il movente: il sacrificio sull'altare dei famosi

Il movente della strage risiede nel rancore di Manson verso il proprietario della villa di Beverly Hills. Produttore musicale della etichetta discografica ‘Columbia' e figlio di Doris Day, Terry Melcher aveva dapprima mostrato interesse per le canzoni di Manson, ma aveva successivamente rifiutato di scritturarlo. Nel momento in cui gli era stata preclusa la possibilità di diventare famoso, l'uomo aveva cominciato a covare rancore nei confronti di quel mondo al quale aveva solo potuto avvicinarsi senza entrare a farne parte. Tuttavia, ci si potrebbe chiedere cosa avevano a che fare i Polanski con i rancori verso il discografico. La loro unica colpa, in effetti, era quella di occupare la casa del nemico di Manson, sebbene nessuna celebrità fosse da scartare, nella folle e sadica logica di Manson, per il sacrificio sull'altare dei famosi.

Le indagini sui casi Tate-La bianca

Dopo il bagno di sangue di Beverly Hills gli omicidi non si fermano, tanto più che gli assassini si muovono senza che nessuno nutra su di loro il minimo sospetto. Il 10 agosto la stessa sorte della compagnia di casa Polansky tocca ai coniugi La Bianca, assassinati con una forchetta. Il corpo di Leno La Bianca viene ritrovato con un forchettone conficcato nello stomaco. A stabilire un nesso tra i casi è il pm Vincent Bugliosi. Il magistrato rintraccia anche nelle macabre scritte col sangue, la firma di Manson. Le indagini durano due anni, il procuratore interroga alcuni membri della setta riuscendo a ricostruire gli omicidi Tate-La Bianca-Hinman. Alla fine i killer crollano e fanno il nome del mandante.

Il processo

Linda Kasabian, l'unico membro del commando che non partecipò attivamente alla strage di Cielo Drive, perché le fu assegnato il ruolo del ‘palo', diventa la testimone chiave del processo contro Manson e il commando omicida. Nel giugno del 1970 comincia così un dibattimento che durerà 9 mesi. Il "profeta" Manson ammette di aver progettato il delitto del quale era certo che sarebbe stata incolpata la comunità afro-americana, ma non solo: rivela anche che tra le loro potenziali vittime c'erano altre celebrità tra cui Elizabeth Taylor, Frank Sinatra, Richard Burton, Steve McQueen e Tom Jones. Il 29 marzo 1971 Charles Manson e i suoi complici vengono condannati a morte. Nel 1972 lo stato della California abolisce la pena capitale e la condanna si traduce in ergastolo. Manson è morto il 20 novembre 2017.

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