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Bimbo di 3 anni legato, torturato e morto di fame in casa in Tirolo: genitori condannati all’ergastolo

Il bimbo pesava solo 7 kg quando è morto dopo essere stato legato, rinchiuso e torturato per mesi in casa sua a Kufstein. Il tribunale austriaco ha condannato i genitori 27enni che filmavano gli abusi incitandosi a vicenda perché convinti che fosse indemoniato.
A cura di Antonio Palma
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Ergastolo, è questa la sentenza di condanna per i genitori del bambino di 3 anni morto di stenti in casa sua in Tirolo nel maggio del 2024 dopo essere stato legato, rinchiuso e torturato per mesi dalle due persone che invece avrebbero dovuto amarlo e accudirlo. Padre e madre, entrambi 27enni, sono stati dichiarati colpevoli di omicidio, tortura e sequestro di persona al termine del processo a loro carico davanti al Tribunale Regionale di Innsbruck, in Austria. Entrambi infatti sono stati dichiarati mentalmente capaci di affrontare il processo anche se la donna sarà internata in un ospedale psichiatrico giudiziario.

Il terribile caso, scoperto dopo la morte del bambino nella loro casa nel distretto di Kufstein, aveva sconvolto tutto il Paese non solo. Al momento del rinvenimento del corpicino, il bimbo pesava appena 7 chilogrammi dopo essere stato torturato e lasciato senza cibo per mesi. Il bambino ha sofferto "tormenti infernali", ha affermato il pubblico ministero che rappresentava l’accusa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, anche grazie a chat e messaggi tra il padre e la madre e a foto e video degli abusi che loro stessi registravano coi telefonini, il piccolo era stato rinchiuso nudo in una stanza buia, legato e  picchiato e con solo pochissimo cibo a disposizione. Erano convinti che fosse indemoniato e che fosse l’origine dei loro problemi e per questo si incoraggiavano ripetutamente a vicenda nel torturarlo, come emerso dai messaggi.

Secondo la procura di Innsbruck, i genitori, che vivevano in gravi difficoltà economiche e si erano rinchiusi in un loro mondo, ritenevano il figlio responsabile della situazione. I due, che si sono dichiarati colpevoli, hanno motivato le loro terribili condotte con la presenza di un demone che si era impossessato del bimbo e che abitava il corpo del figlio.

Alle violenze erano costrette ad assistere le tre sorelline del bimbo, di uno, tre e sei anni, sulle quali però non sono stati riscontrati segni di violenza e che ora sono affidate ad altra famiglia. Le varie perizie psichiatriche hanno stabilito che la madre proveniva da una "famiglia problematica" e che il padre invece la assecondava ma hanno attestato la capacità mentale di entrambi gli imputati. Per gli esperti, erano in grado di distinguere tra un comportamento giusto e uno sbagliato anche se alla donna è stato diagnosticato un "disturbo pronunciato, grave e persistente" e considerata pericolosa per il futuro e per questo è stato disposto per lei il ricovero in un centro psichiatrico.

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