benedettoXVI-Ratzinger

La rinuncia all'ufficio di Romano Pontefice da parte di Benedetto XVI è un vero e proprio "fulmine a ciel sereno" (per citare il commento del Cardinale Angelo Sodano), ma anche un caso storico estremamente raro, almeno considerando gli ultimi secoli. Non mancano in effetti i casi di rinuncia, contemplati dal Codice di Diritto Canonico (Libro II "Il popolo di Dio", nel capitolo "Il Romano Pontefice ed il Collegio dei Vescovi", della parte seconda "La suprema autorità della Chiesa") ed esplicitati nel capoverso che recita: "Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti".

Una pratica che sostanzialmente sembrava dover restare confinata a molti secoli addietro, con alcuni casi eclatanti come quello di Celestino V (il Papa del gran rifiuto, confinato da Dante tra gli ignavi) e quello di Gregorio XII, sostanzialmente deposto all'epoca dello Scisma d'Occidente. Una sommaria ricostruzione storica vede come "capostipite" di tale pratica San Clemente "arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lontano Chersoneso, abdicò dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore, imitato nella prima metà del III secolo da Ponziano"; "vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino. Altro caso più difficilmente inquadrabile è quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe" (fonte Wikipedia).

Va detto che della possibilità di "abdicare" (si discute molto sull'utilizzo di tale termine), si era discusso anche in relazione alle precarie condizioni di salute del predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II. Una ipotesi sempre respinta proprio dallo stesso Giovanni Paolo II: "Nella Chiesa non c’è posto per un papa emerito, l'elezione di un nuovo pontefice mentre il vecchio è ancora in vita rappresenterebbe un problema".