Arrestato dall’ICE mentre assiste figlio disabile, il 30enne muore e per il padre niente funerale: “Senza umanità”

Maher Tarabish era l'unico a prendersi cura del figlio disabile Wael, affetto da una rara patologia che lo aveva immobilizzato a letto, quando è stato fermato dagli agenti Ice durante un controllo di routine all'immigrazione a Dallas, in Usa. Quello che sembrava un contrattempo burocratico che poteva risolversi presto, in realtà si è rivelato per lui l'inizio di un doloroso calvario. Detenuto in un centro per migranti in attesa di chiarire la sua posizione, il 62enne non ha potuto assistere più il figlio, che nel frattempo è deceduto per le conseguenze della malattia, e non ha potuto essere nemmeno ai funerali per salutarlo per l'ultima volta prima che venisse seppellito.
Inizialmente i parenti speravano che l'uomo potesse essere rilasciato per fornire al figlio l'assistenza specialistica 24 ore su 24 per la quale solo lui era stato formato ma ben presto hanno scoperto che avrebbero dovuto scontrarsi contro il muro dell'intransigenza degli agenti dell'Ice. Nessun permesso e nessuna libertà vigilata, l'uomo è rimasto rinchiuso nel centro di detenzione Bluebonnet di Anson, in Texas, senza più poter rivedere il figlio che è deceduto a trenta anni il 23 gennaio scorso.
La famiglia ha raccontato alla CNN che ha avuto difficoltà a prendersi cura di Wael dopo che il padre è stato arrestato dall'ICE. Lui non solo lo lavava, gli cambiava i vestiti e gli somministrava cibo attraverso un tubo ma era anche colui che sapeva quali medicinali usare e quali pratiche mettere in atto quando il figlio aveva una crisi. "Abbiamo dovuto chiedere a diversi medici di venire a vedere quali farmaci somministrare a Wael perché Maher non era lì per intervenire rapidamente" hanno sottolineato.
Un'inflessibilità è un'intransigenza, quella dell'Ice, che neanche la morte del giovane è riuscita a scalfire. Nonostante gli appelli dei familiari perché fosse concesso all'uomo almeno la presenza al funerale del figlio per dare l'ultimo saluto al trentenne, i funzionari dell'Immigration and Customs Enforcement infatti hanno respinto ogni richiesta.
La famiglia del 62enne ha raccontato che i primi contatti con alcuni funzionari Ice dopo la morte del giovane sembravano aver aperto uno spiraglio. L'avvocato ha detto che aveva discusso anche la logistica del funerale e le condizioni dell'ICE per consentire la presenza di Maher e "che si erano mostrati disponibili a facilitare la libertà vigilata di Maher", ma alla fine si sono rifiutati di farlo.
"Siamo profondamente delusi dalla decisione dell'ICE di negare a Maher Tarabishi l'opportunità di dare l'ultimo saluto al suo amato figlio, Wael", ha dichiarato l'avvocato della famiglia, aggiungendo: "La decisione di impedirgli di dire addio è il riflesso della tragica mancanza di umanità da parte di chi è al potere".