L'avvicinarsi delle attesissime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che si terranno il prossimo 3 novembre, ha registrato un record di early voting, ovvero di voti anticipati: oltre 71 milioni di cittadini hanno già espresso la loro preferenza. Ma perché negli Stati a stelle e strisce si sta già andando alle urne? L’early voting ha lo scopo di aumentare la partecipazione al voto e di diminuire il flusso di persone che si recano ai seggi il giorno ufficiale delle elezioni. Ma non è una modalità ideata nell’ultimo anno per evitare gli assembramenti che favoriscono il contagio da Covid-19: negli States avviene infatti dagli anni '90.

Il numero dei voti anticipati è raddoppiato rispetto al 2016

Secondo gli ultimi dati raccolti dal sito sito US Elections Project, gestito da Michael McDonald, docente all’Università della Florida, nelle scorse settimane oltre 71 milioni di statunitensi hanno scelto questa modalità di voto, contro i 58 milioni delle ultime presidenziali nel 2016. E mancano ancora cinque giorni al fatidico 3 novembre.
Negli Stati Uniti il voto anticipato si può effettuare in due modi: di persona (scelta che quest’anno hanno fatto 24 milioni di elettori) o via posta (in 47 milioni). Il voto anticipato di persona è consentito solo in 33 Stati, mentre quello via posta si può effettuare ovunque, anche se le dinamiche e le tempistiche variano. In alcuni Stati si devono presentare le motivazioni per cui non ci si reca ai seggi, in altri non è necessario.
In generale, però, le modalità di voto anticipato, soprattutto da remoto, sono state semplificate in tutti e 50 gli Stati a causa della pandemia di Covid-19.

Chi ha votato in anticipo: la maggioranza ai Democratici. In aumento elettori giovani e afroamericani

Secondo i principali istituti di sondaggio statunitensi, U.S.C Dornsife e IBD/TIPP il candidato democratico Joe Biden sarebbe in testa sul repubblicano Donald Trump con un margine che va dai 7 ai 12 punti.
Inoltre, i giovani elettori di età compresa tra i 18 e i 29 anni per ora sono molti di più rispetto alle scorse elezioni: hanno già votato in tre milioni e, secondo un sondaggio svolto dall’Università di Harvard, la loro affluenza rimarrà alta. Nel 2016 la percentuale dei votanti in questa fascia d’età non superava il 46%, mentre quest’anno si prevede che andrà alle urne circa il 63% di loro.
Aumenta anche il numero degli afroamericani votanti. Secondo una ricerca della società di data analyst Target Smart, il numero di elettori neri delle ultime settimane è sei volte superiore a quello del 2016.
Il conteggio del sito US Elections Project suggerisce che buona parte dei voti viene da Texas, Florida e California, gli stati più popolosi. Sembra dunque che questa corsa ai voti anticipati non sia dovuta solo alla pandemia in corso ma abbia anche un altro motore: un maggiore impegno civico tra gli statunitensi. Dei 71 milioni che hanno voluto esprimere in anticipo la loro preferenza, infatti, 24 milioni l’hanno fatto recandosi personalmente ai seggi e passando anche diverse ore in coda. Inoltre, circa il 25% dei voti già espressi proviene da persone che alle presidenziali del 2016 avevano scelto di non votare.
Forse, in questo momento storico così drammatico, gli americani hanno deciso che il loro voto conta ora più che mai. I social sono stati inondati di post pubblicati da utenti in fila davanti ai seggi che esortavano ad andare a votare.

Donald Trump sostiene che il voto via posta porti più facilmente a brogli elettorali

Una maggioranza così larga per i Democratici in questa prima fase potrebbe anche dipendere dal fatto che molti Repubblicani abbiano optato per votare direttamente il 3 novembre, scoraggiati da Trump che si esprime da mesi in maniera molto negativa sul voto per corrispondenza. Il presidente in carica sostiene che un maggiore voto da remoto porti più facilmente a dei brogli elettorali sotto forma di doppie votazioni.
Ovviamente le preferenze espresse via posta richiedono un tempo più lungo e un procedimento più macchinoso per essere conteggiate ma nella storia delle elezioni statunitensi non ci sono prove concrete di brogli elettorali avvenuti a causa del cosiddetto mail – in voting.
Certamente il sistema dei voti per corrispondenza non si è sempre dimostrato infallibile: può capitare che alcune schede elettorali vengano respinte a causa di piccoli cavilli tecnici o burocratici. In North Carolina, nelle ultime settimane, circa 7mila schede sono state rimandate al mittente per questo motivo.