“Abbiamo la borsa di studio per lasciare Gaza ma l’ambasciata italiana non risponde”: l’appello di 38 studenti

"Quando ho saputo di aver vinto la borsa di studio mi trovavo come al solito nella tenda, soffrivo per il caldo e la stanchezza, ma appena ho letto sono balzato in piedi e ho abbracciato forte mio padre, mi sembrava un sogno che si avverava. Adesso però l'ambasciata italiana non risponde alle mail, e al telefono dicono che la linea è riservata solo alle emergenze. È un muro di silenzio". A parlare da Gaza a Fanpage.it è Mohammed Al-Ashi, 22 anni, portavoce della rete dei 38 studenti bloccati nella Striscia.
Mohammed ha vinto una borsa di studio per l'Università di Roma Tor Vergata ma nonostante questo non è riuscito a partire, e come lui anche i suoi colleghi accettati in altri atenei italiani. Mesi fa, il Ministero degli Esteri ha attivato i corridoi universitari per permettere a studenti e ricercatori di Gaza di usufruire delle borse di studio vinte nelle nostre università. Secondo quanto riferisce la Farnesina a Fanpage.it, sono 157 gli studenti arrivati nel nostro paese, e oltre 1.500 quelli evacuati per altri motivi, come ragioni mediche o ricongiungimenti. La differenza è che questi ultimi corridoi non si sono mai chiusi, l'ultimo volo umanitario è partito nella notte del 9 febbraio, mentre quelli per gli studenti sono stati interrotti a novembre, nonostante ci siano ancora decine di giovani vincitori in attesa.
Mohammed è tra loro e ha deciso di fare rete con i suoi colleghi: "La maggior parte dei borsisti è partita mesi fa, ma 38 di noi continuiamo a essere bloccati a Gaza, anche se abbiamo borse di studio complete che coprono tutte le spese. Siamo stati lasciati indietro. E la cosa più dolorosa è la totale assenza di comunicazione".
Come apprendiamo, le università interessate sono in tutta Italia: l'università di Milano attende 8 studenti; quella di Bologna 7; l'università della Calabria 5; poi ci sono Camerino; Trieste; Insubria e altre. Per un totale di 18 diversi atenei.
Mohammed ha saputo di essere stato accettato il 14 novembre 2025: "A me come ad altri è stato fatto promettere di ‘restare vicini al telefono', e per noi in questi mesi è diventato un ricordo ossessivo. Da quel momento abbiamo provato in tutti i modi a ottenere informazioni, ma abbiamo ricevuto solo silenzio. Quando proviamo a chiamare ci rimandano alle stesse e-mail a cui non risponde nessuno".
Gli studenti di Gaza credevano che la loro vita sarebbe cambiata per sempre, invece sono entrati in un limbo dal quale non riescono a uscire a causa della speranza delusa due volte, la prima dalla guerra e la seconda dal silenzio dell'ambasciata: "Dall'inizio della guerra siamo stati privati di tutto, abbiamo perso il diritto all'istruzione per quasi due anni e mezzo. Questo è un disastro per una generazione che valorizza l'apprendimento sopra ogni altra cosa. Per noi l'istruzione non è solo una scelta, è la nostra identità ed è anche l'unico strumento che ci rimane per costruirci un futuro".
"Ho deciso di studiare in Italia dopo aver visto il Padrino"

Prima del 7 ottobre 2023 Mohammed era uno studente modello: "Mi sono laureato con lode nel tempo record di 3 anni invece di 4 all'Università Al-Azhar. Era il settembre 2023, un mese prima dello scoppio della guerra. Volevo fondare una mia startup e intanto davo lezioni private agli altri studenti. Con l'arrivo della guerra tutto è stato distrutto".
Le ragazze e i ragazzi di Gaza hanno avuto nuova speranza quando in tutta Europa sono stati adottati dalle università programmi appositi per dare loro una nuova possibilità per studiare. E l'Italia ha fatto lo stesso: a maggio 2025 la CRUI (Conferenza dei rettori delle università italiane) ha creato lo Iupals, il progetto di borse di studio dedicato proprio ai giovani palestinesi attraverso l'esonero dalle tasse universitarie, i finanziamenti per l'alloggio, per i pasti e per l'assicurazione sanitaria.
Gli studenti di Gaza però non possono partire e basta. C'è bisogno che i Ministeri degli esteri dei singoli paesi di arrivo attivino dei corridoi appositi in accordo con Israele e con i paesi di transito, come più volte ha sottolineato la Farnesina.
Mohammed ha seguito un corso di laurea in lingua inglese e avrebbe potuto fare domanda per Regno Unito e Irlanda, ma ha preferito l'Italia per amore del nostro paese: "Studiare in Italia è un sogno per molti, ma il primo giorno in cui ho iniziato a desiderarlo è stato quando ho visto il film Il Padrino con mio padre in televisione quando ero piccolo. All'inizio del film, quando la famiglia era riunita, ballava e cantava al matrimonio della sorella, sono rimasto molto colpito dalla cultura perché mi sembrava molto simile alla nostra. Da quel momento, il mio sogno è diventato quello di visitare l'Italia. Dopo essere cresciuto un po' e aver fatto ricerche approfondite, ho scoperto che l'Italia è molto interessata alla scienza e ha molto prestigio nel campo dell'istruzione, quindi mi sono impegnato e ho lavorato sodo per poter studiare lì".
Dopo tanto impegno è riuscito a rientrare nel gruppo di 97 vincitori del progetto Iupals, ma per lui non è stato predisposto nessun volo, e non sa perché.
L'appello degli studenti lasciati a Gaza: "La Farnesina rompa il silenzio"
Mohammed e gli altri palestinesi vincitori delle borse di studio hanno scelto di lanciare un appello all'Italia: "La nostra speranza continua a essere riposta nel governo italiano affinché continuino i loro sforzi per salvare il nostro futuro. Facciamo appello al Ministero degli Affari Esteri italiano affinché rompa questo silenzio e includa i restanti studenti nella prossima evacuazione. Non lasciate che il nostro percorso accademico finisca prima ancora di iniziare".
E si rivolgono anche ai cittadini che in questi mesi sono scesi in piazza a più riprese per la causa palestinese: "Non dimenticatevi di noi. Vi chiediamo di far sentire la vostra voce a nostro nome e di chiedere che ci sia permesso di iscriverci alle nostre università prima che il secondo semestre vada perso".
La volontaria: "Riattivare i corridoi per studenti provenienti da contesti di guerra"
Secondo i dati forniti a Fanpage.it dai volontari che in questi mesi stanno facendo da ponte tra le università italiane e Gaza, sono oltre 50 gli studenti ancora in attesa di essere evacuati verso l'Italia. Si tratta di giovani vincitori di borse di studio IUPALS, AFAM e del programma Erasmus+.
"Si tratta di ragazze e ragazzi che hanno già superato selezioni e ottenuto lettere di ammissione, e che dovrebbero essere qui, nelle nostre università, a studiare e costruire il proprio futuro – spiega Annette Palmieri, la volontari che in questi mesi ha accompagnato in Italia decine di studenti – L’istruzione non è un privilegio, è un diritto fondamentale e in questo caso anche uno strumento di protezione. I corridoi universitari hanno salvato molte vite e hanno garantito la continuità accademica a studenti provenienti da contesti di guerra, per questo devono essere riattivati con urgenza".
Palmieri in questi mesi ha perso i contatti con diversi studenti, con alcuni è successo perché hanno accettato borse in atenei di altri paesi, ma altri sono semplicemente spariti. "Le università e le istituzioni hanno una responsabilità chiara: non voltarsi dall’altra parte", conclude l'attivista.