Domani, domenica 26 maggio, gli italiani tornano alle urne per le Elezioni Europee 2019. Oggi è il giorno del silenzio elettorale (qui spieghiamo cos’è e quali regole prevede), ma come accaduto anche in precedenti elezioni il ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha rinunciato a usare i suoi canali social per intervenire sul voto. “Domani dalle 7 alle 23 scriviamo insieme il Futuro. #DomenicavotoLega, #stavoltavoto, #stavoltavotoLega”, ha twittato Salvini che ha anche postato, sempre nel giorno del silenzio elettorale, foto e video con ringraziamenti vari a chi ha partecipato ai suoi comizi in giro per l’Italia utilizzando l’hashtag #domenicavotoLega.

Interventi sui social che hanno scatenato malumori e polemiche in rete. In tanti sottolineano che il ministro dell'Interno dovrebbe vigilare sul silenzio assenso e non violarlo. “Ministro ci sono alcune persone che non rispettano il silenzio elettorale, mi chiami subito il ministro dell'Interno”, ironizza anche qualcuno sui social.

Gli attacchi di Renzi e Boldrini – E sulla questione è intervenuto tra gli altri, sempre su Twitter, anche l’ex segretario del Pd Matteo Renzi. “Salvini dovrebbe dare l'esempio rispettando il silenzio elettorale che invece sta violando”, ha scritto Renzi ricordando anche “le figuracce che l'Italia ha fatto per colpa di parlamentari assenteisti come lui”.

Ha commentato i numerosi tweet di Salvini nel giorno del silenzio elettorale anche Laura Boldrini, che scrive: “Abbiamo un Ministro dell’Interno che non lavora, sempre in giro a fare comizi. Almeno oggi poteva sfruttare questa occasione per sbrigare qualche pratica E invece no, viola il #SilenzioElettorale e come al solito passa la giornata a twittare #SeQuestoÈUnMinistro”.

Cosa dice la legge sul silenzio elettorale – La legge sul silenzio elettorale (la legge 212 risale al 1956 ma è stata modificata con il decreto legge 807 del 1984, includendo nel divieto di fare propaganda elettorale anche le emittenti radiotelevisive private), all'articolo 9 recita: “Nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri o manifesti di propaganda o l’applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”. Ma come funziona il silenzio elettorale sui social? Il testo della legge del 1956, modificata nel 1984, non fa riferimento a Internet e ai social che però negli ultimi anni sono diventati essenziali nell’ambito della comunicazione politica. Per far fronte a questo vuoto normativo ha preso posizione l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni varando delle linee guida per le piattaforme digitali, come Facebook o Google.