Rincari: rispetto al 2012 la pausa pranzo costa il 4% in più

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Federconsumatori ha registrato un aumento costante dei prezzi delle pietanze servite presso i punti di ristoro, le mense e i self service: un pasto tipo può arrivare a costare anche 13.20 euro al giorno, per un totale di 290.40 euro al mese.

Dal 2001 al 2013 il costo di un pasto di lavoro è aumentato del 139%: a denunciare i nuovi rincari è l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori – che nella sua ultima rilevazione ha registrato aumenti medi del 4% rispetto allo scorso anno. L’associazione ricorda come nel 2001 un pasto medio (composto dunque da acqua, piatto di pasta, dessert e caffè consumati in una tavola calda/self service) costasse 5.53 euro mentre oggi, nonostante la crisi, servono 13.20 euro al giorno, cioè più del doppio. In un mese i lavoratori costretti a mangiare fuori casa arrivano a spendere dunque quasi 300 euro (con precisione 290.40) per la pausa pranzo. Nell’analisi dell’escalation dei prezzi dei singoli piatti spiccano, tra gli altri, il costo dell’acqua (+227%, dai 52 centesimi del 2001 a 1.70 del 2013), del gelato (da 77 centesimi a 3 euro), del tramezzino (dai 77 centesimi ai 2.30 euro).

Sempre più coloro che portano il pranzo da casa –  La stessa associazione spiega che, alla luce di questi rincari e considerato il momento di crisi, sono sempre più coloro che di fatto rinunciano alla pausa pranzo nei punti self service, nei bar e nelle mense. Sempre più, dunque, i lavoratori che decidono di portarsi il pranzo da casa. E in effetti, stando ai dati dell’associazione, è questa una scelta che paga: è sicuramente meno comoda ma che fa risparmiare. Lo stesso pasto tipo, infatti, preparato a casa arriva a costare circa 3 euro e quindi il 77 per cento in meno rispetto a quello consumato nelle mense. La Federconsumatori consiglia anche ulteriori strategie per risparmiare: ad esempio organizzare, ove possibile, un pranzo collettivo con i colleghi di lavoro e a turno preparare il pranzo per tutti. In questo modo si risparmia oltre l’80%.

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