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Province, 20mila dipendenti a rischio da ricollocare in Comuni e Regioni

Sono 20mila i dipendenti provinciali che rischiano di rimanere a piedi dopo i tagli del governo.
A cura di Davide Falcioni
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Che quella dell'"abolizione delle province" fosse una bufala era ormai noto. Le elezioni di secondo livello, che si sono tenute le scorso mese di ottobre, pur avendo espropriato i cittadini del diritto di voto – affidandolo solo ai consiglieri comunali – hanno infatti rinnovato i consigli provinciali eleggendo presidenti in tutta Italia: alle province rimarrà l'onere della gestione delle strade e del servizio scolastico, mentre 20mila dipendenti sono in bilico dopo la decisione – approvata dal governo in legge di Stabilità – di apportare un deciso taglio di organico. Molti lavoratori verranno ricollocati in altri uffici, anche se non tutti: la gran parte verranno molto probabilmente assorbiti da Regioni, Comuni, tribunali e altri enti pubblici. A restare fuori sono però 80mila persone, risultate idonee nei concorsi pubblici, che temono di veder sfumare l’ingresso nella Pubblica Amministrazione.

Per questo si annunciano moltissimi ricorsi: la Regione Lombardia lo presenterà alla Corte Costituzionale ma potrebbero accodarsi almeno altre due Regioni. Se questi enti non vorranno farsi carico del personale in esubero, infatti, questo finirà in mobilità. In questo quadro i sindacati annunciano battaglia ed hanno annunciato, per la giornata di oggi, l'occupazione di alcune Province. Su twitter è stato creato l’hashtag#NoEmendamento29810 (in riferimento all’emendamento del governo alla Legge di Stabilità che destina alla mobilità i ventimila dipendenti in esubero). La "battaglia", dunque, corre anche sui social network, dove sono bersagliati i profili di Marianna Madia, ministro della Funzione Pubblica, del sottosegretario Angelo Rughetti, del relatore alla finanziaria Giorgio Santini e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio.

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