La manovra da 40 miliardi varata ieri dal governo prevede alcune importanti misure fiscali. Il Consiglio dei ministri ha approvato anche un decreto che rinvia al 2021 la ripresa della riscossione esattoriale, il cui blocco era scaduto il 15 ottobre.

In pratica ​​fino al 31 dicembre non partiranno le vecchie cartelle (circa 9 milioni) congelate tra marzo e ottobre nel corso della prima ondata di coronavirus, neanche quelle nuove appena create dai ruoli degli enti creditori; stop anche ai pagamenti e a tutti gli atti esecutivi, dai pignoramenti alle ipoteche ai fermi amministrativi. Una misura che stoppa l'invio già da novembre di 2 milioni di cartelle esattoriali, 1 milione delle vecchie e 1 delle nuove e che sarebbe andata avanti a colpi di 1 milione di cartelle al mese. "Per consentire uno smaltimento graduale delle cartelle di pagamento che si sono già accumulate, alle quali si aggiungeranno quelle dei ruoli che gli enti consegneranno fino al termine della sospensione, è inoltre previsto il differimento di 12 mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle", si legge sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Riforma fiscale: assegno unico e taglio cuneo fiscale

"Vengono stanziati 8 miliardi di euro annui a regime per la riforma fiscale, che comprende l’assegno unico, ai quali si aggiungeranno le risorse derivanti dalle maggiori entrate fiscali che confluiranno nell’apposito fondo ‘per la fedeltà fiscale'", si legge sempre sul sito. La riforma fiscale dovrebbe partire dal 1 gennaio 2022. Le risorse stanziate, 8 miliardi per il momento, potranno essere rimpinguate con quelle che confluiranno nell'apposito "Fondo per la fedeltà fiscale", riformato nelle modalità e utilizzabile più velocemente, che potrà contare sulla quota di denaro raccolta con la lotta all'evasione. "La riforma dell'Irpef – ha spiegato ieri il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri – verrà alimentata anche da un fondo in cui confluiranno le maggiori entrate derivanti dal contrasto all'evasione fiscale, che insieme alla digitalizzazione dei pagamenti è una priorità di questo governo".

Un ruolo centrale nella lotta contro gli evasori avranno gli incentivi all'uso della elettronica con il piano cashless, la cui sperimentazione partirà a dicembre. I due anticipi di riforma fiscale già da quest'anno sono costituiti da due pilastri: il taglio del cuneo, di fatto un intervento sull'Irpef, e la partenza dell'assegno unico per i figli, un contributo mensile  alle famiglie con figli, che arriverà da luglio.

Il cuneo, in continuità con il bonus 80 euro di Renzi, porta a 100 euro l'incremento di salario mensile per i lavoratori dipendenti fino a 28mila di reddito (per azzerarsi, con meccanismo decrescente, a 40mila euro), con uno stanziamento annuale complessivo di 7 miliardi.

L'altro pilastro è appunto l'assegno unico per i figli, che ammonta a circa 200-250 euro per ogni figlio: per quest'anno sono stati stanziati 3 miliardi. Dopo l'approvazione unanime alla Camera il provvedimento ha iniziato la scorsa settimana l'iter al Senato. Scompariranno le detrazioni fiscali e gli assegni familiari Inps, e saranno sostituiti da un assegno unico; il reddito di riferimento non sarà quello Irpef, ma l'importo, che sarà suddiviso in una quota fissa e in una quota variabile sarà agganciato all'Isee. La parte variabile dipenderà, oltre che dal coefficiente Isee, anche dal numero dei figli e dalla loro età.