Iva al 22%, l’allarme dei negozianti: “Così non vedremo più la ripresa”

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Per congelare l’aliquota occorre 1 miliardo per il 2013 che difficilmente verrà trovato. Confcommercio: “Addio a 10.000 posti di lavoro”. Confesercenti: Triplo errore: peggiorerà a competitività in Europa, meno gettito, nuovo crollo dei consumi”.

Le risorse non si trovano e così il Governo Letta sembra ormai arrendersi e lasciare che il 1° ottobre scatti l'aumento dell'Iva al 22%. Per quanto l'incremento di un punto percentuale non piaccia al PdL, la presa d'atto che niente o quasi può essere fatto per evitarlo è arrivata ieri dopo l'incontro tra il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, e il commissario europeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn. È “altamente probabile” che l'aliquota Iva del 21% aumenti dal prossimo ottobre di un punto percentuale al 22%, hanno spiegato fonti governative al termine del colloquio. Ma gli effetti recessivi dell'aumento dell'Iva sembrano essere sottovalutati. E' l'Ufficio Studi di Confcommercio a sintetizzarli attraverso un'analisi economica dalla quale si evince che l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto significherebbe dire "addio alla ripresa". A conti fatti un eventuale incremento dell'imposta tra meno di due settimane costerebbe al mercato una riduzione dei consumi pari allo 0,1%, un incremento dei prezzi dello 0,4%, la perdita di 10.000 posti di lavoro.

"In una situazione già di estrema difficoltà per le imprese del commercio, gravate da una pressione fiscale da record mondiale e dal mancato pagamento dei debiti della P.a, un'ulteriore contrazione della domanda interna porterà alla chiusura di molte attività" dice l'ufficio studi secondo il quale risulteranno più penalizzate le famiglie a basso reddito in quanto la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) per il 20% di famiglie più povere arriverebbe al 10,5%, mentre per il 20% di famiglie più ricche sarebbe del 7,5%, circa il 30% in meno. L'incremento dell'Iva andrebbe poi a incider negativamente sulle spese del mese di dicembre e quindi delle festività, momento nel quale, invece, potrebbero concretizzarsi finalmente gli auspicati segnali di ripresa, secondo Confcommercio.

E' evidente, dunque, – afferma la Confcommercio – che l'aumento dell'aliquota è un'ipotesi che va definitivamente scongiurata perchè questa misura, anche alla luce dei primi timidi segnali di ripresa che non hanno però ancora interessato l'economia reale, sarebbe davvero esiziale per famiglie e imprese già stremate da una crisi senza precedenti compromettendo la ripresa dei consumi e il conseguente consolidamento del quadro economico".

Contro l'aumento dell'Iva anche Centromarca (Associazione Italiana dell'Industria di Marca), che sottolinea come l'incremento di un punto percentuale "avrebbe effetti pesantissimi sull'economia italiana, penalizzerebbe il potere d'acquisto delle famiglie e accelererebbe il calo della domanda interna". L'associazione sottolinea come ormai da 3 anni i consumi sono in recessione. "A giugno scorso, rispetto allo stesso mese 2012, i prodotti alimentari hanno segnato un calo del -2,9% e il non alimentare una flessione del -3,1%. Su base annua il calo complessivo è del -3%, con una flessione del -1,8% per l'alimentare e del -3,5% per il non food". "In un quadro così critico l'aumento dell'Iva allontanerebbe in modo drammatico qualsiasi prospettiva di ripresa – rileva Luigi Bordoni, presidente di Centromarca – traducendosi in aumento dell'inflazione, riduzione del potere d'acquisto delle famiglie e ulteriore accelerazione del calo della domanda interna".

Di triplo errore, guardando all'aumento dell'Iva parla Confesercenti: "In primo luogo – spiega l'organizzazione – perchè peggiora la competitività del nostro Paese in Europa, soprattutto rispetto alle grandi nazioni come Francia, Germania e Spagna. L'Italia raggiungerebbe la Slovenia a un poco inviabile quinto posto nell'area dell'Euro". Inoltre «i" gettito calerà e quindi l'operazione aumento Iva, sia palese o ‘mascherato' attraverso la formula degli spostamenti dei beni fra le aliquote – diverrà un boomerang che contribuirà ancora di più a fare del nostro Paese l'unico ancora in recessione". Terzo punto: "l'aumento darà un altro duro colpo ai redditi delle famiglie e ai consumi, moltiplicando i rischi di chiusure di imprese e disoccupazione".

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