Istat: Crolla la spesa delle famiglie, Pil a -2,6%

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Crollano i consumi e la ricchezza del Paese, è la fotografia dell’Italia fatta dall’Istituto di statistica con la diffusione dei conti economici trimestrali.

Può essere che la ripresa sia a portata di mano, come ha detto Monti, ma certamente dai numeri e dalle statistiche la situazione sembra molto più preoccupante. Oggi l'Istat ha diffuso, infatti, i dati sui conti economici trimestrali, rilevando una nuova discesa dei consumi degli italiani e ribassando le stime del Pil per quest'anno. Secondo l'Istituto di statistica nazionale nel secondo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% nei confronti del secondo trimestre del 2011. A pesare sulla diminuzione del Pil la domanda interna di beni e servizi, che è calata drasticamente. In termini congiunturali, infatti, nel secondo trimestre di quest'anno la spesa delle famiglie residenti è diminuita dell'1%, mentre i consumi finali nazionali sono scesi dello 0,7%.

Calano anche gli investimenti – Insomma sembra una spirale recessiva pericolosa, la crisi colpisce le famiglie che dunque spendono sempre meno provocando una flessione degli investimenti con un conseguente abbassamento del livello di ricchezza del Paese. Come precisano dall'Istat, il minore consumo delle famiglie e dunque il calo della domanda nazionale ha sottratto un punto percentuale alla crescita del Pil. Nel dettaglio la spesa delle famiglie sul territorio nazionale in termini tendenziali ha registrato un calo del 3,5%, il settore più colpito è quello dei beni durevoli con una diminuzione del 10,1%, mentre calo più contenuto per i beni non durevoli e l'acquisto di servizi che hanno fatto registrare rispettivamente -3,5% e -1,1%. Per quanto riguarda la contrazione degli investimenti invece a pesare maggiormente è stato il calo della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti, diminuita del 3,1%, e la spesa per mezzi di trasporto e per gli investimenti in costruzioni calati del 3,8% e dell'1,5%.

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