Gli operatori dei call center per sempre precari, lo dice il decreto Sviluppo

C’è una norma del documento del ministro Passera che non piacerà a quanti si occupano di “attività di vendita diretta di beni e servizi realizzata attraverso call center outbound”. Lavoreranno sempre con contratti a progetto.
C’è una norma del documento del ministro Passera che non piacerà a quanti si occupano di “attività di vendita diretta di beni e servizi realizzata attraverso call center outbound”. Lavoreranno sempre con contratti a progetto.

Non saranno felici gli operatori dei call center dell’approvazione definitiva al Senato, venerdì scorso, del decreto Sviluppo di Corrado Passera. Per questa categoria di lavoratori, infatti, c’è un comma ad hoc nel decreto che, difatti, li costringerà a una carriera di precariato. È quanto riporta Il Fatto Quotidiano il quale fa notare dell’esistenza di questo comma, il settimo dell’articolo 24 bis, che è stato introdotto con un emendamento in commissione alla Camera e che prevede per chi si occupa di “attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzata attraverso call center outbound”, continui contratti a progetto. Nessuna possibilità, insomma, di smettere, nemmeno col tempo, di essere un precario.

Un solo deputato avrebbe definito la norma inaccettabile – È sempre il Fatto a riportare quanto accaduto, in occasione del dibattito parlamentare su questo provvedimento, tra i deputati: solo in un caso qualcuno si è infatti detto contrario a questa norma definendola “inaccettabile”. Si tratta di Giacomo Portas, indipendente nel Pd e a capo del movimento in Piemonte de “I Moderati”. L’unico a dirsi contrario al “destino” dei lavoratori dei call center, tra l’altro, nella vita fa il manager, proprio in questo settore. E lui, che non ci pensa a definirsi un santo, ha spiegato perché una norma del genere sia anche contraria alla crescita tanto auspicata dal governo.

Qualcuno mi ha detto che il mio è stato l’unico conflitto di disinteresse della legislatura, ma voglio essere chiaro: non sono un santo, mi piace guadagnare, ma nell’azienda che ho contribuito a fondare, di cui sono stato socio per anni e con cui ora continuo a collaborare, di co.co.pro. non ne abbiamo fatti in 12 anni e non li faremo mai.

“Puoi fare margine anche rispettando i diritti delle persone” – Per Portas, con questa legge, non si contribuisce infatti a fare dei call center una moderna industria dei servizi, dal suo punto di vista, inoltre, in aziende del genere “puoi fare margine anche rispettando i diritti delle persone, basta puntare sulla formazione e sulla qualità di gente che non è facilmente sostituibile”. Perché, come d’altronde in tutti gli ambiti lavoratori, la formazione del lavoratore è fondamentale anche nei call center: se al telefono finisce una persona preparata è più probabile che riesca a trovare commesse migliori per l’azienda per cui lavora. Non solo, Portas parla anche di mesi di formazione nell’azienda che lo coinvolge in prima persona, di operatori con piena padronanza di lingue straniere che, per garantire un servizio funzionante, non puoi “tenere alla fame”.

120 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views