Firmato l’accordo tra Confindustria e i sindacati su contratti e rappresentanza sindacale ma Fiom e Fiat non sono d’accordo
Ieri Confindustria e i sindacati si sono riuniti per discutere di contratti e rappresentanza sindacale. Dopo circa sei ore di trattativa è arrivato l’accordo unitario tra Confindustria e i tre sindacati, Cisl, Uil e la stessa Cgil, dopo gli accordi separati degli ultimi anni. L’approvazione del documento sembrava aver soddisfatto tutti, dal ministro Tremonti, che ha ringraziato tutti i partecipanti alla trattativa, al ministro Sacconi, che ha espresso la sua felicità per l’accordo raggiunto. Anche le parti in causa erano sembrate tutte soddisfatte vedendo questo accordo come un momento che “chiude una stagione di separatezza”.
In realtà non si sono fatte attendere sia le reazioni della Fiat sia quelle della Fiom. La fabbrica torinese non è soddisfatta dell’accordo soprattutto perché non è previsto all’interno una reale alternativa tra contratti nazionali e aziendali, e quindi la conferma della piena validità degli accordi già firmati a Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco. Sullo stesso punto l’accordo ha scontentato anche la Fiom, che vede la possibilità di modificare il contratto nazionale in netta contrapposizione con quanto ha sempre affermato il sindacato e un rischio di interferenza con il ricorso giudiziario presentato dal sindacato dei metalmeccanici Cgil contro il Lingotto al Tribunale di Torino.

Il documento approvato è articolato in vari punti, si parla di nuove regole per la rappresentanza sindacale, (per negoziare è necessario l’organizzazione sindacale superi il 5% del totale dei lavoratori della categoria cui si applica il CCNL); dell’approvazione dei contratti (per approvare un contratto serve il 50 per cento più uno degli aventi diritto); delle garanzie di efficacia per gli accordi contrattuali (i contratti aziendali sono “efficaci” per tutti i lavoratori se approvati dalla maggioranza dei rappresentanti eletti); di sciopero (in caso di accordo valido scatta la “tregua dello sciopero” cioè nessuna astensione dal lavoro per un certo periodo); e soprattutto di contratto nazionale, si specifica che ha la funzione di garantire “la certezza” dei trattamenti economici e normativi “comuni” per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale. Ci possono essere, però, “intese modificative” del contratto nazionale sulla disciplina della prestazione lavorativa, degli orari e dell’organizzazione del lavoro. Più in generale con i contratti aziendali c’è la possibilità di indicare regole che modificano il contratto nazionale, anche se non si parla mai specificamente di deroghe.
La notizia della firma del contratto ha scaldato gli animi all’interno della Cgil, il leader della Fiom Landini contesta molti dei punti dell’accordo, quali la derogabilità del contratto nazionale con accordi aziendali, il fatto che non sia mai previsto il voto dei lavoratori e la violazione al diritto di sciopero, dichiarando che "non è possibile firmare un accordo che non preveda un voto dei lavoratori sui contratti nazionali e sugli accordi aziendali. E non è neppure accettabile un sistema di deroghe al contratto nazionale, tantomeno una violazione del diritto di sciopero".
La Fiom, ha ricordato che nello statuto della Cgil è previsto che gli accordi siano sottoposti al voto degli iscritti, aggiungendo poi che: “Lo consideriamo un accordo in cui la Cgil arretra le sue posizioni e cede su dei punti non cedibili”. Ancora più duro Giorgio Cremaschi membro della Segreteria Nazionale della Fiom che parla di "un accordo che estende a tutti i lavoratori il modello Fiat, un cedimento gravissimo della Cgil che contrasteremo in Cgil, nelle fabbriche e nel Paese". Sembra quindi che l’entusiasmo iniziale per un ritrovato accordo tra tutte le parti sia stato frutto di un ottimismo azzardato.