E’ sempre più basso il potere d’acquisto delle famiglie italiane

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E’ il dato che emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat. Si risparmia sopratutto sulle spese per vestiario, trasporti, mobili ed elettrodomestici. Una situazione alla quale hanno contribuito la forte riduzione del reddito e l’inasprimento delle tasse.

E' un'Italia sempre più povera quella che emerge dall'ultima indagine Istat. Un Paese che ora sembra iniziare a tagliare anche su beni e servizi di prima necessità. A fronte della caduta del reddito disponibile, infatti, nel 2012 oltre 6 famiglie italiane su dieci (62,3%) hanno adottato strategie di riduzione della quantità e/o qualità dei prodotti alimentari acquistati (quasi nove punti percentuali in più rispetto all'anno precedente). "Il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8%.S i tratta – si legge nel rapporto – di una caduta di intensità eccezionale che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino". Un andamento al quale hanno contribuito soprattutto "la forte riduzione del reddito da attività imprenditoriale e l'inasprimento del prelievo fiscale", spiega l'Istituto di statistica.

Crolla la spesa di vestiario, trasporti, mobili – Nello specifico, il taglio è dell'1,6% sulla spesa corrente per i consumi, corrispondente ad una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati. Lo attesta il "Rapporto annuale 2013 – La situazione nel Paese" redatto dall'Istituto nazionale di statistica e presentato oggi a Montecitorio. Da quello che si evince, la riduzione dei consumi ha interessato praticamente ogni tipo di categoria, in particolare però l'abbigliamento (-10,2%), i trasporti (-8,5%), mobili ed elettrodomestici (-5,8%), comunicazioni e servizi culturali (rispettivamente -4,8% e -4,7%).

Il fenomeno sopratutto a Sud – Il fenomeno della contrazione dei consumi in Italia ha toccato la punta massima nel Mezzogiorno dove – rispetto alla media nazionale del 62,3% – sale al 73% la quota di famiglie che nel 2012 hanno acquistato meno cibo e/o più scadente. Al Nord questa scelta coinvolge il 55,5% dei nuclei familiari (con un incremento di quasi 10 punti percentuali), al Centro il 61,8%. Le tipologie familiari che hanno modificato in misura maggiore i comportamenti di consumo alimentare in senso restrittivo sono le coppie con figli, le famiglie di mono-genitori e quelle con membri aggregati (più del 64% di queste famiglie). Aumenta, inoltre, di circa due punti percentuali la quota di famiglie che acquistano generi alimentari presso gli hard discount, soprattutto nel Nord.

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