Così la burocrazia blocca l’Italia e brucia 30 miliardi
Commi, lettere, rimandi al altre leggi. Pratiche, fascicoli, scartoffie. L'Italia è sempre più bloccata dalla burocrazia che non permette ai motori della crescita di ripartire. Dalla giustizia alle imprese, ogni settore è alterato da una serie interminabile di carte bollate e di lungaggini che rallentano ogni processo produttivo. Il problema che sta alla base di questo macigno burocratico, scrive oggi il Corriere della Sera, è la totale assenza di norme semplici e comprensibili. Che tradotto a livello economico vuole dire un passivo di 31 miliardi di euro per Confartigianato. La sua organizzazione ha calcolato che il costo burocratico per le imprese sfiora ormai i due punti di Pil. Nel suo articolo Sergio Rizzo sottolinea come "il simbolo più eclatante della sconfitta subita dalla politica a opera della burocrazia è senza dubbio il ministero della Semplificazione, ora pietosamente sepolto. Mentre il ministro Roberto Calderoli menava inutilmente fendenti su 375 mila leggi inutili, la macchina della Complicazione andava a pieni giri". Certo non è solo colpa sua:
Un documento appena sfornato dall’ufficio studi della Confartigianato diretto da Enrico Quintavalle racconta che dal 2008 a oggi sono state approvate 491 norme tributarie, delle quali 288 hanno reso la vita più difficile alle imprese, contro le 67 che invece sulla carta le semplificavano. Bilancio: 4,3 complicazioni per ogni semplificazione. Lui, Calderoli, ci provò a fare una legge per stabilire che le leggi dovevano essere scritte in modo chiaro e comprensibile. Quell’obbligo esiste da quattro anni. Ma sfogliate una Gazzetta ufficiale , a caso, e controllate quante volte è stato rispettato. Praticamente mai.
Il Corriere della Sera cita per esempio i tempi della giustizia. La durata media di un processo civile in Italia per inadempienza contrattuale è di 1.210 giorni, ovvero oltre il triplo rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Nel Belpaese una procedura fallimentare dura mediamente 2.567 giorni. Ma può andare molto peggio. E' il caso di una piccola azienda della Puglia che s'è ritrovata a fare i conti con la (mala)giustizia per 48 anni.
Per avere norme semplici e comprensibili bisognerebbe forse cambiare chi le scrive. Che invece sono sempre gli stessi. Magistrati e altissimi burocrati detentori dei gangli del potere: capi di gabinetto e degli uffici legislativi, commissari straordinari, consiglieri di ministri e sottosegretari, ai vertici delle authority. Il fulcro della burocrazia. Tecnici e politici al tempo stesso, con entrature di peso nei partiti e nelle loro correnti. Anche loro una lobby, per dirla con Anna Maria Cancellieri?
Altro problema riguarda i ritardi tecnologici della Pubblica amministrazione. Per Confartigianato, i Comuni in grado di svolgere tutte le pratiche per via telematica sono solo 928 su oltre 8 mila, mentre solo 2.449 intrattengono con i fornitori rapporti di fatturazione elettronica: limitazioni che condizionano profondamente sulla lentezza burocratica. Tanto che lo Stato onora i debiti in media in 180 giorni, ma per la Sanità si arriva anche a 800 giorni di attesa.
E non è finita, perché nel nostro Paese per ottenere permessi edilizi sono necessari in media 234 giorni, contro i 184 della Francia, i 99 del Regno Unito e i 97 della Germania. Senza considerare che nel nostro Paese ci sono ben 62 strumenti urbanistici tra cui ci si deve districare. "Vincoli che non hanno impedito al Paese più iper regolato di diventare campione europeo di illegalità e abusivismo edilizio, ma che rendono ancora più tortuoso ogni processo decisionale, condizionato da un numero incredibile di soggetti competenti".