Il blocco dei tir paralizza la più grande fabbrica di furgoni d’Europa: produzione sospesa alla Stellantis

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Alla Stellantis di Atessa, il principale stabilimento europeo per i veicoli commerciali, non arrivano più forniture di componenti a causa dei blocchi degli autotrasportatori: così, in pochi giorni, è andata in tilt la produzione di oltre duemila furgoni Fiat, Citroen, Peugeot, Opel e Toyota. E gli operai sono ora in cassa integrazione.

Nello stabilimento Stellantis Europe di Atessa, il più grande polo produttivo europeo per i veicoli commerciali leggeri, le linee di montaggio si sono arrestate. A provocare la paralisi, che dura ormai da diversi giorni, non è stato però un calo delle commesse o una scelta strategica di riorganizzazione interna, bensì il blocco della circolazione dei mezzi pesanti indetto dagli autotrasportatori. A causa dello stop dei tir lungo la rete logistica nazionale, in particolare al sud, la fabbrica è rimasta a corto di componenti essenziali, costringendo l'azienda a sospendere le attività e ad attivare la cassa integrazione per il personale. Il bilancio del fermo produttivo cresce di ora in ora: con almeno otto turni di lavoro già saltati, il conto dei furgoni non assemblati ha superato la soglia critica delle duemila unità.

Ad Atessa il cuore europeo dei veicoli commerciali

Quello di Atessa non è un sito industriale qualunque, ma un punto di riferimento per l'intero settore automotive europeo. Dalle sue linee escono i furgoni di punta di molti dei principali marchi automobilistici mondiali. Oltre allo storico Fiat Ducato, nello stabilimento vengono assemblati i veicoli commerciali di altri marchi del gruppo Stellantis: Citroën (Jumper), Peugeot (Boxer) e Opel (Movano). A questi si aggiunge la produzione su commessa dei furgoni a marchio Toyota.

Come spiega a Fanpage.it Alfredo Fegatelli, segretario generale provinciale della Fiom Cgil di Chieti, "quello di Atessa è lo stabilimento più grande d'Europa. Insieme al sito di Gliwice, in Polonia, copre circa il 28% dell'intero mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri". Numeri che spiegano come ogni giorno di inattività in Val di Sangro abbia un impatto immediato sulle consegne e sulla filiera dell'automotive a livello internazionale.

Linee ferme e oltre 2mila furgoni persi

I blocchi degli autotrasportatori del sud Italia hanno messo in crisi non solo gli approvvigionamenti dei supermercati, ma – tra gli altri – anche le linee produttive di molte industrie in tutta Italia: nel caso del sito Stellantis di Atessa i magazzini interni sono ridotti al minimo e i pezzi arrivano direttamente dai fornitori man mano che devono essere montati. Se i trasporti si bloccano, l'autonomia della fabbrica è quantificabile in poche ore. "In questo momento ad Atessa abbiamo chiesto la cassa integrazione a partire dalla giornata di oggi, dopo che nei giorni precedenti erano già state sospese varie turnazioni" spiega Fegatelli. Siamo arrivati a circa otto turni di stop. Tenendo presente che la produzione giornaliera dello stabilimento si aggira sui 900 furgoni, indicativamente per ogni turno perso saltano circa 280 furgoni. Moltiplicando gli otto turni per 280, parliamo di una perdita stimata che supera ampiamente i duemila furgoni".

La mancanza di forniture impatta direttamente sulla produzione dei veicoli: "I componenti arrivano da tutto il Paese" prosegue il segretario della Fiom. "In questo caso stiamo parlando di materiali che provengono in modo particolare dalla Campania e parzialmente dalla Puglia. Dalla Puglia arrivano componenti necessari per i motori, e se mancano quelli, è evidente che il motore non può essere installato. Dalla Campania invece arrivano tappetini, insonorizzanti, specchietti e vari altri componenti. L'azienda lavora in ‘just-in-time', con consegne giornaliere: esiste un magazzino, ma non ha scorte sufficienti a garantire più di una giornata di lavoro. Quando si verifica un blocco del genere, mancano i materiali e la produzione si ferma".

Il sindacalista: "La protesta degli autostrasportatori è legittima"

Lo stop alla produzione di furgoni apre uno scenario complesso per i lavoratori di Atessa e per quelli del vasto indotto circostante, ora costretti a fare i conti con la cassa integrazione e con l'incertezza sul recupero delle giornate perse. Ma sul piano delle rivendicazioni degli autotrasportatori, il sindacalista riconosce l'origine sociale della mobilitazione: "Secondo me chi protesta ha ragione, perché sta subendo un danno reale" commenta Fegatelli. "Non entro nel merito di tutte le ragioni specifiche dei trasportatori, ma credo che protestare sia legittimo, o quantomeno dovrebbe esserlo in questo Paese. Il caro vita e i costi del carburante sono problemi seri che si ripercuotono su tutti. Basti pensare che ieri, andando al supermercato, ho visto pomodori venduti a 6,50 euro al chilo: questa situazione è insostenibile per le famiglie. Protestare, quindi, è sacrosanto".

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