Era nell'aria da settimane, cioè da quando l'epidemia di coronavirus è esplosa in Cina, ma per il l'Italia quello che era un rischio di recessione tecnica è ormai quasi una certezza. Il 2020 va verso la crescita negativa, con stime fra -0,5% e -1%. Sono le prime stime degli economisti sull'impatto dei contagi di coronavirus in Italia. "Una recessione tecnica ci sarà decisamente", ha dichiarato  all'ANSA Lorenzo Codogno, fondatore di Lc Macro Advisors a Londra. Per il 2020 la stima è "negativa fra -0,5 e -1%". Per Raffaella Tenconi, capo economista di ADA Economics, se la situazione non si risolve rapidamente una contrazione dell'1% del Pil in Italia quest'anno è "plausibile".

Per Vincenzo Longo, market strategist di IG, interpellato da FinanzaOnline, "il caso Italia sta creando scompiglio sui mercati. Il fatto che in un Paese europeo il virus si stia diffondendo così rapidamente sta allarmando gli investitori". "L’impatto sull’economia ci sarà. Se c’erano ancora dubbi sulla possibilità di una recessione tecnica nel nostro Paese, a questo punto diventa quasi una certezza. Da qui la reazione di borsa e sullo spread che si è ampliato rapidamente stamane". Lo spread BTP-Bund risulta in salita di oltre il 9% in area 146 pb.

I due focolai in Lombardia e Veneto, regioni che rappresentano il 30% circa del PIL Italiano, stanno imponendo la chiusura di numerose aziende del territorio. Se la sospensione delle attività sarà breve il danno economico sarà contenuto, ma se sarà lunga le conseguenze saranno decisamente più serie. "Ci aspettiamo  un impatto negativo ma temporaneo sul PIL italiano", argomenta Equita che vede "i rischi principali relativi alle società che hanno attività direttamente collegate ai flussi turistici e alla gestione di eventi (lusso, Fiera Milano, IEG), alle società con elevata esposizione ai consumi/attività commerciali in Italia (Nexi, Marr, Geox, OVS, IVS, Amplifon) e alle società che hanno elevata concentrazione di attività produttive in Nord Italia, in caso di deterioramento della situazione che porti a blocchi produttivi (IMA, Interpump, Zignago) . I titoli finanziari saranno impattati indirettamente dal calo del PIL".