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Per capire il caso Epstein, fino in fondo

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Sono passati oltre 150 giorni dalla pubblicazione degli Epstein Files. Una marea di documenti che avrebbe dovuto smascherare la rete di abusi sessuali e ricatti tessuta da Jeffrey Epstein, rivelando le responsabilità di tutti i suoi complici. Uomini ricchissimi e potenti a cui il finanziere pedofilo cedeva le ragazzine che adescava. Invece tutt’ora l’unica persona finita in carcere è Ghislaine Maxwell, la compagna di vita e di traffici di Epstein. I files avrebbero dovuto portare alla luce i crimini di un’élite che per decenni non ha fatto altro che auto-proteggersi. Avrebbero dovuto raccontare finalmente la verità. Quella stessa verità che in realtà le vittime di Epstein e dei suoi sodali denunciavano da anni. Ma così non è stato.

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Lo scorso dicembre sono stati pubblicati oltre tre milioni di documenti, tra fotografie, mail, registri di viaggio, ricevute. Per mesi, prima che tutto venisse messo online, sia i Democratici che buona parte dei Repubblicani hanno denunciato i tentativi del Dipartimento di Giustizia di tenere il popolo americano all’oscuro di tutto, di proteggere una cerchia ristretta di potenti. Gli Epstein files avrebbero dovuto cambiare tutto. E invece non è cambiato quasi niente.

La maggior parte delle indagini è avvenuta all’estero, nel Regno Unito e in Norvegia. Negli Stati Uniti solo una donna, per ironia della sorte, è finita in carcere con l’accusa di aver adescato delle minori. Ma molti degli uomini che sono stati i destinatari del traffico sessuale orchestrato da Epstein e Maxwell sono liberi.

Chi è stato arrestato dopo la pubblicazione dei files?

Una delle principali figure finite al centro di inchieste e scandali a causa dei files è sicuramente Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex principe britannico. Il titolo gli è stato tolto alla fine del 2025, dopo che i riflettori sono tornati sul caso. Va però precisato che Virginia Giuffrè, morta suicida nell’aprile di quell’anno, molto tempo prima aveva raccontato di essere stata costretta da Epstein e Maxwell a fare sesso con l’ex principe Andrew durante un viaggio a Londra, quando aveva appena 17 anni. Lo scorso 19 febbraio l’ex principe è stato arrestato, per poi essere rilasciato quello stesso giorno. Gli inquirenti indagavano su comportamenti illeciti risalenti al 2010, quando Andrew Mountbatten-Windsor era inviato speciale del governo britannico per i rapporti commerciali del Paese: avrebbe passato ad Epstein dei documenti riservati. Anche in questa vicenda, quindi, le vittime sono passate in secondo piano: l’ex principe è indagato per aver passato ad Epstein dei documenti riservati, non per aver fatto sesso (presuntamente) con una diciasettenne.

A finire nel mirino degli inquirenti britannici poi è stato anche Peter Mandelson, l’ex ambasciatore negli Stati Uniti, rimosso dall’incarico dopo la pubblicazione dei files. Dai documenti, infatti, emergeva come Mandelson fosse molto più vicino ad Epstein di quanto non si sapesse. Il 23 febbraio 2026 è stato arrestato, anche lui con l’accusa di condotta illecita e diffusione di informazioni governative riservate. Anche lui è stato rilasciato poche ore dopo.

Un altro filone di inchiesta è quello norvegese. L’ex primo ministro Thorbjørn Jagland è stato arrestato a febbraio, con l’accusa di corruzione aggravata. Dai files risultava che fosse spesso ospite nelle proprietà di Epstein, compresa l’isola di Little Saint James, divenuta celebre alle cronache come teatro di abusi e violenze sessuali. Per l’ennesima volta, però, le inchieste giudiziarie non riguardano gli stupri, ma crimini di altro tipo.

L'impatto reale di tre milioni di documenti, tra mail e fotografie

Diverse altre persone, menzionate nei files, hanno subito delle conseguenze quando la loro vicinanza ad Epstein è diventata di dominio pubblico. Dimissioni, rinunce a incarichi pubblici, inchieste parlamentari. Un database della CNN tiene traccia dell’impatto che il caso Epstein ha avuto: mentre ci sono decine e decine di figure che hanno dovuto fare i conti con ripercussioni professionali e danni di vario genere, sono pochissime quelle finite effettivamente al centro di indagini giudiziarie. Cosa significa questo? Che nei files non ci sono le prove che tanti speravano di trovare? Che le tracce ci sono, ma sono impossibili da trovare tra milioni di documenti e mille censure? Che il cerchio di Epstein continua ad auto-tutelarsi? I sostenitori delle teorie del complotto sul suicidio di Epstein risponderebbero in modo affermativo a quest’ultima domanda, ma una verità condivisa in questo momento non c’è.

Quando i files sono diventati di dominio pubblico, non hanno portato con loro tutte le risposte auspicate. E questo è in gran parte dovuto alle modalità con cui sono stati divulgati. È quasi impossibile fare ordine nel database del ministero della Giustizia. Non ci sono riferimenti per navigare tra milioni e milioni di documenti, non è fornito il contesto dei messaggi, delle foto né di qualsiasi altro tipo di file. Ci sono migliaia di censure e di omissioni non sempre finalizzate a tutelare l’identità delle vittime. Insomma, la confusione con cui sono stati presentati gli Epstein files sembra orientata a uno scopo preciso: mantenere l’opacità sul caso. Perché ricevere informazioni senza gli strumenti adatti a comprenderle le rende inutili, o quasi.

Dallo scorso dicembre sono nate alcune piattaforme che, anche grazie all’intelligenza artificiale, provavano a mettere ordine tra i files, in modo da poterli esplorare con un senso compiuto. Un esempio è Jmail, che permette di fare ricerche tra messaggi e fotografie come si farebbe nel proprio profilo Google. Anche questa newsletter è nata proprio con l’obiettivo di mettere in fila i pezzi del caso Epstein, proprio a partire dai files, per fare chiarezza in una giungla di informazioni dove diventa difficile distinguere il vero dal falso, la cronaca dal complottismo. E nel frattempo diventa facilissimo perdere di vista il punto centrale di tutta questa storia: le vittime e la loro richiesta di giustizia.

Un piccolo annuncio

E ora un piccolo annuncio. Con l’arrivo dell’estate abbiamo deciso di sospendere l’appuntamento fisso domenicale di E Files. Però non è finita qui, nemmeno un po’.

Intanto, perché puoi usare questi mesi per riprendere il filo di puntate che magari ti eri perso. Ti suggerisco tre episodi che vale la pena di riprendere, anche se potrei elencarteli tutti: quello sui nomi dei politici italiani coinvolti, quello sui rapporti tra Epstein e Israele e quello sugli esperimenti di eugenetica del pedofilo newyorkese e la sua cricca di amici. Ti ricordo che se vuoi puoi leggerli subito provando gratis l'abbonamento per 14 giorni.

Non solo, però. Questa newsletter però resta un contenitore per parlare del caso Epstein, per indagare e approfondire le varie sfaccettature di questa storia di abusi, soldi e potere. E magari, nel leggerla, ti vengono in mente idee e spunti su cose sulle quali, secondo te, potremmo indagare. O che ci siamo persi. Nel caso, scrivici a efiles@fanpage.it

Infine, perché abbiamo in serbo un po’ di idee che ci piacerebbe sviluppare in autunno per far evolvere E Files. Ma non vogliamo precorrere i tempi.

Stay tuned quindi. Grazie per averci accompagnato fino a qua. E buona estate!

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Per capire il caso Epstein, fino in fondo

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La nostra newsletter sul caso di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida in carcere nel 2019, per capire fino in fondo la rete di abusi sessuali, traffico di minori, soldi e potere. Ogni puntata approfondisce un filone: dagli italiani menzionati nei files ai racconti delle vittime, dalle teorie del complotto al terremoto nella politica USA. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul caso del decennio.

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