
Devi sapere che in qualche frigo hi- tech a temperature di -196 gradi potrebbero essere conservate le cellule e lo sperma di Jeffrey Epstein. Dico potrebbe, perché sappiamo – grazie all’analisi delle mail – che sono stati prelevati campioni cutanei e del suo liquido seminale. Quello che non sappiamo, però, e dove siano finite. E, soprattutto, a cosa servissero. Un modo per far analizzare il proprio DNA? Un investimento nelle tecnologie del futuro? Un tentativo di prolungare la vita? Oppure qualcosa di più ambizioso, legato all'idea di lasciare un'impronta biologica dopo la morte? Per rispondere bisogna seguire una traccia che collega cellule in provetta, denaro e relazioni con alcuni dei laboratori di genetica più avanzati degli Stati Uniti.
Ma la storia che voglio raccontarti oggi parla soprattutto di potere e di morte. Di come il primo negozia con la seconda per lasciare un segno nel mondo dopo di sé: i volti sulle monete, i nomi sulle strade, le statue nelle piazze. Modi diversi per negare lo stato definitivo della morte. Per molto tempo è stato questo il perimetro dell’immortalità simbolica, poi ha iniziato a spostarsi. Nel laboratori, tra le lastre di provette e colture cellulari. Il sogno dell’immortalità biologica.
Viviamo in un’epoca vampiresca dove i miliardari ricorrono il sogno della giovinezza eterna, e se i sovrani del medioevo finanziavano la ricerca della pietra filosofale, ora l’elite della Silicon Valley scommette sulla riprogrammazione cellulare. Miliardari che vogliono riportare indietro l'orologio biologico delle loro cellule. Jeffrey Epstein era uno di loro. E le email che sto per raccontarti mostrano fino a che punto fosse disposto a spingersi.
Il prelievo di Jeffrey Epstein al Personal Genome Project: la mail a George Church
Il caso è complesso ma, per fare ordine, proviamo a partire da una mail. Il mittente è Jeffrey Epstein, il destinatario, l’assistente di George Church. Church è un pioniere statunitense della genomica personale e della biologia sintetica, professore presso la Harvard Medical School e il Massachusetts Institute of Technology. La richiesta della mail è chiara: durante il suo prossimo passaggio ad Harvard, Epstein vuole sapere se è possibile prelevare campioni delle sue cellule cutanee per sequenziare il proprio genoma.

Church gli chiede se preferisce farlo in forma privata oppure attraverso il Personal Genome Project, il programma di Harvard pensato per raccogliere e rendere pubblici dati genetici di volontari. Ad Epstein non importa. Pubblico o privato non fa differenza. E così il 28 giugno 2013, dopo aver passato la mattinata al MIT Media Lab, Epstein si presenta al Massachusetts General Hospital. Lì incontra Joseph Thakuria, medico presso l’ospedale di Boston che collaborava con Church al progetto di studi genomici presso la Harvard Medical School.
Quel giorno Epstein fornisce campioni di sangue, saliva e persino un frammento di pelle prelevato dal suo braccio. L'obiettivo? Leggere il suo DNA e costruire una mappa completa del suo patrimonio genetico. Ma che cosa voleva davvero Jeffrey Epstein con il proprio DNA? Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo partire proprio dal Personal Genome Project. Il progetto ha un obiettivo: reclutare volontari disposti a condividere pubblicamente il proprio genoma e le proprie informazioni sanitarie per accelerare la ricerca medica.
Ora, la maggior parte dei partecipanti del PGP consegna semplicemente un campione di sangue o saliva. Epstein fa qualcosa in più. I medici gli prelevarono un piccolo pezzo di pelle dal braccio. A prima vista sembra un dettaglio insignificante. Non è così. Perché un semplice campione di sangue è sufficiente per leggere il DNA di una persona. Non serve tagliare un pezzo di tessuto.
Dalla pelle a una riserva infinita di DNA
Quindi, il frammento di pelle di Epstein viene prelevato. I ricercatori lo dividono in pezzi più piccoli, lo immergono in una soluzione nutritiva e aspettano. L’obiettivo è semplice, almeno sulla carta: far crescere quelle cellule. Farle moltiplicare. Trasformare un frammento di pelle in una linea cellulare stabile. Un mese dopo arriva l’aggiornamento. Il primo agosto, Thakuria scrive all’assistente di Epstein: la biopsia ha funzionato. Le cellule sono vive. Stabili. Coltivabili. “La biopsia cutanea di Jeffrey ha prodotto diverse colture di fibroblasti vitali e di successo”.

I fibroblasti sono cellule del tessuto connettivo che contengono l'intero genoma originale del paziente e possono diventare una sorta di archivio biologico. Una fonte rinnovabile del DNA di una persona. E qui la storia diventa ancora più strana, perché nelle mail si parla di trasformarle in cellule staminali.
“Queste linee cellulari sono ora conservate in azoto liquido e destinate alla creazione di una linea cellulare iPS ("cellule staminali adulte"). In sostanza, questo processo richiede diversi passaggi in coltura e la selezione ripetuta della colonia più adatta per i passaggi successivi. Il tasso di successo nella generazione di cellule iPS è attualmente relativamente alto, ma il processo richiede ancora diversi mesi. Per quanto riguarda le analisi del DNA, sto lavorando per inserire il campione di Jeffrey nella lista d'attesa. Se ci riusciamo, probabilmente ci vorranno circa due mesi prima di avere i dati del genoma completo.”
A dicembre Thakura sempre via mail parla di nuovo di cellule staminali. Scrive: “Jeffrey possiede già linee cellulari di fibroblasti derivate dalla biopsia cutanea effettuata per la pgp. Da queste si possono ottenere cellule staminali pluripotenti indotte (cellule staminali adulte). Queste possono anche essere indotte a differenziarsi in vari tipi cellulari, inclusi i neuroni (che altrimenti, ovviamente, sarebbero difficili da ottenere e studiare in un singolo individuo). Sto raccogliendo i costi dettagliati, ma ottenere cellule iPS costa circa 10.000 dollari e il processo richiede circa 6 mesi (a causa dei molteplici passaggi cellulari necessari nel protocollo).”
La trasformazione di fibroblasti in cellule staminali avviene tramite una tecnica di ingegneria genetica chiamata riprogrammazione cellulare. Permette di "ringiovanire" le cellule adulte (come quelle cutanee) fino a farle tornare a uno stato indifferenziato, creando le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) e riportarle a uno stato simile a quello embrionale. Da quel punto, teoricamente, è possibile farle sviluppare in numerosi tipi di tessuto. Cuore. Fegato. Neuroni, come scrive Thakuria nelle mail.

Il mito della riprogrammazione cellulare
Ora fermiamoci un attimo e proviamo a capire meglio. La riprogrammazione cellulare è una delle ossessioni della Silicon Valley. L'idea alla base è quella di rallentare l'invecchiamento biologico. Sappiamo che con il passare degli anni il nostro organismo perde la capacità di rigenerarsi, di rispondere a lesioni e tende a sviluppare malattie croniche e degenerative. Le nostre cellule fanno fatica a riprodursi, e non sostituiscono quelle vecchie e danneggiate. Partendo da queste basi le start up della Silicon Valley stanno cercando di trovare la formula per programmare il ringiovanimento cellulare. E i miliardari, interessati, da anni finanziano.
Altos Labs, laboratorio che punta sulle proteine di riprogrammazione, ha raccolto più di 3 miliardi di dollari, tra i finanziatori c'è anche Jeff Bezos. Non solo, Brian Armstrong di Coinbase ha investito 105 milioni di dollari nella sua società di riprogrammazione NewLimit per l' “estensione radicale della durata della salute umana". Sam Altman, Ceo di OpenAI, ha investito 180 milioni di dollari in Retro Biosciences un’azienda biotecnologica per “aggiungere 10 anni alla durata della vita umana”, e Peter Thiel, cofondatore di PayPal, ha donato 3,5 milioni di dollari a un’organizzazione no-profit per rendere “i 90 anni i nuovi 50″ entro il 2030.
Un programma personalizzato da 193.400 dollari
Ma torniamo a Epstein, alle cellule staminali e ai laboratori del PNG. Non esistono prove pubbliche che questo processo di "trasformazione" sia effettivamente avvenuto. Ma il fatto che fosse previsto dimostra quanto fossero ambiziosi gli obiettivi di Epstein. Non solo. Leggendo le mail scopriamo che il rapporto tra Church, Epstein e Thakura continua dopo il prelievo al Massachusetts General Hospital. E sul piatto vengono messi progetti ancora più ambiziosi.

A febbraio 2014, infatti, Thakuria invia a Epstein una proposta formale: finanziare un programma privato di sequenziamento genetico dei pazienti, con l’obiettivo di identificare le basi genetiche delle malattie. All’interno dello stesso documento però compaiono anche opzioni pensate direttamente per Epstein: analisi personalizzate, studi dedicati, percorsi di ricerca costruiti attorno al suo genoma.
Pochi mesi dopo, arriva la fattura. 2.000 dollari iniziali. Divisi in due voci: 1.000 dollari per il sequenziamento dell’esoma – la porzione del DNA che contiene le istruzioni per produrre le proteine – e 1.000 dollari per l’analisi dei fibroblasti. Il pagamento, secondo le carte, viene inviato lo stesso giorno. Il sequenziamento completo del genoma di Epstein sarebbe invece costato circa 11.400 dollari, cifra che saliva a 21.000 dollari nel caso si fossero inclusi anche i genitori.

Leggendo la fattura scopro che ci sono anche proposte di ricerca più avanzata. Tra queste, la creazione di nuove linee di cellule staminali a partire da 10.000 dollari e studi focalizzati sulla longevità e su mutazioni in colture cellulari di Epstein.

C’è scritto: “Sto cercando un finanziamento per introdurre in modo sistematico mutazioni in colture cellulari che ci si aspetta possano aumentare la longevità. Se si procede con il punto 5 (analisi longitudinali su tutto l’arco della vita) e il punto 3 sopra (generazione di linee cellulari iPS a partire dai suoi fibroblasti), includerei questo lavoro nel punto 5 e realizzerei l’ingegneria genomica sulle sue cellule iPS una volta disponibili. Utilizzerei una piattaforma CRISPR/Cas9 per introdurre le mutazioni. Avrei bisogno di fondi per i reagenti, ma questo lavoro sarebbe sostanzialmente incluso nel punto 5 per JE, poiché lui sarebbe uno dei primi casi.” Nel complesso, l’intero pacchetto di ricerche proposto avrebbe raggiunto un costo totale di circa 193.400 dollari.

Donazioni, intermediari e biotecnologie: il ruolo di Epstein
Seguendo la traccia dei soldi scopro anche altro. Tra il 2014 e il 2016, le email mostrano che Jeffrey Epstein e George Church si sono incontrati più volte per discutere su possibili investimenti in nuove società biotecnologiche. Tra queste viene citata eGenesis, una startup che lavora sugli xenotrapianti, utilizzando tecnologia CRISPR per modificare geneticamente organi di maiale e renderli compatibili con l’uomo. Di fatto creare una scorta di organi per curare malattie e allungare la vita.
È una delle applicazioni più avanzate – e controverse – dell’ingegneria genetica: intervenire sul DNA animale per adattarlo a quello umano. Nei documenti, però, non emerge alcuna prova che Epstein abbia effettivamente investito in queste società. Rimangono contatti e discussioni, non transazioni confermate. Epstein, però – ormai lo sappiamo – è bravissimo a tirare le fila dietro le quinte. E sempre nel 2014 facilita una donazione per finanziare la ricerca in genomica e biologia sintetica ad Harvard guidata da Church.
I soldi, 2 milioni di dollari, arrivano dal miliardario Leon Black, ma come dimostra un rapporto pubblicato da Harvard nel 2020, il commercialista di Epstein era coinvolto nelle comunicazioni con l’università per portare a termine donazioni. Non solo, le mail del Dipartimento di Giustizia mostrano scambi diretti tra l’ufficio sviluppo della Harvard Medical School e il suo entourage.

Il 17 dicembre 2014, la direttrice dello sviluppo della Harvard Medical School inviò al commercialista di Epstein le istruzioni per il bonifico e il documento con i termini della donazione da firmare. Nel messaggio scrive: "Per favore, faccia sapere al signor Epstein che gli siamo molto grati per aver cercato di accelerare questa donazione e, naturalmente, al signor Black per il suo sostegno!"
Cinque giorni dopo, il 22 dicembre, una persona il cui nome e indirizzo email non sono stati resi pubblici inoltra a Epstein un messaggio di Church: "Per favore, ringrazia Jeffrey per l'aiuto di fine anno". Lo stesso Epstein, il 27 maggio 2015, in una mail a Peter Attia – guru della longevità, scrive: “Come forse saprai finanzio una ricerca sulla longevità con George Church ad Harvard.”

Il progetto Venus
Ma non finisce qui. Tra gli elementi più enigmatici emersi dai documenti c’è un’iniziativa chiamata “Venus Project”. Nella fattura del 2014 inviata da Thakuria il progetto rappresentava la voce economicamente più rilevante, con una stima di circa 160.000 dollari. Nel documento c’è scritto “Jeffrey e io abbiamo discusso brevemente uno studio di ricerca genomica che ho soprannominato “Progetto Venus” (lui capirà a cosa mi riferisco)”. Le descrizioni disponibili sono frammentarie, ma suggeriscono uno studio genetico su larga scala che avrebbe coinvolto fino a 200 partecipanti. Successivamente Thakuria ha ridimensionato la portata dell’iniziativa, definendola una semplice idea preliminare avanzata da Epstein e mai sviluppata. L’interesse, ha spiegato, sembrava concentrarsi sulla genetica dei tratti del volto umano, ma non vi sarebbero stati né finanziamenti né attività di ricerca effettive.
Thakuria ha anche spiegato alla CNN che tra lui ed Epstein c’era stato solo un rapporto medico-paziente. “Mi dispiace moltissimo per quello che hanno passato le sue vittime e mi rammarico di non aver saputo di più sul suo passato e sulla portata dei suoi crimini all'epoca". Anche Church ha presentato delle scuse formali per aver accettato denaro dal finanziere e per aver continuato a incontrarlo anche dopo la sua condanna del 2008.

I campioni di sperma di Epstein
Ma manca ancora un tassello in questa storia. Le carte rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti infatti rivelano che Epstein non ha depositato solo campioni della sua pelle, ma campioni di sperma. Come rivela il New York Times, Epstein aveva avviato procedure già nel 2012. Alcune comunicazioni interne attestano il rinnovo periodico del servizio presso California Cryobank, uno dei maggiori centri statunitensi per la conservazione di cellule riproduttive e tessuti biologici.
Nel maggio 2016 il finanziere firmò un nuovo contratto che regolava la gestione dei campioni. Si trattava di un accordo di deposito personale e non di una donazione: il materiale genetico rimaneva quindi di sua esclusiva proprietà. Un dettaglio importante, perché nel settore della medicina riproduttiva esiste una netta distinzione tra chi conserva il proprio sperma per un utilizzo futuro e chi invece lo cede a una banca per la fecondazione di terzi.

Le nuove carte offrono inoltre uno sguardo inedito sulle preoccupazioni personali di Epstein riguardo alla propria capacità riproduttiva. I documenti mostrano che il finanziere si era sottoposto a trattamenti per bassi livelli di testosterone. Tra i farmaci utilizzati figurava anche il Clomid, medicinale comunemente impiegato per stimolare la fertilità e aumentare la produzione di spermatozoi. Alcune email rivelano inoltre il suo interesse per strumenti tecnologici destinati alla valutazione della qualità seminale. In uno scambio del 2017 inviò alla compagna un articolo dedicato a un dispositivo per l'analisi domestica dello sperma, pochi giorni dopo il prodotto risultava già ordinato.

Dove sono finiti i campioni di Epstein: pelle e sperma
E ora arriviamo alla grande domanda: dove sono finiti i campioni cutanei e di sperma di Jeffry Epstein? Partiamo dalla pelle. Secondo alcune mail interne ottenute da STAT – sito web specializzato sulla salute – a giugno 2013 Thakuria avrebbe conservato i campioni di sangue in un frigorifero utilizzato dal Personal Genome Project all'interno del laboratorio di George Church. Sappiamo anche che i fibroblasti sono stati coltivati in un laboratorio del Brigham and Women's Hospital. Il responsabile di quel laboratorio, che oggi non lavora più lì, ha dichiarato di non essere mai stato informato che i campioni appartenessero a Epstein, i campioni arrivavano in forma anonima e il laboratorio si limitava a svolgere il lavoro richiesto.
La questione diventa più complessa dopo l'uscita di Thakuria dal PGP nel 2013. Stando ai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia avrebbe continuato a mantenere il controllo delle linee cellulari derivate dai campioni di Epstein anche dopo aver lasciato il progetto. Un elemento chiave è la fattura che ho citato prima del giugno 2014. In quel documento, Thakuria elencava una serie di possibili progetti scientifici da realizzare insieme a Epstein. Tra questi, il sequenziamento genetico dei suoi fibroblasti, la loro trasformazione in cellule staminali e gli studi personalizzati sulla longevità utilizzando tecnologie di editing genetico come la CRISPR.
Nella stessa fattura, Thakuria scriveva di aver fatto conservare i fibroblasti in azoto liquido presso il Boston Children's Hospital. Questo dettaglio suggerisce che le cellule fossero ancora disponibili e conservate almeno fino a quel momento. Thakuria, tuttavia, ha affermato di non aver avuto accesso ai campioni del PGP dopo aver lasciato il progetto.

E lo sperma? Sappiamo che Epstein ha predisposto accordi specifici affinché il materiale non venisse eliminato in caso di morte. Secondo le clausole riportate nei documenti, in caso di decesso il controllo dei campioni sarebbe passato al patrimonio ereditario oppure a un rappresentante legale designato.
Non sappiamo se i campioni sono ancora conservati o se sono stati trasferiti altrove dopo la morte di Epstein. La società CooperCompanies, che ha acquisito California Cryobank nel 2021, ha dichiarato che la struttura non conserva attualmente campioni associati a Jeffrey Epstein. L'azienda non ha però fornito ulteriori dettagli, lasciando aperta la possibilità che il materiale sia stato trasferito, ritirato o affidato ad altri soggetti autorizzati.
Rimandare la fine
Epstein è sempre stato affascinato dal transumanesimo, dalla longevità e da qualsiasi progetto che permetteva di superare i limiti biologici dell’invecchiamento. Diverse persone vicine al finanziere hanno confermato anche che coltivava l'idea di lasciare una discendenza numerosa e avrebbe più volte parlato del desiderio di diffondere il proprio patrimonio genetico. Tra i suoi progetti, infatti, c’era quello di fecondare contemporaneamente fino a venti donne nel suo Zorro Ranch in New Mexico per creare una generazione geneticamente superiore – come avevo raccontato nella scorsa newsletter.
Non solo, aveva anche confidato a un suo collaboratore di voler congelare la sua testa e il suo pene dopo la morte, sperando che un giorno – grazie alle future scoperte tecnologiche – sarebbe potuto essere riportato in vita.
Quelle tecnologie, oggi, non ci sono ancora. Eppure, come spesso succede con i sogni futuristici, anche questo rivela qualcosa di importante sul nostro presente. Per alcuni degli uomini più ricchi e influenti al mondo, l’idea che la morte possa essere rallentata – forse persino aggirata – non è più soltanto un’ipotesi. È diventata un campo di investimento. E infatti Elon Musk, Peter Thiel, Sam Altman – e tutta la lista di miliardari che ho citato prima – stanno finanziando un fiorente ecosistema della longevità. E qui torniamo alla morte e al potere. O meglio a chi detiene il potere di provare a spostare il confine della propria morte un po’ più in là. Gli Epstein Files rivelano un sistema: laboratori, finanziamenti e un miliardario che – grazie alle sue risorse – cerca l’elisir di lunga vita. Un sistema che oggi non solo esiste ancora, ma è diventato più strutturato, finanziato e legittimato.