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Dalle dimissioni su Del Deo all'inchiesta che lo riguarda, dal caso Caputi al caso Giambruno, fino a tutti gli indizi che portano a Paragon: facciamo chiarezza sull'inchiesta che sta terremotando il mondo dei servizi di intelligence.
Oggi rispondo alla domanda di Giulio:
Ma cos’è questa storia della Squadra Fiore e cosa c’entra col caso Paragon?
Caro Giulio, andiamo con ordine, che la vicenda è parecchio complicata e ha numerosi punti oscuri, come tutte le storie di spie.
Teniamo per un attimo da parte sia la Squadra Fiore, sia il caso Paragon. Promesso: ci arriveremo a breve. Perché dobbiamo partire da alcune cose strane che sono successe tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 attorno al mondo dell’intelligence italiana.
Il 23 dicembre del 2024, come un fulmine a ciel sereno, o quasi, si dimette Elisabetta Belloni. Belloni è la direttrice del DIS, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Di fatto, il posto da cui si governano i servizi segreti interni, l’AISI, e quelli esterni, l’AISE.
Belloni è una diplomatica molto stimata. Nominata da Mario Draghi in quel ruolo, è stata confermata da Giorgia Meloni che l’aveva addirittura proposta come possibile presidente della repubblica, quando ancora era all’opposizione. I retroscena di Palazzo parlano di dissapori con alcuni esponenti di governo, in particolare il ministro degli esteri Antonio Tajani e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega ai servizi segreti Alfredo Mantovano, durante il rapimento in Iran della giornalista Cecilia Sala, avvenuto pochi giorni prima. Altri parlano di telefonate “ad alta tensione” con la premier Giorgia Meloni. La diretta interessata smentisce.
Passano poche settimane, siamo al 27 gennaio del 2024, e scoppia il caso Caputi. Per chi non lo ha mai sentito nominare, Gaetano Caputi è il capo di gabinetto di Giorgia Meloni, la persona che si occupa di coordinare lo staff politico della presidente con la struttura tecnica di Palazzo Chigi. È l’uomo che filtra le richieste alla premier, che accoglie i questuanti, che tiene i rapporti coi partiti di governo e opposizione, che pianifica i viaggi all’estero. Di fatto, è uno dei più stretti collaboratori di Giorgia Meloni, e non a caso occupa l’ufficio a fianco al suo.
Piccola curiosità, che ci tornerà utile tra poco: Caputi è tra i pochi uomini che stanno a Palazzo Chigi che non fa parte del cerchio magico di Giorgia Meloni: è un avvocato, ex magistrato che ha legato la sua carriera politica all’ex ministro Giulio Tremonti – oggi deputato di Fratelli d’Italia – di cui è stato vicecapo di gabinetto e capo del legislativo, in quasi tutte le sue esperienze al governo.
A un certo punto, il quotidiano Domani pubblica una serie di articoli sui presunti conflitti d’interessi di Caputi. Il capo di gabinetto di Meloni, evidentemente infastidito da questi articoli, o comunque persuaso dall’idea che vi possano essere manovre di palazzo contro di lui, fa un esposto alla Procura di Roma, chiedendo di indagare sulla fonte di tali notizie. La procura di Roma indaga, e scopre che per ben tre volte gli agenti dell’AISI, i servizi segreti interni, avevano consultato il profilo di Caputi nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate, un’operazione autorizzata – rispondono i servizi – per raccogliere informazioni sul legame familiare tra la moglie di Gaetano Caputi e un terzo soggetto già sotto osservazione dell’intelligence italiana. Tutto perfettamente legittimo, si dice, anche se è abbastanza strano che il governo autorizzi a spiare il capo di gabinetto del capo del governo stesso.
Quattro giorni dopo, il 31 gennaio, è la volta del caso Paragon. Ma come abbiamo detto, lo teniamo un attimo in disparte. Per passare direttamente al 29 marzo del 2025, quando arrivano le seconde dimissioni eccellenti nel giro di pochi mesi, dopo quelle di Elisabetta Belloni.
Sono quelle di Giuseppe Del Deo, vicedirettore del Dis, una vita passata tra l’esercito e l’Aisi, dove era esperto di questioni di natura economico-finanziaria. In una lettera, Del Deo spiega che la decisione è stata presa “nell’esclusivo intendimento di effettuare nuove esperienze professionali” e che la scelta è stata “sin dall’inizio condivisa con il mio vertice, tecnico e politico”.
Ma chi è Giuseppe Del Deo? Giuseppe Del Deo, fino a un paio di anni fa, era vicedirettore dell’AISI, i servizi segreti interni italiani. Poi, nel 2024, è stato promosso a vice direttore del DIS, il dipartimento della Presidenza del Consiglio che coordina tutti i servizi segreti italiani, interni ed esterni.
Apprendiamo dai giornali, quelli bene informati sulle vicende legate ai servizi che fino a qualche anno fa Del Deo era molto vicino alla Lega, e che poi – annusata l’aria – si è riposizionato in zona Fratelli d’Italia: il favorito della presidente del consiglio Giorgia Meloni e del suo fido sottosegretario Giovanbattista Fazzolari per la nomina a capo dell’AISI, poi sfumata. Amico del ministro della difesa Guido Crosetto, molto apprezzato da Matteo Piantedosi. Addirittura amico personale, così dicono i giornali, di Patrizia Scurti, fedelissima segretaria di Giorgia Meloni, e di suo marito Giuseppe Napoli, anch’egli agente dell’AISI e capo scorta di Giorgia Meloni.
Insomma, Del Deo – uomo vicinissimo a Meloni e ai suoi, in un momento in cui nei servizi sta succedendo di tutto al punto che il vicepremier Salvini parla di “regolamenti di conti” – molla di punto in bianco il suo incarico. E lo fa in un modo stranissimo: prepensionato a 51 anni, con un vitalizio riconosciuto di circa 10mila euro e un decreto che il governo promulga in fretta e furia per permettergli di diventare presidente di Cerved, una società che ha accesso a tutti i dati finanziari delle famiglie e delle imprese, per mitigare i rischi di credito.
Perché Del Deo lascia i servizi? E perché il governo si dà così tanto da fare per lasciarlo andare, in mezzo a mille scandali? Mistero: ma c’è chi collega queste improvvise dimissioni all’ultimo degli scandali che riguardano i servizi segreti italiani: quello che coinvolge l’ex compagno della premier, il giornalista di Mediaset Andrea Giambruno.
Per raccontarlo, occorre fare di nuovo qualche passo indietro.
In estrema sintesi: nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre del 2023, due uomini vengono fermati da un’agente di polizia incaricata di sorvegliare l'abitazione di Giorgia Meloni, insospettita nel vederli attorno alla Porsche di Giambruno.
I due, scrive il quotidiano Domani, si definiscono “colleghi”, mostrano un tesserino, e se ne vanno senza essere identificati. L’agente fa rapporto alla Digos, che a sua volta informa la Procura di Roma, che a sua volta inizia a indagare sulla vicenda. Dalle indagini emerge – di nuovo – che i due uomini erano agenti dell’AISI più precisamente due uomini della scorta in dotazione alla stessa Giorgia Meloni. Cosa ci facessero attorno all’auto dell’ex compagno della premier non è dato saperlo.
Il mistero si infittisce ulteriormente il 28 aprile dell’anno successivo, quando il sottosegretario Mantovano, che il 28 aprile del 2024 afferma in una nota che “gli accertamenti svolti per la parte di competenza dell'intelligence hanno consentito con certezza di escludere il coinvolgimento nell'episodio di appartenenti ai Servizi”.
Ma il 4 maggio del 2025 è il quotidiano torinese La Stampa, che afferma ci siano delle fotografie dei due uomini attorno alla Porsche di Giambruno, che sarebbero effettivamente due agenti dell'AISI, e che entrambi siano stati trasferiti all’estero, uno in Tunisia e l’altro in Iraq.
Altre domande: perché un trasferimento all’estero per due agenti dei servizi interni? E le dimissioni di Del Deo c’entrano qualcosa con questa vicenda?
Mistero, ancora. Però finalmente arriviamo a oggi. E più precisamente allo scorso 20 aprile, poco più di un anno dopo le dimissioni di Del Deo. Che viene indagato dalla procura di Roma, insieme ad altre dieci persone, per peculato e accesso abusivo ai sistemi informatici tra il 2022 e il 2025. Cioè nel periodo in cui Del Deo era vicedirettore dell’AISI.
Il gruppo di cui secondo gli inquirenti fa parte Del Deo si chiama – eccoci arrivati! – Squadra Fiore e sarebbe, nei fatti, una centrale di spionaggio clandestina che fabbricava dossier su persone e imprese italiane.
Tradotto: i pm romani ipotizzano che questo gruppo di ex militari e agenti segreti – nome in codice: “i neri” – si facevano pagare da imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari per fornire loro informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza. Non solo: secondo gli inquirenti "i neri" avrebbero eseguito – ascoltate bene – attività di captazione fraudolenta di conversazioni private come email, chat WhatsApp.
E questa parolina, Whatsapp, accende una prima spia – perdonate il gioco di parole. Perché a quanto ci risulta, e risulta agli esperti del settore, l’unico spyware in grado di bucare le conversazioni delle app di messaggistica criptate end to end, cioè da telefono a telefono, si chiama Graphite ed è prodotto da Paragon Solutions. Esatto, lo stesso spyware in dotazione all’AISI e all’AISE che il 31 gennaio del 2025 è stato trovato nel mio telefono così come in quello degli attivisti Beppe Caccia e Luca Casarini di Mediterranea, in quello del direttore di Dagospia Roberto D’Agostino e in quello del comunicatore politico Francesco Nicodemo. e in quello dell’altro giornalista di Fanpage Ciro Pellegrino il 28 aprile dello stesso anno. Altre due date da cerchiare sul calendario nei sei mesi terribili dei servizi segreti tra dicembre 2024 e maggio 2025.
Ora però occorre rimettere in fila tutto, premettendo tuttavia che parliamo di ipotesi investigative, e che Del Deo, che si è subito dimesso da presidente esecutivo di Cerved, ha dichiarato che conta di dimostrare la propria innocenza.
Dicevamo:
A gennaio e aprile 2025 viene scoperta la presenza di un software spia in dotazione anche all’AISI sui telefoni di giornalisti, attivisti e comunicatori politici vicini all’opposizione.
Sempre tra gennaio e aprile 2025 deflagrano due scandali di spionaggio che riguardano il capo di gabinetto del governo Meloni e l’ex compagno della stessa premier. In entrambi i casi, a essere coinvolti come parte attiva dello spionaggio, sono agenti dell’AISI
A marzo 2025 si dimette il vicedirettore del DIS – ma vicedirettore dell’AISI ai tempi dei fatti contestati – Giuseppe Del Deo, prepensionato dal governo con una buonuscita da 10mila euro al mese e un decreto per lavorare sin da subito in una società privata.
Ad aprile 2026 quello stesso vicedirettore del DIS e dell’AISI viene indagato una serie di attività di spionaggio illegale operate da un gruppo chiamato Squadra Fiore, composto da ex militari e agenti dell’AISI.
Nelle carte di queste indagini si parla di intercettazioni delle conversazioni su Whatsapp.
Volete la ciliegina sulla torta? Nelle carte dell’indagine sulla squadra Fiore, nell’ultima pagina, ci sono una serie di parole emerse nelle conversazioni tra gli indagati, su cui gli inquirenti si riservano di approfondire. Tra queste parole c’è anche “prodotto israeliano”. Sarà una coincidenza, ma anche Graphite, il software spia di Paragon Solutions, è un prodotto israeliano.
Immaginiamo che alla fine di questa storia le domande siano più delle risposte.
Ma un paio ci permettiamo di fissarle, a futura memoria.
La prima: perché tanta fretta da parte del governo di far dimettere un suo uomo come Del Deo?
La seconda: che software spia usava la squadra Fiore per intercettare le conversazioni su Whatsapp?
In attesa di ricevere le risposte, anche per oggi è tutto.