Ci sono foto che con la pazienza di guardarle dentro e ascoltando tutto quello che c'è dietro diventano petali. L'anziano signore che vedete qui, con il sorriso soddisfatto di quella soddisfazione che esonda nella felicità e con quel braccio che copre il neonato garantendogli il ciuccio è un nonno. Ma mica solo un nonno: è decine di nonni tutte le settimane per centinaia di bambini che gli sono stati appoggiati sul braccio negli ultimi dodici anni, da quando. andato in pensione, ha deciso di dedicare un pro' del suo tempo all'attività di volontariato all'ospedale di Atlanta, in mezzo ai bambini.

"Nonno terapia intensiva", è il suo soprannome. Il martedì lo dedica a "accudire" i bambini di quei genitori che per motivi diversi si devono allontanare dall'ospedale mentre il giovedì si dedica, sempre con i bambini, nel reparto dei casi più gravi. Dodici anni: David Deutchman da dodici anni è il conforto ogni volta che una madre deve allontanarsi dal proprio figlio nella culla per un motivo qualsiasi, che siano gli altri fratelli a casa o un lavoro da rispettare.

Il bambino in questa foto si chiama Logan. La foto l'ha scattata la madre. Logan è in ospedale da sei settimane e la madre, lo racconta lei stessa, tutte le sere deve tornare a casa per accudire la sorella maggiore di Logan. Dice che ogni mattina mentre si incammina per tornare in corsia pensa che forse Logan "è in ansia per la mancanza della mamma" e quando è arrivata nella stanza e ha scoperto che in quel "buco" d'assenza suo figlio stava riposando placido tra le braccia del nonno David che "ha sorriso e si è presentato come il ‘nonno in terapia intensiva'". Dietro questa foto c'è tutto questo. C'è il piccolo Logan nato prematuro, c'è il passo veloce della madre che vuole arrivare presto e c'è questo volontario così intenso che alla fine, la terapia intensiva, sembra quasi che Deutchmann l'abbia intesa proprio come una regola d'ingaggio.

"Alcuni dei miei amici maschi mi chiedono cosa faccio qui. – racconta David – E io rispondo: ‘Tengo i bambini. Mi prendo il loro vomito o la pipì. E loro mi chiedono perché. Alcune persone semplicemente non capiscono il tipo di ricompensa si ottiene alla vicinanza di un bambino. È meraviglioso. Mi dà un senso".