In tutta Europa ce ne è solo uno più grande e si trova a Berlino per quanto riguarda l'arte antica. Ma il Museo archeologico di Reggio Calabria non ha pari quando si parla di tesori della Magna Grecia, quell'area geografica del nostro Paese che fu anticamente colonizzata dai greci intorno all'ottavo secolo a.C. e di cui restano importanti testimonianze proprio in quello che è considerato uno dei centri espositivi più prestigiosi d'Italia. Al suo interno ospita i famosi Bronzi di Riace, le due statue bronzee rinvenute all'inizio degli anni Settanta in eccezionale stato di conservazione nei fondali di Riace Marina, ad oggi considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell'arte greca e tra le prove dei grandi maestri scultori dell'età classica. Non solo. "Abbiamo qui oltre 200 vetrine con migliaia di straordinari reperti e nel nostro percorso espositivo facciamo scoprire la grandezza della Calabria, regione tra le più importanti della Magna Grecia", ha spiegato il direttore del Museo, Carmelo Malacrino.

La nuova veste del Museo dopo i lavori di restauro

Dunque, il Museo di archeologia di Reggio Calabria è una delle mete obbligatorie per tutti gli amanti della cultura classica e dell'archeologia, grazie ai suoi reperti, frutto delle varie campagne di scavo condotte fino ad oggi dalla Soprintendenza archeologica della regione. L'edificio che lo ospita è noto anche come Palazzo Piacentini, dal nome dell'architetto Marcello Piacentini, che lo realizzò tra il 1932 e il 1942. Inaugurato nel 1959, è stato poi chiuso dal 2009 al 2013 per lavori di ristrutturazione ed ampliamento, costati 30 milioni di euro. Fondamentali sono stati anche i contributi delle politiche di coesione europea. Durante quell'anno fu riaperta al pubblico solo la sala dei Bronzi di Riace, mentre bisogna aspettarne altri 3 per l'inaugurazione del resto del museo, che avvenne nell'aprile del 2016. "Il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria nasce come grande museo rappresentativo di tutta la Magna Grecia – ha raccontato ancora Malacrino -. Per cui il primo obiettivo è stato riaprire il Museo dopo sette anni di chiusura. La sua assenza era un silenzio quasi assordante, quindi abbiamo lavorato giorno e notte per presentare una galleria all'avanguardia e al passo con i tempi". Tra le novità del nuovo progetto firmato da Paolo Desideri, che ha curato le operazioni di restauro, è il nuovo cortile interno, coperto da un lucernario, e soprattutto la terrazza, da cui si può ammirare il panorama dello Stretto di Messina. Intatta è rimasta nel tempo la straordinaria varietà di reperti che qui sono esposti, a testimonianza del grande sviluppo delle colonie greche dell'Italia Meridionale.

I reperti conservati e l'origine della parola "Italia"

Tra quelli più famosi e conosciuti, oltre ai bronzi di Riace, che si trovano all'interno della sezione di archeologia subacquea, qui sono conservati il Kouros di Rhegion, una splendida statua in marmo bianco di Paros del VI a.C, tra i maggiori esempi di scultura in marmo del periodo arcaico, la misteriosa testa del filosofo di Porticello, il gruppo di statue dei Dioscuri, le collezioni preistoriche e protostoriche provenienti da varie zone della regione tra cui Torre Salao, Scalea, Praia a Mare e Locri, tutti risalenti all'età del ferro e del bronzo, oltre ai reperti paleolitici provenienti dalla Grotta del Romito e monete greche e romane. "Da calabrese far parte di questo museo importante mi riempie di responsabilità" ha concluso il direttore, sottolineando quanto sia importante far riscoprire la grandezza di una regione, tra le più ricche di storia dell'Italia. Basti pensare che proprio da questa terra deriva anche il nome del nostro Paese: Italói, da cui "Italia", è il termine con il quale i greci designavano i Vituli (o Viteli), la popolazione che abitava proprio l’odierna Calabria, i quali adoravano il simulacro di un vitello (vitulus, in latino). Il nome significa per tanto "abitanti della terra dei vitelli". Fino all’inizio del V secolo a. C. con Italia si identificò solo la Calabria, poi il nome fu esteso a tutta la parte meridionale del Paese e solo nel 49 a.C. anche alle regioni più settentrionali.