Un muro che non divide solo gli Stati Uniti dal Messico, ma anche gli americani dalla loro storia. Per farlo, Donald Trump non sta esitando a erigere la barriera anti-migranti passando sopra ogni genere d'ostacolo che gli si prospetta, non risparmiando neanche gli antichi siti degli Indiani Apache. Il suo nome è Monument Hill e si trova nel deserto dell'Arizona. Si tratta di luogo sacro per i nativi americani all'interno dell'Organ Pipe Cactus National Monument, sito protetto dall'Unesco. Qui sono stati seppelliti i corpi dei guerrieri Apache morti in combattimento e si svolgevano funzioni religiose.

Tuttavia, secondo i progetti dell'amministrazione statunitense, la riserva dell'Organ Pipe Cactus National Monument, al confine con lo stato messicano di Sonora, deve fare spazio al muro che divide USA e Messico e che si estende per oltre cento chilometri verso ovest. Da qui le "esplosioni controllate" e lo sventramento della terra vicina a questo memoriale, che fa parte di una riserva naturale protetta e che risale al XVII secolo. Non come fecero i talebani con i Buddha in Afghanistan, naturalmente, ma comunque in aperto contrasto con le regole internazionali. L'idea è sempre quella: il potere che si ritiene assoluto non si ferma davanti a nulla.

La prima testimonianza della presenza del Monument Hill compare in una missiva scritta di proprio pugno da un gesuita, padre Eusebio Kino, un missionario cattolico in Arizona. Altri documenti, considerati veritieri dagli archeologi, attestano la presenza di antichi resti e indicano tracce di siti considerati di rilievo storico nonché zona sacra per i nativi d'America. Ma niente di tutto ciò, oltre alla sovranità Unesco, sta però fermando Donald Trump e la sua intenzione di erigere una barriera d'acciaio alta quasi dieci metri e che correrà per ben 43 miglia all'interno del Organ Pipe Cactus National Monument.