Museo della resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti, della libertà. Eppure, nonostante tutto questo, il Museo Diffuso della Resistenza di Torino è a rischio chiusura per mancanza di fondi. Mancando i soldi della Regione (che intanto si affretta a replicare che arriveranno presto) e del Comune di Torino. Ma la democrazia non è gratis, ha un prezzo da pagare, soprattutto lo ha il ricordo e la memoria della tragedia che fu il nazifascismo a cui si ribellarono gli italiani: Piemonte e Torino giocarono un ruolo fondamentale nella Resistenza Italiana. Di conseguenza, davanti a tutto ciò, gli intellettuali, oltre a personalità del mondo della cultura, della politica e della società civile, si mobilitano con un appello alle medesime istituzioni comunali e regionali affinché:

vogliano assicurare il sostegno e le risorse necessarie alla continuità operativa del Museo e delle sue attività.

Tra i firmatari dell'appello figurano Aldo Agosti, Luciano Violante, Gianmaria Ajani, Gian Giacomo Migone, Vladimiro Zagrebelsky, Marco Revelli, Diego Novelli, Alberto Sinigallia, Tullio Levi, Giancarlo cCaselli, Piero Fassino, Andrea Bobbio, Bruno Gambarotta, Bruno Segre.

Tra i diversi timori relativi alla sorte dell'importante istituzione dedicata alle imprese delle donne e uomini che combatterono contro il nazifascismo, quello di non riuscire per luglio a pagare gli stipendi dei lavoratori del Museo Diffuso della Resistenza di Torino. L'appello degli intellettuali fa riferimento proprio all'importanza per la vita democratica del nostro Paese di una struttura che ricordi quelle lotte.

Il Museo della Resistenza è presidio di importanti pagine di storia e trasmette a intere generazioni la conoscenza della storia e la consapevolezza di quanto i valori della Resistenza e della Costituzione siano fondamento della vita democratica del nostro Paese.

A favore del Museo diffuso della Resistenza di Torino, con sede in via Valdocco, è stata aperta anche una sottoscrizione.