“Sono stato denunciato da un infame”: lo sfogo di Vasco Rossi contro le diffamazioni per l’arresto nel 1984
La sera del 20 aprile 1984, una delle più difficili per Vasco Rossi con l'arresto nel locale Variety di Bologna, è ritornata al centro del discorso dopo una denuncia, pubblicata su Facebook, da parte di un utente. Il cantante, in vacanza in Puglia, ha ricevuto nei commenti del suo ultimo post un'accusa in merito all'arresto di oltre 42 anni fa: "Quando ti arrestarono per possesso di cocaina ero in carcere anche io, vorrei sapere perché uno come te sarebbe uscito in pochi giorni, hai fatto arrestare quelli che te l’hanno venduta per risparmiare un giorno di carcere?".
Le accuse sui social a Vasco Rossi in merito all'arresto del 1984
L'accusa dell'utente sulla pagina del rocker si riferisce a ciò che avvenne nei giorni successivi al 20 aprile 1984, quando, come riportano le ricostruzioni dell'epoca, il rocker venne avvicinato all'epoca mentre si trovava al Variety, locale aperto da Bibi Ballandi, storico produttore televisivo e discografico italiano e adesso diventato il Matis Club. Durante quella serata, il cantante si sarebbe trovato in compagnia di parte della sua band, con Guido Elmi, Maurizio Lolli e Beppe Tondi. Mentre Rossi si trovava nel locale, venne fermato da due carabinieri in borghese, che accompagnarono il rocker nella sua residenza a Casalecchio di Reno, dove l'artista viveva e lavorava con la sua band.
Grazie a un mandato di perquisizione, secondo quanto riportato dalle cronache, vennero ritrovati 26 grammi di cocaina. Le accuse di spaccio vennero ridimensionate, con la procura di Pesaro che convenne successivamente con una condanna, con condizionale, per detenzione della sostanza. Proprio la Procura di Pesaro gioca un enorme ruolo in questa storia, perché potrebbe fugare i dubbi sulla neutralità di Rossi in merito all'accusa dell'utente su Facebook. Come venne riportato, l'indagine che portò al mandato di cattura di Rossi arrivò dalla Procura di Pesaro, dopo la deposizione di uno spacciatore locale, che dichiarò di aver ceduto 30 grammi di cocaina al cantante.
Proprio da questo punto, parte la risposta di Vasco Rossi al commento su Facebook dell'utente, in cui scrive: "Questa storia oltre ad essere falsa ribalta completamente la realtà. Io non ho fatto arrestare nessuno. Sono stato invece denunciato da un infame che raccontò al pubblico ministero di avermi venduto 30 grammi di cocaina". E in questo momento partì anche l'attenzione mediatica, con Rossi che venne trasferito nel carcere di Rocca Costanza, situato a Pesaro, per scontare la detenzione.
La detenzione al carcere di Rocca Costanza a Pesaro
La reclusione, durata 22 giorni, divenne un punto di interesse anche per i primi 5 giorni di isolamento vissuti dal cantante nella struttura d'isolamento. Per poi passare i 17 giorni successivi in una cella comune, in regime di custodia cautelare. La stessa struttura che negli anni successivi divenne anche un sito d'attrazione: un'iniziativa del 2024 del sindaco della città, Andrea Biancani, che riaprì la struttura carceraria ormai chiusa dal 1989. Durante il periodo di detenzione, Vasco Rossi ricevette la presenza fisica e il supporto di Fabrizio De André e sua moglie Dori Ghezzi.
La risposta di Vasco Rossi e la querela per diffamazione
Una storia che sembra adagiarsi alle parole di Vasco Rossi in risposta al commento su Facebook, in cui ribalta la narrazione dell'utente: "Quindi no: non sono uscito prima perché avrei fatto nomi o accusato qualcuno per risparmiarmi il carcere. È successo esattamente il contrario: qualcuno fece il mio nome e io finii in galera". Nei momenti finali del messaggio di risposta del rocker di Zocca, c'è anche la scelta di tutelarsi dal punto di vista giudiziario: "Ho girato ai miei avvocati perché procedano, trattandosi di una diffamazione tanto infondata quanto calunniosa. L'intero ricavato dal risarcimento lo lascerò a chi soffre ingiustamente in carcere".
Vasco Rossi, nell'aprile 1984, era reduce da un grande interesse mediatico legato anche alla doppia partecipazione sanremese negli ultimi due anni. Affrontando lo schema ben collaudato dalla musica leggera italiana al Festival, era salito sul palco dell'Ariston con due brani come "Vado al Massimo" e "Vita Spericolata". Due campagne che non produssero una totale affezione nei suoi confronti, soprattutto da parte dei media, ma che vennero ribaltati, proprio nell'estate 1983, da "Bollicine", che trionfò al Festivalbar.
Rossi, ormai da alcuni anni attenzionato per i racconti testuali espliciti, almeno rispetto alla musica leggera dell'epoca, venne tramortito dopo l'arresto con grande ferocia dai suoi critici. La vita del "rocker maledetto", come venne descritto all'epoca, avrà invece un risvolto completamente diverso. Infatti, "Va bene, va bene così", il suo primo album dal vivo del 1984, ha venduto oltre un milione di copie in quell'anno, contenendo registrazioni live come "Colpa D'Alfredo", "Siamo solo noi", "Una canzone per te" e "Albachiara". L'album, come riporta FIMI, stazionò in 1° posizione tra gli album più venduti in Italia per 8 settimane, rimanendo nelle classifiche di vendita per 33 settimane consecutive. Il progetto si aggiudicò non solo dieci dischi di platino, ma anche il titolo di album più venduto nell'anno solare.