Se domani non torno, il testo della poesia di Cristina Torres Cáceres condivisa dopo la morte di Giulia Cecchettin
"Se domani non torno" è il titolo del film diretto da Paola Randi, dedicato alla memoria di Giulia Cecchettin, uccisa nel 2023 dall'ex fidanzato Filippo Turetta. Quella frase fa parte di una poesia più ampia scritta dall'attivista femminista peruviana Cristina Torre Cáceres che la sorella di Giulia, Elena, aveva condiviso nelle storie Instagram la mattina del 19 novembre 2023, ovvero il giorno successivo al ritrovamento del corpo di Giulia. Da quel momento quei versi sono diventati famosi e virali anche in Italia, dopo che negli anni pezzi di quel componimento giravano per le manifestazioni femministe di tutto il mondo. Quel testo, scritto nel 2017, come ha spiegato la stessa poetessa, è nato sulla scia della morte di Mara Castilla, una 19enne messicana assassinata dal tassista che doveva riportarla a casa. La vicenda spinse molte donne, soprattutto in Messico e in Perù, a raccontare le molestie subite dagli autisti. In mille forme, poi, quella poesia ha circolato, esprimendo la rabbia di tantissime donne vittime di violenze. La poesia è conosciuta anche come "Si mañana me toca, quiero ser la última", ovvero "Se domani tocca a me, voglio essere l'ultima", verso che chiude il componimento.
Il testo completo
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata.
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata.
Mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata.
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato, che erano i miei vestiti, l'alcol nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico avesse le sue ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Lo giuro, mia cara mamma, ho urlato forte così come volavo alto.
Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutti quelli che urleranno il mio nome.
Perché lo so, mamma, non ti fermerai.
Ma, per quello che vuoi di più, non legare mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non privare le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.
Combatti per le loro ali, quelle ali che mi tagliarono.
Combatti per loro, che possano essere libere di volare più in alto di me.
Combatti per urlare più forte di me.
Possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l'ultima.
Il significato della poesia che ha dato il nome al film su Giulia

Quello di Cristina Torre Cáceres è un atto di denuncia contro la violenza maschile sulle donne e soprattutto contro la cultura patriarcale che la giustifica. La poesia è costruita come una lettera alla madre in cui una figlia le racconta quello che potrebbe succederle se un giorno non tornasse a casa perché vittima di femminicidio. Il primo istinto è chiederle di non gridare e di non avere paura, ma soprattutto la mette in guardia sul victim blaming, la colpevolizzazione della vittima: "Ti diranno che sono stata io" dice la poetessa. Le diranno che è colpa di come era vestita o del fatto che aveva bevuto troppo alcol, che esistesse, insomma, un motivo perché accadesse.
Ma la donna ci tiene a sottolineare che ha lottato, ha urlato, e il suo nome resterà nelle voci di tutte coloro che hanno urlato il suo nome. Poi arriva il passaggio probabilmente più politico della poesia, ovvero di non reagire alla sua morte limitando la libertà delle altre: non deve legare la sorella, rinchiudere le cugine o impedire alle nipoti di vivere. Perché bisogna combattere l'idea che per proteggerle bisogna limitare la loro libertà, lavorando sulle vittime invece che sui carnefici. Non bisogna imporre ulteriori forme di controllo sulle donne, ma cambiare la società. È per chi è ancora viva che bisogna combattere, perché possano vivere senza paura.
La poesia si chiude con un'altra espressione molto importante, ovvero quel "se non torno domani, distruggi tutto". Questo passaggio lo ha spiegato la stessa Cáceres a Repubblica: "Può significare trascinare un molestatore in tribunale e battersi affinché sia condannato. O portare in piazza la propria rabbia. Ma va bene anche starsene a casa a patto di confidare a qualcuno il proprio malessere. Ognuna ha il suo modo, ciò che conta è non restare nel silenzio in cui ci vogliono relegate".
Come e quando è diventata virale
La poesia era nata come uno sfogo e pubblicata inizialmente sulla sua pagina Facebook e la stessa donna non ha idea di come abbia fatto a diventare virale, uscendo dal suo network. Dopo averla scritta e pubblicata, l'ha condivisa in un gruppo ristretto di artiste femministe chiamato "Las Respondonas". Da lì, però, è uscita, cominciando a vivere di vita propria, approdando in Messico e venendo poi utilizzata nelle proteste e nelle manifestazioni contro i femminicidi in tutto il mondo: "Dissi pubblicamente che (quelle parole)appartengono a chiunque ci si identifichi, rilanciabili in ogni situazione" ha detto la poetessa che spera che un giorno le sue parole non servano più. Che la poesia possa non avere più bisogno di essere condivisa, perché vorrà dire che non ci sarà più nulla da rivendicare. Il film dedicato a Giulia Cecchettin riporta così al centro quel messaggio: fare in modo che nessun'altra donna debba diventare protagonista di una storia simile.