Polemiche su Radio2 per la chiusura di Rock and Roll Circus, Ferrantini: “Dicono per budget, ma potevano avvisarci”

Rock and Roll Circus, il programma di Radio 2 condotto da Pierluigi Ferrantini e Carolina Di Domenico, è stato sospeso all'improvviso. Lo hanno denunciato sui social i due conduttori che prima delle vacanze natalizie avevano dato appuntamento al 2026. Ma quel giorno non verrà mai, perché prima che ricominciasse, la direzione gli ha fatto sapere che il programma era sospeso per problemi di budget. "Un vero e proprio fulmine a ciel sereno" lo definisce Ferrantini – anche cantante dei Velvet e manager – a Fanpage. Per anni il programma – in onda il sabato e la domenica dalle 22 alle 23 – è stato di culto per tutti gli amanti della musica, in grado di promuovere artisti che sarebbero diventati grandi, giovani i belle speranze, ma anche musica internazionale, con interviste, live, e l'amore degli artisti che nei commenti si sono riversati increduli. "Dubito fortemente che il nostro budget fosse tale da incidere in maniera significativa sui conti della radio, ma comunque ne potevamo parlare" continua il conduttore che parla di impoverimento culturale per la radio che manderà al posto loro un flusso musicale. Nei commenti tantissimi artisti hanno espresso solidarietà, da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, passando per Diodato, Malika Ayane, Niccolò Fabi, ma anche Andrea Delogu e Anna Foglietta, tra le altre.
Pier, vi hanno chiusi da un momento all'altro?
È stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. In precedenza non c’erano stati problemi di alcun tipo: né frizioni, né difficoltà di gestione, né opinioni divergenti. Zero, mai riscontrato nulla di negativo. Anzi, in senso positivo, avevamo una libertà enorme: noi facevamo praticamente tutta la scaletta, quasi integralmente. Certo, mi consultavo con il direttore della musica, ma in maniera estremamente libera, come credo non avrei potuto fare in nessun altro network. Avevamo assoluta libertà sulla scelta degli ospiti, nel rispetto di una direzione condivisa, ma poi in totale autonomia. Quindi non c’è mai stato alcun problema lavorativo.
E cosa è successo, quindi?
Semplicemente, un giorno è arrivata una telefonata in cui ci hanno detto che la trasmissione sarebbe stata chiusa per motivi di budget.
Senza alcuna discussione?
Nessuna, solo una decisione presa pochi giorni prima di tornare in onda. Questo, sinceramente, è il vero problema. Vale per chi lavora lì da sei mesi come per chi ci lavora da tredici anni, ma per una questione di dignità – della radio, di chi lavora con noi e degli ascoltatori – sarebbe stato più opportuno darci modo di organizzarci, di trovare altre soluzioni lavorative, sapendolo in anticipo, e non interrompere tutto a metà stagione. È vero che da contratto le trasmissioni le possono chiudere quando vogliono, ma l’idea era di andare avanti fino a giugno.
Invece…
Invece nessuno ci aveva mai detto che la trasmissione sarebbe stata interrotta. Anzi, avevamo salutato il nostro pubblico, dicendo che saremmo tornati in onda una settimana dopo rispetto agli altri anni, come tutto il palinsesto. Non era una cosa specifica del nostro programma. Per questo è stata una brutta sorpresa. Non se lo merita nessuno, e sicuramente non noi, che siamo sempre stati estremamente disponibili.
La motivazione economica è l’unica spiegazione?
Se c’è una questione economica, premesso che dubito fortemente che il nostro budget fosse tale da incidere in maniera significativa sui conti della radio, se ne poteva parlare. Anche perché all’inizio dell’anno avevamo già concordato una riduzione del compenso rispetto all’anno precedente.
C’è stato un ridimensionamento generale?
Sì, è evidente che ci sia un problema di gestione del budget. La questione, però, è capire chi ne paga le conseguenze e come vengono allocati i budget. Non è il mio compito, io faccio il conduttore, ma se un budget finisce a gennaio forse i conti non sono stati fatti benissimo. Noi ne abbiamo pagato le conseguenze. E basta.

Avete provato a chiedere spiegazioni ulteriori?
Sì, tramite la nostra agente. Abbiamo ricevuto grandi attestati di stima: nessuna critica sul programma, sulla direzione artistica o sul rendimento. Solo ed esclusivamente una questione economica. Porte chiuse. Carolina continua con 610, non so se anche questo programma subirà ridimensionamenti.
Come avete vissuto la reazione del pubblico?
Siamo stati molto colpiti. Sotto il nostro post ci sono centinaia, forse migliaia di messaggi, più tutte le telefonate e i messaggi privati. Fa piacere, perché dimostra che il lavoro fatto non è stato inutile. Ma solleva anche una questione più ampia: capire cosa ha reso grande Radio 2. Ma potrebbe anche farlo qualcun altro al nostro posto, noi stessi abbiamo preso il posto di altri programmi in cui si parlava in maniera competente di musica, come la Rai ha sempre fatto. Con Carolina ci siamo impegnati personalmente per riportare in vita Radio 2 Live dopo la morte di Gerardo Panno, che ne era l’anima. Togliere quello spazio è una scelta gravissima per tutta una parte dell’industria musicale, oltre che per chi ama ascoltare musica diversa da quella che passa ovunque.
Inoltre c'è il rischio di un boomerang, come quando Fiorello dice che "Stanno licenziando tutti, noi restiamo perché siamo intoccabili".
Secondo me lo è. La Rai è capace di fare grandi cose: ha talenti interni, competenze e gode della stima dell’intero settore. Lo ha dimostrato anche in passato con programmi come Babylon o Moby Dick. I modi per costruire progetti importanti si trovano. La Rai è diventata centrale per la musica perché da oltre trent’anni intercetta le novità e dà spazio ai nuovi talenti, italiani e internazionali. Detto ciò, la radio andrà avanti, resta una grande radio. Io spero anche di tornarci a lavorare, perché la libertà che abbiamo avuto lì difficilmente si ritrova altrove. Proprio per questo è un peccato non usare quella libertà anche come servizio pubblico, perché siamo la Rai.
Cosa andrà in onda al vostro posto?
Fortunatamente – lo dico con molta ironia – una colonna musicale. È un messaggio devastante. Se fosse arrivato qualcun altro al posto nostro, però, mi sarei arrabbiato ancora di più, perché se il problema è il budget… Invece tagli una trasmissione per risparmiare e mandi… niente. Spero almeno sia musica alternativa. Al di là delle battute, è un impoverimento culturale enorme. E continuo a non credere che il nostro budget fosse la causa dei problemi generali della radio. Questo è il mio grande dispiacere. Avrei preferito sentirmi dire: "La vostra trasmissione non ci interessa più, vogliamo cambiare linea". È già successo in passato, ed è legittimo.
Si poteva fare di più.
Secondo me sì. Parlarsi è sempre utile. In genere, quando c’è un problema, se ne parla con i diretti interessati. Qui invece ci è stata comunicata una decisione già presa, senza possibilità di confronto. Quei pochi soldi per due puntate settimanali si sarebbero potuti trovare facilmente altrove. Comunque non ce l’abbiamo con nessuno. Siamo amareggiati perché non abbiamo potuto salutare e chiudere bene il lavoro che stavamo facendo, ma troveremo altre soluzioni.