Perché “Everybody viva el Duche”, la canzone con riferimenti fascisti, è stata rimossa dalla classifica di Spotify

Un brano con un chiaro riferimento a Benito Mussolini, dal titolo "Everybody viva el duche", è stato appena rimosso da Spotify. La canzone era arrivata, nelle ultime settimane, anche in testa alla classifica Viral 50 Italia. Prodotta attraverso l'intelligenza artificiale, la "proprietà" del brano sarebbe legata al profilo YouTube e TikTok Quadrato Vincolato, mentre Genius riporta che i produttori del brano siano Roberto Ducini e un nome che costituisce un gioco di parole legato alla masturbazione. A questi si aggiunge il più reale "Il Gravel", nome d'arte dello youtuber e stand-up comedian, che ha composto il video "originale" del brano, arrivato anche in TV su La7 a DiMartedì condotto da Giovanni Floris, e sulla carta stampata su Libero.
Lo stesso youtuber ha caricato due contenuti legati alla comparsa del video di "Everybody viva el duche", mentre solo qualche settimana prima, esattamente l'8 gennaio, la canzone era stata resa virale dalla sua comparsa nella trasmissione radiofonica di Radio 24 La Zanzara, condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Il brano, che utilizza i versi in lingua inglese e solo il claim "Tutti insieme viva el duche" in italiano, riprende una melodia tipicamente reggaeton, che si avvicina pericolosamente a "Mediterranea" di Irama. La canzone ha raccolto oltre 364mila visualizzazioni su YouTube, mentre è stata rimossa da Spotify nelle scorse ore, grazie alle segnalazioni di utenti, ma anche di pagine Instagram come Siamounmagazine e del giornalista Alvise Salerno.
Ci sono vari aspetti su cui riflettere per comprendere il motivo per cui un brano, ripetitivo e musicalmente piatto, possa aver raggiunto la prima posizione della classifica. Ma mantenendoci sullo stato attuale della classifica Viral 50 Italia, possiamo osservare come al suo posto abbia preso la vetta un altro brano "meme" come "Fofana" di LucaTony & GabriKid, che riprende le note di "Berlino". Dietro di lui c'è l'onnipresente TonyPitony (qui l'intervista) (qui Federico Pucci su "Donne Ricche") e al terzo posto il ritorno dei Cantoscena (qui l'articolo su chi sono) con "Yodel al Caz*o". Una pluralità di brani che si sottrae al patto finzionale tra artista e pubblico sulla serietà della propria musica, anzi accentua la dinamica surreale non solo dei testi, ma anche della fruizione del brano. Basti pensare proprio ai concerti di TonyPitony, diventati un pellegrinaggio del pubblico, un'improvvisazione "spettacolare" come l'ha definito lui stesso durante un live.
L'apologia di "Everybody viva el duche" e le playlist con richiami testuali al fascismo
"Everybody viva el duche" non è chiaramente il primo brano che rompe il confine tra significato e significante nella musica, anzi. Ma proprio la genesi e il successo di un brano del genere ha riportato alla luce playlist chiaramente intrise di quest'ironico richiamo al fascismo, che si nasconde dal reato di apologia, enfatizzando i segmenti testuali "assurdi". Proprio da quest'aspetto, lo youtuber Il Gravel ha voluto specificare nella didascalia del video come potesse rappresentare un esperimento assurdo: "Everybody viva el duche è un montaggio video pensato esclusivamente per far ridere e riflettere: un brano ironico che esagera volutamente toni e situazioni per mettere in luce l’assurdità di certi miti e nostalgie. Una parodia, un remake moderno ricontestualizzato, non una celebrazione".
La scena meme italiana con Bello Figo, Pippo Sowlo, ma anche Ruggero de I Timidi, Immanuel Casto e Nello Taver
Meno comprensibile la spiegazione in qualche passaggio precedente: "Il Duce è la guida, il capo. Potremmo quindi tradurre la frase principale della hit in ‘Tutti insieme viva il capo'. Se la si canta per esempio in azienda si omaggia il capo dell'azienda". Nel video ufficiale appaiono le immagini di un concerto in cui un gruppo di persone sedute ne osserva un altro mentre balla. Nel resto del video si alternano lo youtuber mentre balla il ritornello della canzone, e dietro di lui una rappresentazione AI di Benito Mussolini mentre scia. Una canzone che sembra appartenere più alla categoria "brainrot" che a quella meme, che in passato, almeno in Italia, ha avuto proseliti grazie a Bello Figo, Pippo Sowlo, ma anche Ruggero de I Timidi, Immanuel Casto e Nello Taver (qui l'intervista).
Il 97% delle persone non sa distinguere la musica d'autore da quella creata con l’AI
In questo senso, stiamo assistendo, almeno in Italia, a uno dei momenti topici della musica "brainrot" più che meme. Senza dimenticare che in uno studio condotto su 9000 soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni in otto diversi Paesi da Ipsos su commissione della piattaforma francese Deezer, il 97% delle persone non è stato in grado di distinguere la musica “vera” da quella creata con l’intelligenza artificiale. La stessa piattaforma, in uno studio del settembre 2025, ha scoperto che il 28% della musica caricata sulla piattaforma è generata da intelligenza artificiale. La piattaforma ha deciso di filtrare e escludere i brani fatti solo con l'intelligenza artificiale dalle raccomandazioni agli abbonati. Ciò che invece Spotify in questo momento non sembra riuscire a fare, essendo la Viral 50 Italia una raccolta completamente algoritmica e non editoriale della piattaforma.
Perché l'AI non costituisce nulla di nuovo e l'apporto di TikTok
Ciò che si ricava dalla vicenda di "Everybody viva el duche" è chiaro. Il processo di costruzione del successo di un brano del genere, che ha sicuramente avuto l'aiuto necessario di TikTok e dei creator che hanno fatto viaggiare la canzone in sottofondo, è diventato canonico e illegibile allo stesso tempo. La canzone non è la prima a far riferimento al fascismo e alla sua figura di riferimento, ma la melodia del brano, che strizza l'occhio (e il copyright) a produzioni di maggior successo, è il suo lasciapassare. In questo senso, anche Federico Pucci aveva sottolineato come "L’IA (viene utilizzata) non come strumento per creare qualcosa di nuovo, ma per simulare l’esistenza di qualcosa di già esistito, per creare falsi storici; e non per puro divertissement, ma per arrivare alla creazione di album e discografie, cioè per entrare nel mercato – dato che l’album non è mai stato così importante".
Il tentativo polarizzante di "Everybody viva el duche"
C'era stato il periodo dei remake da parte di youtuber, attori, ma anche politici e virologi, calciatori: un fiammifero durato qualche estate e in alcuni casi rimosso per ragioni di testimonianza storica. Ma, in questo momento in cui non c'è bisogno di voce, di viso, di storia, di contesto, sembra non esserci nemmeno così bisogno di musica. E non solo perché la sua fruizione è distratta o polarizzante, come nel tentativo di "Everybody viva el duche". Ma perché togliendo sempre più strati e sfumature alla musica, essa rimane nella sua noiosa nudità, un processo consumistico agevolato anche dai numeri esorbitanti di canzoni pubblicate e finite nell'oblio delle piattaforme. Più che di apocalittici e integrati, la musica adesso sembra destinata più alle macchine che al pubblico stesso.