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Per sempre sì di Sal Da Vinci, altro che matrimonio di camorra: la canzone scritta da autori milanesi e romani

La vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026 con “Per sempre sì” nasce da un team autoriale e di produzione prevalentemente d’origine milanese/romana con il collettivo Itaca, Federica Abbate e Alessandro La Cava. Un dettaglio che squalifica l’idea di una canzone scritta per un matrimonio della camorra.
A cura di Vincenzo Nasto
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Sal Da Vinci, Sanremo 2026
Sal Da Vinci, Sanremo 2026

Lo scorso 28 febbraio Sal Da Vinci si è aggiudicato il Festival di Sanremo 2026 con "Per sempre sì". Quasi simultaneamente alla vittoria di Sal Da Vinci, sulla canzone si è espresso il vicedirettore del Corriere della Sera Aldo Cazzullo. In una risposta ai lettori nella rubrica delle "Lettere" del quotidiano, il giornalista ha sottolineato come la canzone possa essere intesa come "la colonna sonora di un matrimonio della camorra" o "una canzone di Checco Zalone che le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico". Un giudizio che esula dal confine musicale e di ricezione del brano, configurando successivamente un diniego anticipatorio, un meccanismo linguistico utilizzato come strategia retorica, che lo porterà ad affermare subito dopo: "Per fortuna sono del Sud artisti che a Sanremo avevano canzoni interessanti, come Samurai Jay e Serena Brancale".

Un commento che ha scatenato polemiche enormi e accuse di classismo e razzismo per la firma del Corriere che oggi mette una pezza peggiore del buco, rispondendo a un lettore che "Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano". Nessuna marcia indietro, insomma. Eppure la canzone, accusata di una visione distorta di meridionalismo, è stata scritta da un team di autori importanti e non solo napoletani. La critica in merito a "Per sempre sì", infatti, colpisce un gruppo tra i più acclamati e decorati che esiste nell'industria discografica italiana anche oltre Sanremo. Ma soprattutto delinea la pericolosità associativa tra un prodotto musicale e la provenienza dell'autore. Riprendendo i crediti della canzone, scopriamo che l'asse musicale che ha composto il brano di Sal Da Vinci a Sanremo 2026 configura un'area in parte completamente distante rispetto alle origini dell'interprete.

Le origini del collettivo Itaca, Federica Abbate e Alessandro La Cava, tra gli autori di "Per sempre sì"

"Per sempre sì", infatti, è stata prodotta da ITACA, collettivo formato dai produttori milanesi Federico Mercuri, Giordano Cremona (insieme sono Merk & Kremont) ed Eugenio Maimone. A cui si aggiunge anche un membro del team autoriale, la pluripremiata Federica Abbate. Senza dimenticare l'asset romano che può essere identificato nella figura di Alessandro La Cava, tra i giovani parolieri/autori che ha contribuito al successo di artisti come Sangiovanni, Angelina Mango, Noemi, Rkomi. A questi si aggiungono l'autore, Sal Da Vinci, suo figlio Francesco Da Vinci e il maestro d'orchestra Adriano Pennino, figura storica nel panorama campano che ha diretto l'orchestra anche durante la prima apparizione di Sal Da Vinci nel 2009 con "Non riesco a farti innamorare".

Lo stesso team composto dal collettivo Itaca, Abbate e La Cava ha prodotto e scritto brani che hanno collezionato collettivamente oltre 200 dischi di platino, tra cui apparizioni sanremesi come "Due" di Elodie o "Farfalle" di Sangiovanni, ma anche hit estive come "Roma Bangkok" di Baby K e Giusy Ferreri, "A un passo dalla luna" di Rocco Hunt e Ana Mena, e "Furore" di Paola e Chiara. Un enorme universo di brani che si è associato, anche nell'ultimo Festival di Sanremo, non solo al brano di Sal Da Vinci. Infatti, i due autori hanno lavorato anche a "Male Necessario" di Fedez e Marco Masini, mentre il collettivo figura tra i produttori e i co-autori di "Animali notturni" di Malika Ayane.

Una canzone sui matrimoni italiani e non napoletani

Un quadro professionale e d'origine che si scontra con la radice critica del "Sud più melenso che melodico" e che può essere inteso non con la formulazione del brano, ma con l'identità dell'interprete. A questo punto però, a rendere meno confusa la critica nei confronti di "Per sempre sì", arriva proprio Federica Abbate, che in un'intervista a Sorrisi e Canzoni, ha raccontato la genesi del brano: "Abbiamo detto: ‘Facciamo una canzone sui matrimoni! Se pensi a tutti quelli che si celebrano in Italia, è il Paese dei matrimoni! La gente viene dall'estero per sposarsi qui e non c'è una canzone sui matrimoni. Dobbiamo farla'".

Sal Da Vinci a Sanremo 2026 – ph Marco Alpozzi : LaPresse
Sal Da Vinci a Sanremo 2026 – ph Marco Alpozzi : LaPresse

Non è la prima volta che Abbate, il collettivo ITACA e La Cava collaborano con interpreti campani. Abbate lavora dal 2016 con Rocco Hunt, scrivendo per lui brani come "Sto bene così", ma anche le hit "Ti volevo dedicare", "A un passo dalla luna" e "Caramello". Figura anche tra gli autori di "Mille vote ancora", presentata dal rapper salernitano al Festival di Sanremo 2025. La Cava ha invece preso parte alla scrittura di "6 PM" per il cantautore Aka 7even, ma anche "Guagliò" di Petit e "Musica italiana" di Rocco Hunt. Itaca, invece, ha curato la composizione musicale di "Oh Ma" di Rocco Hunt e Noemi.

L'accostamento sbagliato tra Per sempre sì e la camorra

Insomma, le accuse per "la colonna sonora di un matrimonio della camorra" non hanno un minimo riferimento sulla produzione del brano, sulle origini dei suoi produttori/autori e, come ha sottolineato Federico Pucci in un'analisi di "Per sempre sì", neanche sulla melodia. Pucci, infatti, scrive: "Per sempre sì non ha nulla da invidiare alla scrittura musicale di quasi tutte le altre canzoni in gara, che raramente hanno brillato per scelte avventurose. Come molte orecchie hanno colto da subito, la progressione del ritornello (la sequenza cioè degli accordi sopra i quali viene intonata la melodia) ricalca in modo fedelissimo un classico della canzone, Se bruciasse la città di Massimo Ranieri".

E si arriva al punto in cui la connessione tra "Per sempre sì" e l'immagine del matrimonio, contesto in cui si inserisce la canzone, viene traslata a "della camorra" per gli ultimi due motivi. Da una parte c'è chiaramente l'origine del cantautore, ma soprattutto si associa la rappresentazione musicale al riferimento sociale/televisivo più diretto, più nazional popolare. Per intendersi, il commento valida un legame tra la canzone/autore, frutto di un modello di rappresentazione derivante dalla trasmissione televisiva più conosciuta nel contesto matrimoniale, d'origine campana, "Il castello delle cerimonie". E se alla critica, lecita, si associa un modello criminale, ciò in cui si trasforma è uno "stilema", come scrive Gennaro Marco Duello.

Le canzoni su matrimonio e amore eterno a Sanremo

Non è infatti la prima canzone sul matrimonio all'Ariston di Sanremo. Senza dover scomodare il racconto dell'amore eterno, ma identificando proprio una canzone sul matrimonio, basta andare al Festival 1991 con "Oggi sposi" di Al Bano e Romina Power. E senza dover andare indietro di molti anni, ci sono state vittorie criticate al Festival di Sanremo per la proiezione di un'immagine del paese non proprio moderna. Undici anni fa, Il Volo, il trio composto da Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, si aggiudicava la kermesse con "Grande Amore". Eppure, in tutte le critiche ricevute dal trio, non si è letta una dimensione territoriale del brano.

C'è un ultimo aspetto che riaffiora, soprattutto nella fase finale della lettera, in merito all'assunto per cui "l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa", e che persino "Sal Da Vinci può vincere il Festival di Sanremo". Da una parte contraddice l'appunto iniziale: la critica, inizialmente legata al brano, si riferisce infine alla figura di Sal Da Vinci. In questo senso, estromette dal repertorio napoletano la lunga carriera del cantautore, sempre con il diniego anticipatorio, quando intervenendo a "La Volta Buona" di Caterina Balivo utilizza: "Io amo Napoli, adoro la grande tradizione napoletana. Adoro Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito".

Il tentativo di contrapporre Sal Da Vinci al Neapolitan Power, come se potesse essere definita una linea di demarcazione, è l'ennesimo aspetto invalidante dell'artista e non della canzone, ma soprattutto assorbe due aspetti stereotipati. Il primo è associare una canzone legata all'immagine del matrimonio alla criminalità organizzata, supponendo che Sal Da Vinci abbia rappresentato "senza rendersene conto quella Napoli enfatica, come la vorrebbero i nordisti che non amano Napoli". Ma soprattutto definendo successivamente la musica di Sal Da Vinci "una musica di persone che non amano Napoli". Questo delimita totalmente il commento di "Per sempre sì" alla visione territoriale del giornalista, vanificando l'opera e l'obiettivo di un team di lavoro in merito a una competizione musicale: intercettare i gusti del pubblico e aggiudicarsi la vittoria.

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