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Morto l’artista Ben Vautier, si è suicidato poche ore dopo la morte della moglie

Morto l’artista francese Ben Vautier, protagonista delle avanguardie del 900 e tra i massimi esponenti del collettivo Fluxus.
A cura di Redazione Cultura
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Ben Vautier (foto di Foc Kan/WireImage)
Ben Vautier (foto di Foc Kan/WireImage)

È stato trovato morto nella sua casa di Nizza l'artista Benjamin Vautier, fondatore del collettivo Fluxux e conosciuto col nome di Ben. L'artista si sarebbe suicidato poche ore dopo la morte della moglie di 60 anni avvenuta mercoledì, a seguito di un infarto che l'aveva colpita lunedì scorso; come hanno scritto in un comunicato i due figli Eva and Francois, "Non volendo ed essendo incapace di vivere senza di lei, Ben si è suicidato poche ore dopo a casa loro". Vautier è stato una figura di spicco dell'avanguardia del Secondo Novecento, grazie alla sua partecipazione al movimento Fluxus degli anni '60 che cercava di sconvolgere le regole dell'arte con ironia e provocazione.

Nato a Napoli nel 1935, Ben si trasferì a Nizza a 14 anni e ne fece casa sua fino alla fine, portando nel mondo la sua arte e sconvolgendo con le sue performance, le installazioni e i suoi scritti. Francese di origine svizzera, nacque il 18 luglio, data che non amava particolarmente, come ammise in occasione della festa dei suoi 80 anni a Nice Matin: "Non mi piace il Natale, né i compleanni, né cose del genere. Dato che vedo ego ovunque, se festeggiano i miei 80 anni, gli dico che ‘aspettano la mia morte', ‘vogliono che li inserisca nel mio testamento'" arrivando anche a evocare il suicidio quando il giornalista gli ha chiesto cosa voleva come regalo: "Per il mio compleanno, se ti dicessi la verità, non lo segneresti: mi piacerebbe il suicidio".

Come ricorda il Guardian, Ben diceva che tutto era arte e spesso alle opere tradizionali sostituiva i gesti: si mostrava davanti a una vetrina, urlando, organizzando show che non sarebbero mai avvenuti, diceva che l'appropriazione era arte: "La mia arte sarà un’arte di appropriazione. Cerco di firmare tutto ciò che non è stato firmato. Credo che l'arte sia nell'intenzione e che basti firmare" e infatti firmava "buchi, scatole misteriose, calci, Dio, polli" ma anche la figlia Eva, quando aveva tre mesi, rifuggendo la struttura museale classica scatenando non poche polemiche tra i colleghi e i protagonisti del mondo dell'arte ma rivendicando anche questa sua dose di provocazione, attribuendola alla sua volontà di comunicare.

Portò la scuola di Nizza a risultati importanti, come la mostra collettiva "A propos de Nice" che inaugura il Centre Georges Pompidou, una sorta di riconoscimento parigino delle ricerche svolte e maturate fuori dalla capitale dall'École de Nice come si legge nella biografia sul sito della galleria della figlia: "Molto coinvolto nella scena contemporanea, ha sempre sostenuto i giovani artisti e fornisce il suo punto di vista su tutti gli eventi attuali, siano essi culturali, politici, antropologici o artistici, nelle sue newsletter regolari e prolisse" e molte delle sue opere si trovano in alcune delle collezioni pubbliche e private più importanti del mondo, tra cui il MoMA di New York, il Walker Art Center di Minneapolis, l'Art Gallery of New South Wales di Sydney, il Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna, il MUHKA di Anversa, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Museo di Soletta, il Musée National d'Art Moderne di Parigi, il Musée d'Art Moderne et d'Art Contemporain di Nizza, il M.A.C. a Marsiglia, e il M.A.C. a Lione.

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