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Una struttura cerimoniale di epoca Maya, risalente ad almeno 3000 anni fa, è stata scoperta in Messico. I resti della piattaforma, la più grande mai rinvenuta, sono stati scoperti grazie a una formidabile tecnologia laser e sono oggetto di una recente pubblicazione su Nature. I resti sono stati ritrovati nella famosa “pianura Maya”, la regione in cui la civiltà omonima è emersa, nello stato messicano di Tabasco, nel sito di Aguada Fénix, a 1400 chilometri circa da Città del Messico. Effettuata grazie a diverse tecnologie, tra cui la scansione laser e lidar da aerei in volo, la ricerca è stata effettuata da una squadra internazionale sotto la leadership di Takeshi Inomata e Daniela Triadan, professori di antropologia dell’Università dell’Arizona, negli Stati Uniti.

La struttura risalente a oltre tre millenni fa reggeva una serie di altre strutture tra cui una piramide di circa quattro metri. La scoperta è particolarmente importante da un punto di vista storico, oltre che per ragioni tecnologiche, perché in questo modo sarebbe supportata la teoria per cui alcune delle prime strutture realizzate nella regione Maya erano decisamente più grandi di quelle costruite un millennio dopo, durante il periodo classico Maya (250-900 d.C.), all'apice dello splendore della omonima civiltà.

Già tre anni fa, nel 2017, il team internazionale di studiosi realizzò una scansione LIDAR che rilevò la piattaforma e almeno nove strade rialzate che conducevano a essa. L’innovativa tecnologia a laser viene usata dai droni per osservare al di là delle strutture visibili e rilevare quelle nascoste tra la vegetazione e gli edifici. Tuttavia stavolta, come è osservabile dal collage delle foto, la struttura è rimasta per millenni a vista,  nei vasti terreni disboscati occupati dai ranch del Tabasco.