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Il 4 settembre uscirà nelle sale italiane “Martin Eden, la pellicola firmata dal regista Pietro Marcello, con Luca Marinelli nei panni del protagonista e la sceneggiatura di Maurizio Braucci. Il film, in concorso oggi alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, riporta in scena un eroe tragico, frutto della tormentata penna di Jack London, riadattando uno dei romanzi più critici e disillusi che lo scrittore americano abbia mai scritto. Il Martin Eden di Marcello si annuncia già come un grande successo, ma all'epoca della pubblicazione quello di London non fu da meno: ecco la storia del libro.

Martin Eden: la trama del libro

La copertina della prima edizione di "Martin Eden" del 1909.
in foto: La copertina della prima edizione di "Martin Eden" del 1909.

Quando pubblica il romanzo, nel 1909, Jack London è già famosissimo per “Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca”, ma il tono della narrazione non potrebbe essere più diverso. Niente paesaggi selvaggi, o metafore animalesche: la critica alla borghesia e ai suoi falsi ideali è in questo caso diretta, senza filtri, ed è raccontata attraverso la vita di un semplice marinaio che tenta di fare fortuna come scrittore.

L’epoca è la stessa del film di Marcello, ma non siamo a Napoli, bensì ad Oakland: Martin Eden si innamora di una ricca fanciulla con grandi occhi azzurri, Ruth, e questo amore rappresenterà per il protagonista la spinta ad inseguire quel sogno di riscatto sociale che il ragazzo, in fondo, coltivava da sempre. Un riscatto che Martin tenterà, e otterrà, tramite la scrittura: pure essendo poco istruito, il giovane farà di tutto per diventare uno scrittore affermato e per dimostrare a chi lo aveva sempre schernito, Ruth compresa, di essere degno di entrare a far parte del mondo dell’alta borghesia.

“Era uno spirito, una divinità, una dea; una bellezza così sublime non era di questo mondo. O forse i libri avevano ragione, e nelle classi sociali più elevate c’erano molte persone come lei”: l’amore di Martin per Ruth procede di pari passo con la brama per l’entrata in un mondo che, di fatto, non gli apparteneva. E che mai gli apparterrà: nonostante il successo, che spingerà anche la famiglia di lei fino a quel momento contraria al matrimonio ad acconsentire all’unione fra i due, Martin si renderà conto che l’affermazione che aveva tanto voluto lo aveva portato, in realtà, alla distruzione. Il sentimento per Ruth si spegne, e con esso tutte le ambizioni: distrutto dalla sua stessa tenacia, si toglierà la vita.

Martin Eden, l’eroe tragico di Jack London

Protagonisti del romanzo sono, in definitiva, una dura rabbia nei confronti della borghesia e una disillusa e complessa critica all'individualismo, visto da Jack London come la vera causa della tragedia di Martin Eden. Il protagonista vuole diventare scrittore, e non mancano quindi i giudizi sul mondo della cultura dell’epoca che, nel romanzo, viene raccontato come popolato da “i falliti della letteratura”: “persone che volevano scrivere e hanno fallito. Eppure sono proprio loro, i meno adatti al mondo a svolgere questo lavoro, che decidono cosa pubblicare e cosa no”. Immediato in questo caso il riferimento autobiografico di un Jack London che aveva faticato ad affermarsi, prima del successo.

Ma il vero capolavoro del romanzo è proprio Martin: un personaggio così complesso da essere molto spesso male interpretato dalla critica come simbolo di una qualche volontà di potenza nietzschiana, e in realtà soltanto vittima di quella stessa autoaffermazione che lo spinge a “migliorarsi”. Come molti dei protagonisti di London, d’altra parte. Fernanda Pivano lo ha spiegato bene, dicendo: “Gli eroi di London cominciano sempre ad agire nel tentativo di conquistare la vita, di allargarla, di darle una dignità e finiscono per essere divorati, sconfitti, ma dalla vita stessa non dalla morte". E Martin Eden non è da meno.