La scrittrice Margaret Atwood compie 80 anni.
in foto: La scrittrice Margaret Atwood compie 80 anni.

Il 18 novembre una delle scrittrici più affascinanti di sempre compie 80 anni: si tratta di Margaret Atwood, autrice del celeberrimo romanzo “Il racconto dell’ancella”, divenuto famoso anche grazie all'omonima serie tv. Attivista per l’ambiente e femminista, Margaret Atwood ha attraversato quasi un secolo di letteratura pubblicando, oltre ad alcuni romanzi pluripremiati, anche raccolte di poesia e racconti per bambini. Ma la sua fama è da sempre legata al modo in cui ha saputo, in storie e ambientazioni differenti, parlare delle donne: sono loro infatti le protagoniste indiscusse del suo universo narrativo.

“I testamenti”: l’ultimo romanzo della Atwood

Margaret Atwood insieme a Bernardine Evaristo, vincitrici del Booker Prize 2019.
in foto: Margaret Atwood insieme a Bernardine Evaristo, vincitrici del Booker Prize 2019.

Anche ad ottant'anni ormai compiuti Margaret Atwood continua instancabilmente la sua attività di scrittrice. Pubblicato in Italia da Ponte delle Grazie con la traduzione di Guido Calza, nel 2019 è uscito l’attesissimo sequel de “Il racconto dell’ancella”, “I testamenti”. La narrazione riprende il filo del romanzo del 1985, ma dal punto di vista di un altro affascinante personaggio: non è più Difred a parlare, bensì la terribile Zia Lydia, che avevamo conosciuto nel romanzo precedente come una delle aguzzine più violente della scuola di addestramento per Ancelle. “Un romanzo di donne, odio e libertà” che ha conquistato alla Atwood la seconda vittoria al Man Booker Prize del 2019.

“Il racconto dell’ancella”: la distopia e le donne

La serie tv ispirata a "Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood è giunta alla terza stagione.
in foto: La serie tv ispirata a "Il racconto dell’ancella" di Margaret Atwood è giunta alla terza stagione.

Se sei un uomo in un qualsiasi tempo futuro, e ce l'hai fatta sin qui, ti prego ricorda: non sarai mai soggetto alla tentazione del perdono, tu uomo, come lo sarà una donna. È difficile resistere, credimi. Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande. Non si tratta del controllo di una persona sull'altra. Forse non si tratta di chi può stare seduto e di chi deve invece inginocchiarsi, alzarsi o sdraiarsi, a gambe divaricate. Forse si tratta del potere di fare qualcosa e poi essere perdonato.

All'epoca della pubblicazione, nel 1985, il romanzo più famoso di Margaret Atwood creò non poco scandalo. Venne addirittura vietato nelle scuole vendendo, allo stesso tempo, milioni di copie in tutto il mondo e divenendo, attraverso alcune frasi memorabili, uno dei testi più emblematici di alcuni movimenti in difesa dei diritti delle donne. Il racconto distopico ambientato nella repubblica teocratica di Gilead vedrà un nuovo clamoroso successo nel 2017 grazie alla serie “The Handsmaid’s Tale” ideata da Bruce Miller, e al momento giunta alla sua terza stagione.

La storia di Difred, voce narrante e protagonista del racconto, sconvolge per la lucidità con cui la Atwood ha saputo raccontare la deriva violenta di una società patriarcale e misogina: nel mondo distopico di Gilead le donne incapaci di procreare, o troppo vecchie per farlo, vengono brutalmente eliminate, mentre quelle ancora in grado di svolgere un ruolo attivo nella prosecuzione della specie vengono asservite ai Comandanti e private di ogni libertà. “Che i bastardi non ti schiaccino” diventa quasi una preghiera per una redenzione che, in fin dei conti, le donne protagoniste del romanzo non avranno mai.

Difred, Marian e Grace: tutte le donne della Atwood

Margaret Atwood nel 1988.
in foto: Margaret Atwood nel 1988.

Come non l’avranno nemmeno le protagoniste degli altri romanzi della Atwood. Marian, “La donna da mangiare”, e “L’altra Grace”, insieme alla Elaine di “Occhio di Gatto” e a Difred, Serena Joy e Zia Lydia, sono donne estremamente complesse e contraddittorie. In tutte, c’è una volontà tormentata di uscire da quei ruoli prestabiliti che le diverse società in cui vivono, distopiche e non, hanno loro assegnato, ma in ognuna manca quella idealizzazione positiva che le renderebbe ennesimi modelli di un femminismo fine a sé stesso.

Ognuna ha i propri fantasmi, le proprie colpe, ed ognuna ha attraversato la brutalità nei modi più disparati: Grace attraverso l’omicidio, Marian a causa della pazzia, e Difred e Zia Lydia per il semplice fatto di essere vittime, in modi molto diversi, di una società che ha finalmente rivelato il suo vero volto. La stessa Margaret Atwood, che ha sempre riconosciuto il suo ruolo di “donna anglofona e bianca”, e quindi in un certo senso privilegiata, ha sempre descritto i suoi personaggi come lenti attraverso cui guardare alla realtà: una “materia malleabile” proprio come le sue donne, che attraverso il linguaggio letterario, realizza uno dei bisogni fondamentali del genere umano. Quello di “immaginare come sarebbe essere qualcun altro”.