video suggerito
video suggerito

Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller non è fascista, ma si fonda su valori di destra

Dopo quarant’anni dalla sua prima uscita, il fumetto dedicato a Batman continua a essere uno dei più importanti e apprezzati dell’autore statunitense. Rimane particolarmente evidente la sua critica a un certo sistema di potere e a una certa politica.
A cura di Gianmaria Tammaro
0 CONDIVISIONI
Il ritorno del cavaliere oscuro
Il ritorno del cavaliere oscuro

Nel 1986 il personaggio di Batman fu protagonista di una delle sue storie più importanti e famose, una storia che non si è limitata a celebrarne la mitologia e l’unicità, ma che ha usato Batman come vero e proprio strumento narrativo, al servizio del racconto: Il ritorno del Cavaliere Oscuro, in Italia pubblicato da Panini Comics. Frank Miller, l’autore, non ha mai nascosto le sue simpatie per una parte politica più conservatrice e reazionaria. Il suo Batman non era solamente una critica diretta al governo reaganiano, come molti critici, specialmente in Italia, hanno sostenuto. Era qualcosa di più. O almeno, qualcosa di diverso. Era una critica a un certo modo di interpretare e di intendere i diritti fondamentali dell’individuo, una critica a Superman, così giusto e potente, che si piega alle necessità delle istituzioni corrotte, e una critica al governo degli Stati Uniti che era conservatore nel modo sbagliato. Miller si è sempre mosso al di fuori del tracciato, e anche questo, se si studiano con attenzione le sue opere, non è mai stato un segreto. Più che fascista, come è stato definito ripetutamente nel corso degli anni, è un anarchico convinto, votato a un’idea più ampia e assoluta di indipendenza e individualità.

Il suo Batman ritorna a combattere il crimine più per un suo bisogno personale che per aiutare gli altri. È un uomo anziano che soffre, che sente il richiamo del sangue e della violenza e che ha un’idea chiara di che cosa fare. Soprattutto, il Bruce Wayne di Miller è un uomo che si è fatto da solo, che non ha poteri o capacità straordinarie, che ha imparato tutto quello che sa e che ha messo a frutto i suoi soldi per costruire un simbolo e, ci suggerisce Miller, per lasciare un’eredità. Più che un eroe, è un vigilante. L’ultimo di una lunga serie. Un individuo ossessionato con la sua missione e con la sua idea di giustizia, che non si ferma davanti a niente e che è pronto ancora una volta a rischiare la propria vita. Il ritorno del Cavaliere Oscuro viene ricordato, ovviamente, anche per il lavoro che Miller ha fatto con i disegni, per il modo in cui ha impostato le tavole e, di conseguenza, il ritmo del racconto.

Il ritorno del cavaliere oscuro
Il ritorno del cavaliere oscuro

Le vignette cambiano forma, mantenendo tuttavia una costanza: le griglie si ripetono, ma non si sovrappongono; c’è sempre spazio per cambiare e, ovviamente, per trovare soluzioni diverse. E Frank Miller, che ha firmato Il ritorno del Cavaliere Oscuro come autore unico, non si è mai tirato indietro davanti alla possibilità di “trasgredire”. La sua critica viene fuori anche in questo. Non ha raccontato il momento di massimo splendore degli eroi, la golden age; ne ha raccontato il tramonto vivendolo come un rimpianto. Batman e Superman sono gli ultimi due superstiti di una razza in via d'estinzione: Lanterna Verde ha lasciato la Terra per le stelle; Wonder Woman, invece, è tornata alla sua gente. E se l'Uomo d’Acciaio si è completamente votato alla causa politica, intervenendo in prima persona per fermare l’apocalisse nucleare, il Cavaliere Oscuro è rimasto nella sua città, nella sua Gotham, prima intenzionato a ritirarsi a vita privata, a trascorrere i suoi ultimi giorni come Bruce Wayne e basta, e poi deciso a tornare a combattere e a usare la forza per ribadire le sue ragioni.

È interessante il modo in cui Miller rappresenta questi due eroi: Superman, a un certo punto, passa da simbolo di speranza a simbolo di morte; ciò che tocca viene privato della sua energia e della sua luce, per permettergli di sopravvivere. E Superman è il figlio adottivo di una coppia di contadini, un sopravvissuto, un alieno, qualcuno che viene da un altro mondo e da un'altra civiltà. Un immigrato, insomma. Bruce Wayne, invece, vive la sua quotidianità dividendosi tra bicchieri con amici e momenti di profonda, e inconsolabile, solitudine. È ancora in forma, nonostante l’età. E deve fare una fatica enorme per trattenersi. Uno dei momenti più ripresi e citati de Il ritorno del Cavaliere Oscuro è lo scontro tra Superman e Batman, con l’astuzia di Batman e l’eccessiva sicurezza di Superman. Volendo azzardare un’ulteriore lettura, questo scontro si trasforma in una metafora per ribadire la lotta impari tra il sistema, quindi il potere, e il singolo cittadino, che per quanto potrà opporsi finirà sempre per perdere.

La straordinarietà di questo fumetto sta nel modo in cui si appropria di qualcosa di famoso, di già conosciuto, e lo sfrutta per esprimere esattamente quello che Miller aveva in mente. Non è un ribaltamento, come qualcuno ha visto, del tema dei vigilanti. Di quello, in modo più puntuale, si erano già occupati Alan Moore e Dave Gibbons con Watchmen (ne abbiamo parlato approfonditamente qualche settimana fa). Il ritorno del Cavaliere Oscuro ribadisce l’importanza e la sacralità della libertà individuale, di quanto la singola persona sia in controllo del proprio destino e delle proprie scelte. Politicamente non è un fumetto di sinistra, o comunque simpatizzante con una certa visione del mondo e delle cose del mondo. Al contrario, è un fumetto che viene da destra, che colpisce duramente un'altra destra e che però non smette mai di ribadire valori profondamente – indovinate – di destra.

Mettendo da parte per un momento il peso tematico e politico de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, merita un ulteriore approfondimento il lavoro che Miller ha fatto con i disegni, raggiungendo in molti casi una sintesi e una chiarezza estetica piuttosto inedita nella sua carriera. Qualcosa che, successivamente, ha fatto molta fatica non solo a superare ma proprio a ripetere. La pulizia nel tratto e l’immediatezza nel modo in cui vengono restituiti al lettore, e più in generale a chi guarda, gli elementi essenziali dei personaggi, Batman in primis, sono due delle caratteristiche principali di questo fumetto. In più, Miller alterna in continuazione una ricercatezza visiva che si affida, e si affida molto a una rappresentazione anatomica accurata a un disegno più approssimativo e abbozzato, decisamente esagerato, che al contrario non tiene in considerazione canoni e regole condivise. Per molti versi, Il ritorno del Cavaliere Oscuro è un fumetto libero. E la sua libertà è ciò che Miller ha sempre voluto ribadire e che oggi, a distanza di quarant’anni, rimane particolarmente evidente.

Il Ritorno del Cavaliere oscuro
Il Ritorno del Cavaliere oscuro

Come scrive Roberto Recchioni nella prefazione di "Frank Miller: Il cavaliere in chiaroscuro" di Dario Marchetti, pubblicato da Ultra Edizioni, Miller conservava la sua visione americana del mondo. Ed era, in modo quasi paradossale, un'eccezione, perché tanti altri autori in attività a quel tempo, come il già citato Moore, non erano americani ma inglesi. E dunque avevano una percezione di parte, diversa, di ciò che erano davvero gli Stati Uniti d’America e la loro politica, vissuti dall’interno. Miller, come ribadisce Marchetti più avanti nel suo libro, si rifaceva all’attualità traendone ispirazione. Ne Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Gotham City sembra New York (le Torri Gemelle ci sono anche qui). E non è difficile riconoscere una vena critica nei confronti di una criminalità crescente, quasi fuori controllo, della metropoli statunitense.

Se Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro hanno qualcosa in comune, è l’idea condivisa, tanto da Moore quanto da Miller, della fine del supereroe classico, inteso sempre nello stesso modo, impoverito da un appiattimento editoriale senza fine e vittima di un’idea abbastanza vecchia di evento e di fumetto. Se Moore vuole cancellare il passato, la cosiddetta golden age, e andare oltre, creando un nuovo corso o comunque mettendo profondamente in crisi quello più precedente, Miller punta alla restaurazione. E di fatto Il ritorno del Cavaliere Oscuro è una lettera nostalgica a un certo supereroismo più puro, più feroce, dove il singolo può cambiare le sorti di una città intera, senza piegarsi alle dinamiche di potere e farsi corrompere dalla politica (era così che Miller vedeva e rappresentava il sistema: come una tentazione costante e il rischio di essere corrotti e di diventare servitori di padroni discutibili e deboli).

Il Batman di Miller ribadisce la forza individuale, lo spirito di giustizia e anche la voglia di essere pienamente e intimamente sé stessi. Il ritorno del Cavaliere Oscuro è un fumetto che si pone a destra, ma che non ha senso definire fascista o tendente al fascismo. Anche nel suo estremismo, Miller ha sempre avuto dei punti di riferimento chiari, forse eccessivi per alcune cose ma comunque lontani da una visione assolutistica del potere e dei sistemi di potere. Per Miller è sempre stata importante la libertà, e nel fascismo non ce n’è alcuna. Certo: le sue posizioni, come abbiamo ribadito più volte nel corso di questo articolo, non sono progressiste e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, oltre che criticare l’infiacchimento della destra repubblicana, critica anche il progressismo più sfrenato della sinistra. Nel 1986 Miller rivoluzionò il fumetto supereroistico ribadendone la tradizione, scontrandosi con la tendenza completamente opposta di altre opere e di altri autori. Il suo Batman era un vendicatore e un vigilante, un uomo insofferente a un’idea di giustizia priva di qualunque sicurezza e solidità. E fu per questo motivo che diventò un simbolo per un nuovo modo di fare fumetto e, soprattutto, di raccontare i personaggi del pantheon della DC Comics.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views